Visualizzazione post con etichetta Astro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Astro. Mostra tutti i post

lunedì 1 ottobre 2018



REPORTAGE: FIRENZE LIBRO APERTO 
2018







La kermesse librosa Firenze Libro Aperto, giunta alla II edizione, si è tenuta presso la Fortezza Da Basso dal 28 al 30 settembre, ed è stata la mia prima fiera come autrice. 
La Fortezza Da Basso


Incontrare i lettori, parlare con gli appassionati di libri, rivedere tanti altri autori amici e conoscerne di nuovi... un'esperienza entusiasmante che mi ha riempito di emozioni.
Sono stata di venerdì, allo stand di Nps Edizioni, con il boss Alessio Del Debbio; in seguito è arrivato anche Stefano Mancini con tutti i suoi libri fantasy.

Stefano Mancini, Alessandra Leonardi e Alessio Del Debbio

Allo stand c'erano tutti i libri NPS (il mio Oracoli, L'ora del diavolo di Alessio Del Debbio, I fuochi di Valencia di  di Elena Covani, Venuti dal mare di Gianluca Malato, Il pastore di alberi di Luciana Volante) e anche quelli dei soci dell'associazione culturale Nati per scrivere; i libri in uscita erano: Anime contro di Alessio Del Debbio (recensione qui) e Giovani Inversi di Romina Lombardi (presto la recensione), per il Progetto giovani, e Zena la nuda di Maria Pia Michelini, Panesi edizioni. Tutti gli autori si sono avvicendati nei giorni di sabato e domenica.

I libri di Nps edizioni


Qualche stand più in là c'erano gli stand dei Darkers, ovvero della Dark Zone: la mattina i presenti all'appello erano Daniel Di Benedetto e Valerio La Martire, poi sono arrivati la boss Francesca Pace e il re dell'horror italiano, Giacomo Ferraiuolo. Gli altri autori darkers sono sopraggiunti nel weekend.

I Darkers

 Di fronte coi suoi originalissimi libri c'era la Bakemono Lab con Varla Del Rio e altri.

Venerdì mattina come prevedibile non c'è stata una grande affluenza, sicuramente maggiore nel weekend; mi aspettavo una maggiore presenza delle scuole superiori, invece per quanto riguarda gli alunni delle elementari c'è stata una buona partecipazione anche grazie ai vari eventi e laboratori pensati a riguardo. 

Nelle sale conferenze ci sono stati vari incontri e dibattiti con autori di vario genere; domenica ci sono state la presentazione della saga fantasy di Daisy Franchetto "Io Sono Lunar" , DZ edizioni (recensione di Sei pietre bianche qui) e di Euridice di Romina Bramanti (prossimamente la recensione qui su IUF!), edita da Bakemono Lab, introdotta da Monica Serra giunta a Firenze con Loriana Lucciarini, i cui romance erano presenti allo stand di Le Mezzelane. Monica invece aveva un racconto presente in un'antologia della Astro edizioni. 

La presentazione di Euridice di Romina Bramanti

Daisy Franchetto

Loriana allo stand Le Mezzelane


Dunque, una bellissima esperienza che non vedo l'ora di ripetere al più presto!










lunedì 12 febbraio 2018



Recensione: Pestilentia di Stefano Mancini








Genere: dark fantasy, epic fantasy
Editore: Astro
Pagine: 332
Link:Amazon




Un ragazzo in fuga da qualcosa che non doveva essere liberato. È l’inizio della fine.
Quattro secoli dopo, il mondo è un ammasso purulento. Una pestilenza ha spazzato via quasi ogni forma di vita, e il gelo ha stretto nella sua morsa gli ultimi superstiti.


Quando la setta eretica della Mors Atra trafuga la più potente reliquia della Chiesa di Nergal, ultimo faro contro la decadenza, padre Oberon si ribella. E convoca Eckhard, devoto cavaliere della Fratellanza. Ispirato dalla fede, questi darà vita a uno spietato inseguimento sulle tracce della ladra Shree e del suo insolito compagno di viaggio, un eretico appartenente alla razza dei Gha’unt.
Perché la reliquia va recuperata a ogni costo. O il suo terribile segreto trascinerà nel baratro la chiesa, condannando il mondo all’oblio.


