mercoledì 6 giugno 2018



BLOGTOUR "I FUOCHI DI VALENCIA"






Titolo: I fuochi di Valencia      

Autore: Elena Covani
Editore: NPS edizioni
Genere: urban fantasy
Formato: cartaceo e digitale
Pagine: 192
Prezzo: 14 euro (cartaceo), 2,99 euro (digitale)
ISBN: 978-8831910-026
Copertina a cura di Livia De Simone Art.




Infiniti universi fantastici è lieto di partecipare alla quinta tappa del blogtour I fuochi di Valencia di Elena Covani, edizioni NPS, tappa dedicata alla colonna sonora del romanzo.

La trama de I fuochi di Valencia:






 Valencia, giorni di Las Fallas, la grande festa di primavera che anima le strade della città. Occasione ideale per gli Erjes per attaccare e contaminare numerosi umani, rendendoli loro schiavi. Le Sentinelle si apprestano a difendere la città, ma il Soldato José si interroga sul fine ultimo delle loro azioni: quella guerra tra le loro razze avrà mai termine?
Quando si imbatte in Maria, una ragazza contaminata ma in grado di resistere al virus dei demoni, i suoi dubbi aumentano e farà di tutto per proteggerla: dagli Erjes, che vogliono studiarla, dal Concilio, che vuole sopprimerla. Una guerra per l’evoluzione, combattuta per le strade di Valencia.

Un estratto:

«La storia umana è piena di esempi di evoluzione naturale: il più forte da sempre sopravvive al più debole, è così che deve andare. Tu sei la prova vivente che anche noi ci possiamo evolvere, che non siamo creature sterili come ci hanno sempre definito, ma al contrario abbiamo enormi potenzialità; ci aiuterai a metterle in atto? Ci sono cacciatori e ci sono prede, tu devi solo scegliere cosa vuoi essere». 




Biografia autrice:
Elena Covani è nata e cresciuta in Versilia. Appassionata di storia e cultura spagnola, ha trascorso un anno universitario a Valencia, le cui atmosfere le hanno ispirato il suo romanzo fantastico. Trascorre le giornate tra lavoro, famiglia, scrittura e la ginnastica ritmica, sua grande passione.
Dal 2015 conduce la rassegna “Un libro al tramonto” a Viareggio, insieme a Alessio Del Debbio, per promuovere gli scrittori toscani.
Ha pubblicato il romanzo “Una canzone all’improvviso”, una commedia romantica ambientata in Versilia, e alcuni racconti in antologie. “I fuochi di Valencia” è il suo primo urban fantasy.
La sua pagina Facebook: Elena Covani autrice.



Abbiamo chiesto all'autrice Elena Covani di scegliere alcuni brani del romanzo e associarli a delle canzoni o musiche, ecco cosa ci ha risposto :




“Cuando nadie me ve” di Alejandro Sanz (per il primo capitolo)




Un’altra alba rischiarava la madrugada, il cielo sfumava piano dal nero all’azzurro e il paesaggio esplodeva dei colori e dei profumi della primavera che si avvicinava. La città si stava svegliando e l’aria era impregnata dell’euforia per i giorni di festa che sarebbero arrivati. Dei petardi esplosero in lontananza, come per sottolineare i pensieri di José.
Las Fallas era alle porte, la città si sarebbe trasformata nel turbine di suoni, colori e musica che ogni anno a marzo investiva Valencia per cinque giorni. E petardi, tanti petardi, esplosioni a ogni ora del giorno e della notte, come in una zona di guerra.
José si lasciò sfuggire un sorriso amaro. Per lui era davvero una guerra.
Aspettava l’inizio del nuovo giorno seduto sul tetto di uno dei palazzi del Saler, il quartiere di fronte alla Città delle Scienze, l’unico posto dove riusciva a sentirsi in pace. Ogni mattina, prima di rincasare, si fermava a guardare il sole sorgere. Era importante, gli ricordava che era sopravvissuto a un’altra notte. E mentre la luce risvegliava tutto, metteva a tacere i suoi sensi, facendolo sentire un po’ più umano.
Si alzò e mise le mani in tasca, stringendosi nella giacca.