Ho trovato in questo romanzo molto più di quel che promette la sinossi.
Non ci sono solo segreti, inseguimenti, tradimenti e colpi di scena; in Pestilentia di Stefano Mancini si trovano temi importanti come quello della diversità, e soprattutto è permeato da una critica – affatto velata- non tanto delle religioni in sé, ma di quello che le classi sacerdotali ne hanno fatto, senza ovviamente prendere di mira un credo specifico.
I culti sono importantissimi, e per moltissime persone sono l’unica fonte di speranza, sia nella realtà che nel romanzo, dove il Culto di Nergal è l’unico rifugio per migliaia di disperati che continuano a morire in un mondo ridotto allo sfacelo a causa della pestilenza; ma cosa c’è dietro?

I personaggi sono tutti ben delineati; posso dire che si tratta di un romanzo corale in quanto il nobile cavaliere Eckhard, la ladra Shree, Vikas, lo schiavo Gleb e tutti gli altri hanno il loro spazio, perfettamente ritagliato nello svolgersi della storia; si tratta di personaggi che si evolvono nel corso degli eventi, complessi e approfonditi nella giusta dose. Più in là si incontrano nuovi personaggi: ci sarà meno tempo per conoscerli, ma saranno comunque molto importanti e ci si affeziona subito. I personaggi negativi, come il Sommo Padre, sono davvero detestabili.
Vero protagonista a mio avviso è proprio la pestilenza, e il clima freddo e piovoso derivante da essa, che permea ogni pagina del romanzo: sembra di sentirlo quel freddo mentre si girano le pagine (o come nel mio caso quando si clicca sull’ereader!), entra nelle ossa anche al lettore e non solo ai personaggi.

Lo stile è scorrevole, il ritmo è cadenzato alla perfezione, tra brani più d’azione, che non lesinano su particolari horror, e brani con descrizioni e dialoghi. Una lettura piacevolissima e appassionante.

Il finale si distingue per originalità rispetto ai finali cui siamo abituati, del tutto inaspettato.

Ho solo una curiosità su una cosa che non ho ben capito, la chiederò all’autore nella seguente intervista, segnalando lo spoiler.

Circa l’edizione, la cover di Mauro Dal Bo è evocativa e accattivante, mi è piaciuta molto; sui refusi non posso dire molto perché nelle edizioni digitali, come in questo caso, ormai ho capito che praticamente… si autocreano!


Ora, intervista a Stefano Mancini. 


1)   Ciao Stefano, grazie per aver accettato l’intervista. Ci parli di te e dei tuoi romanzi? Finora ne hai pubblicati molti, tutti di genere fantasy?

Ciao e grazie intanto per questo spazio. Al momento ho pubblicato tutti romanzi di genere fantasy, cercando tuttavia di spaziare da un’ambientazione all’altra. Ho però nel cassetto un romanzo di altro genere, che spero presto possa vedere la luce.
Di me che cosa posso dire? Amo scrivere fin dalla più tenera età e non ho mai smesso, riuscendo, col tempo a farne anche un lavoro a tempo pieno. Quindi direi che mi ritengo davvero molto fortunato.


I romanzi di Stefano Mancini

2)   Che ne pensi della recensione? Vuoi aggiungere qualcosa?

Direi che è perfetta, mi pare siano stati colti (e mi fa un immenso piacere) tutti gli elementi che caratterizzano il romanzo.

3)   Cosa ti ha ispirato Pestilentia?

L’idea alla base era quella di raccontare un fantasy cupo e realistico; avevo bene in mente l’ambientazione. Il resto è venuto da sé.

4)   Il romanzo ti ha dato molte soddisfazioni, ha anche vinto un premio. Quale?

Si è aggiudicato pochi mesi fa il Premio Cittadella, una soddisfazione per me molto grande, perché è un premio dedicato solo alla narrativa fantasy, quindi ha significato confrontarmi – e vincere – con altri romanzi dello stesso genere.

5)   Oltre che scrittore e giornalista sei anche editor per la Dark Zone, e hai recentemente aperto una tua agenzia. Dicci tutto!

Ho fatto il giornalista per anni per una grande agenzia di stampa, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo principale di voler lavorare nel mondo dell’editoria. Da qualche anno a questa parte, ci sono riuscito e per me è stato un riconoscimento enorme. Ho avuto – e ho – la fortuna di collaborare con una casa editrice giovane e in gamba com’è la DZ Edizioni e, proprio questa settimana, ho inaugurato la mia nuova agenzia di servizi editoriali, la Tracced’Inchiostro, aperta insieme all’amico e collega Valerio la Martire.


6)   Domanda con spoiler.



Non ho ben capito una cosa, forse mi è sfuggita perché sono rinco... Nel famigerato libro sacro di Nergal c’è scritta, oltre che tutta la storia del culto, anche la cura per la pestilenza, solo che nessuno può leggere il volume, neppure i sacerdoti di Nergal. Come fanno allora a conoscere la cura?

Domanda lecita. A un certo punto, però, si rivela con un piccolo colpo di scena che, nel corso del tempo, ci sono stati alcuni monaci che hanno infranto quel “comandamento” e letto a più riprese il libro, scoprendo la verità. Oltre a ciò, considera che la pestilenza è stata scatenata prima ancora della nascita del culto e dagli stessi sacerdoti, che, proprio in quanto avevano la cura, riuscirono ad attirare masse di fedeli dalla loro parte. La cura, dunque, si tramanda di generazione in generazione tra i sacerdoti; il contenuto del libro, invece, è – o meglio, dovrebbe – essere segreto, ma c’è stato chi lo ha letto.


7)   Cosa stai scrivendo in questo periodo? Progetti futuri?

Al momento mi sono orientato su un giallo-thriller, ambientato a Roma, ma sono ancora in fase di revisione, quindi ci vorrà tempo per vederlo finito.


Grazie per essere stato con noi, alla prossima!


Grazie a te per lo spazio e per la recensione. A presto!










lunedì 11 dicembre 2017



Recensione: Legio M Ultima-Sfida all’Impero




 Autore: i Demiurghi
Genere: Epic fantasy, storico, mitologico
Editore: Astro 
Pagine: 303
Prezzo di copertina: € 13,90 cartaceo



Si apre come una partita a scacchi, anzi all’antico gioco romano dei latrunculi, questo primo capitolo della saga dedicata alla Legio M Ultima.
Due uomini si ritrovano ai lati opposti di una scacchiera a determinare le sorti dell’impero, in una partita decennale. Tra mosse scorrette e pedine sacrificabili, l’indomabile Azia Medea e il condottiero Elios, unico sopravvissuto di Atlantide, sfideranno imperi, magister e creature mitologiche, instaurando alleanze con uomini e dei.
Il tutto sotto l’egida di Diocleziano, che trova in loro i degni guerrieri della Specula, un corpo militare speciale di cui la Legio M Ultima è il braccio armato.


Le prime pagine di questo libro mi hanno catturata subito e proiettata in un mondo fantastico-storico  coinvolgente e originale: siamo all’epoca di Diocleziano, III sec d.C.
 La vicenda di Azia Medea Rubinia Antinea è dolorosa e appassionante: il personaggio principale viene da subito delineato alla perfezione come controverso e ambiguo, e non mancano i colpi di scena già dall’inizio del libro.
La donna, figlioccia di Diocleziano, viene reclutata nella Specula, corpo militare segreto che ha lo scopo di combattere le minacce all’Impero più oscure e misteriose ; il suo ruolo è quello di Sapiente, ma ha anche una spada moooolto particolare…
 Insieme a lei ci sono Gautighot il violens, il druido Pendaran, poi Eliogabalo, Elettra la guerriera dacia, e Domiziano: ognuno di loro ha una abilità particolare. Il gruppo parte per una prima missione, il recupero di un oggetto misterioso. Scopriamo così nella prima parte del romanzo le caratteristiche e le  personalità di questa piccola Coorte, grazie a brillanti dialoghi e scene d’azione: sono delineati a pennello.
Nella seconda missione , ad Augusta Taurinorum, subentrerà un nuovo membro, Minea, che rimarrà con loro anche nelle missioni successive.