“Assassin” dei Muse (per lo scontro tra José e gli Erjes)


In un attimo il Soldato tornò lucido, si buttò indietro e fece perdere l’equilibrio all’Erje che aveva alle spalle, che così allentò la presa sul suo collo. Approfittò di quell’attimo e si svincolò, poi si girò verso il suo assalitore, gli assestò un colpo con la testa e, mentre era ancora stordito, lo prese e lo scaraventò verso gli altri due.
Uno di loro venne investito dal compagno e finì a terra ma l’altro fu più veloce, lo scansò e non rallentò la sua carica. José si buttò in terra per evitarlo e rotolò in direzione dei pugnali. Riuscì ad afferrarne uno e quando il suo avversario gli fu addosso glielo conficcò nel petto. La lama entrò senza trovare opposizione e l’Erje si afflosciò al suolo in una pozza di liquido scuro. Gli altri due non si arresero e, dopo essersi rimessi in piedi, lo caricarono insieme. José recuperò anche l’altro pugnale, li fece roteare tra le dita aspettando lo scontro frontale. Quando gli furono abbastanza vicini assestò un paio di colpi che andarono a vuoto. Adesso che era armato erano più cauti, si lanciavano occhiate l’un l’altro e gli giravano intorno come animali feroci che aspettano il momento giusto per attaccare. José si stufò presto di quel balletto, raddrizzò la schiena mantenendo lo sguardo fisso sui due, poi gettò i pugnali a terra.
I due Erjes si guardarono, era riuscito a destabilizzarli, ma durò solo un attimo: si avventarono su di lui. Li evitò senza troppo sforzo, sfoderò da sotto la giacca l’iniettatore automatico e sparò due colpi.
Gli Erjes caddero a terra privi di sensi e i loro corpi cominciarono a decomporsi per   l’effetto immediato del siero degli iniettatori. José distolse lo sguardo.
Dietro di lui il primo Erje che aveva colpito stava ancora boccheggiando, annaspava al suolo in una pozza di sangue scuro. José gli si avvicinò e lo guardò negli occhi, vi cercò un briciolo di umanità ma l’Erje gli ringhiò contro, come una bestia ferita che sa che la fine si sta avvicinando, nutrita da un odio così profondo da superare anche la morte.
José sospirò. Non c’era niente di umano in quell’essere, neanche la speranza.
Gli scaricò contro il resto delle fiale dell’iniettatore, si girò e se ne andò senza guardarsi indietro. Un’altra notte era passata e lui era ancora vivo.

“Psyco” dei Muse (per Galen, l’antagonista)


La porta della cantina si aprì cigolando. Il ragazzo si trovava per terra, legato con una catena mani e piedi a una vecchia tubatura. Singhiozzava e, quando vide Galen, con un filo di voce lo supplicò di lasciarlo andare.
Anche lui era stato così? Nella sua mente apparvero immagini confuse: un vecchio capannone, la musica assordante e le luci. Due occhi neri come la pece che gli offrivano da bere e poi un materasso lurido, la pozza di vomito nella quale aveva creduto di morire. Infine il risveglio nella sua nuova condizione, un essere superiore, potente e invincibile.
Galen sorrise al ragazzo, giusto il tempo di dargli una pallida speranza, poi gli si avventò contro e con una sola mano lo alzò da terra. Si sarebbe divertito con lui, alla fine aveva ancora qualche ora prima che si trasformasse. Se fosse sopravvissuto lo avrebbe servito come tutti gli altri, altrimenti sarebbe stato soltanto una pedina persa prima della grande battaglia di Las Fallas.


Prossima tappa del blogtour: Le lande Incantate, con la recensione del romanzo. Non perdetela! 























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