Quello che ho apprezzato di più in questo romanzo sono stati personaggi e ambientazione.
 Lo stile è ricco e scorrevole, vengono sapientemente usati molti termini latini (per i meno pratici c’è un ottimo glossario finale), e si evince una buona conoscenza del periodo storico in questione, anche se qualche discrepanza c’è: a volte vengono usati termini gergali che ho trovato un po’ dialettali, come ad esempio “ecchecchazzo” o “cazzo mi frega”. Ma non perché i Romani non dicessero parolacce, anzi! C’è la famosa “mentula”… ! Solo mi sono sembrate troppo contemporanee.  Oppure ci sono  termini in uso in epoche successive, come l’alchimia o il grimorio , o anche un errore temporale: il tessuto di batista è iniziato a esistere solo nel XII secolo. A parte questi dettagli, la conoscenza storica è davvero ammirevole, anche  perché so bene quanto sa complesso scrivere un romanzo ambientato nell'era antica e quanto studio sia necessario. Tanto più che è un racconto di genere fantasy, non propriamente storico!
Quello che invece mi ha lasciato perplessa è che il romanzo è formato da  episodi a sé stanti, uniti in pratica solo dalla partita a Latruncoli di due misteriosi soggetti.  Ho sentito la mancanza di una trama orizzontale forte che intrecciasse le vicende. Inoltre, ho trovato stridente la breve parte dopo il primo episodio: c’è un capitolo narrato al presente, mentre tutto il resto del romanzo è narrato al passato. In generale il tempo presente si utilizza quando il narratore vuol far vivere al lettore passo passo le vicende dei personaggi, facendogliele scoprire mentre succedono, e a me non dispiace; ma in questo caso l’ho trovato, ripeto, dissonante col resto del libro.
Presumo che  questo tipo di narrazione, ricca di battaglie e con struttura a episodi, sia derivata dal fatto che gli autori, i Demiurghi, sono esperti creatori di giochi di ruolo: di certo  il loro background avrà influito.

La conoscenza degli autori riguardo la storia, le usanze e la mitologia non si limita a quella romana, ma, come vediamo nell’ultimo “racconto”, il mio preferito delle quattro avventure, anche di quelle norrena e celtica, ma non dico di più per non spoilerare!

Riguardo l’edizione, è curata ma qualche refuso ahimè salta sempre fuori… pochi in verità.
 Ottimo il glossario finale, preciso e completo.
La copertina dell’ottimo Fabio Porfidia? Bella, bellissima, eccezionale, ma… è generica! Ritrae infatti un soldato romano con dietro l’esercito, ma non riesco a collegarlo a nessuno dei personaggi. Credo che ci abbiano pensato anche gli editori, in quanto il secondo volume , “L’impero reagisce”, ha in copertina una bellissima guerriera: sarà Azia?

Chiediamolo direttamente agli interessati, ovvero i Demiurghi, alias Azia Medea Rubinia Antinea ed Elios Tigrane. Yes, nomi d’arte!


1)      Ciao Azia e Elios, parlateci un po’ dei Demiurghi. Chi  siete, che fate, cosa avete pubblicato…

 Siamo due amici di vecchia data, ci siamo conosciuti ai tempi Delle superiori nel lontano '93. Per un lungo periodo ci siamo anche persi di vista, abbiamo imboccato strade diverse e ci siamo inciampati addosso di nuovo nel 2009. Da lì è ricominciato tutto come se nulla fosse: parlare, ridere, giocare e anche scrivere.
Siamo entrambi famiglia muniti, entrambi con un lavoro che assorbe troppa parte delle nostre giornate e fatichiamo a incontrarci, tuttavia sfruttiamo appieno la tecnologia per tenerci in contatto e sviluppare nuove trame e nuovi personaggi.
Se vogliamo andare nello specifico, io sono un'analista informatico di alto profilo, Elios invece è titolare di un'azienda sua di manutenzione e riparazione caldaie. Finora abbiamo pubblicato per lo più self, poi un giorno mi squilla il cellulare, un numero sconosciuto, e dall'altra parte la sua voce: ciao, sono Francesca, ho aperto una mia CE e voglio Latrunculi. Dammi il tuo indirizzo che ti mando il contratto.
Al momento la mia faccia è apparsa a mio marito qualcosa di simile a questa:   :-O

Posso assicurarti che Elios l'ha fatta davvero quando gliel'ho detto. Già, Latrunculi, la famosa partita, non è altro che la genesi dei due volumi di Legio M Ultima attualmente pubblicati con Astro Edizioni. Prima erano una serie di racconti sparsi e scollegati, troppo brevi per essere pubblicati e troppo lunghi per il blog. Poi Francesca ci ha dato l'idea: metteteli insieme a mo' di serie TV, con una trama orizzontale che li colleghi tutti. Pare che il risultato finale sia piaciuto... Nel complesso prima di questo abbiamo pubblicato solo in selfpublishing, per diversi motivi, abbiamo all'attivo due racconti, Requiem e Un morto che cammina, il terzo Domine et Serva è stato ritirato dal mercato per darlo in pasto a un editor che faccia un lavoro come Dio comanda; prima o poi lo rimetteremo sullo store, rinnovato.



2)      Che ne pensate della mia recensione? Volete aggiungere qualcosa?

Ci piace e la troviamo molto pertinente e puntuale, di certo non ci aspettavamo qualcuno capace di cogliere quelle piccole imperfezioni che hai colto tu. Vorremmo quindi dare un paio di spiegazioni, perché non tutti sanno che:
L'alchimia sì deriva dall'arabo al-khīmiyya, ma la parola araba si riprende la più antica parola greca khymeia, "fondere, unire". Ma, soprattutto, noi ci rifacciamo alla storia e alla mitologia e quale popolo più degli Egizi era considerato un popolo di maghi? Alchimia potrebbe derivare infatti anche da Al Kemi, l'arte egizia da Khem, l'antico nome di Egitto in egiziano antico.
Stessa cosa si potrebbe dire per grimorio, la cui etimologia è certamente incerta, per quanto si sia a risalire al massimo al medioevo con il Francese antico griomoire, tuttavia c'è da aggiungere anche una questione pratica.
Molto spesso, soprattutto per alchimia e grimorio siamo partiti dalla base di gioco. L'alchimista è una classe magica di AD&D e l'alchimista e i maghi di D&D hanno i grimori.
Il problema è stato per noi decidere se tenere o meno quelle parole, al pari delle espressioni più contemporanee che già citi. Il problema era molto semplice: non sapevamo come altro rendere l'idea al più vasto pubblico possibile. E se per una parolaccia si poteva passarci sopra, per le altre era più difficoltoso farlo. E allora via di studio di etimologia, storia dei tessuti, ecc. Da qui, vedi, abbiamo capito che si poteva tenere alchimia, la radice greca ce lo permetteva.
Per grimorio, invece, non ci sono origini certe, tuttavia è un tipo di libro molto più completo di un libro di magia e meno pedante di un manuale. In nessun caso rendeva l'idea e alla fine abbiamo deciso di tenere lo stesso il termine. "Tanto, chi vuoi che se ne accorga? E di quelli che se ne accorgeranno, quanti tireranno fuori la cosa?". Ecco, appunto.

La nostra consulente storica per i costumi ha dato il placet per usare batista, perché i romani sapevano filare la seta e le tuniche di lino Delle nobili erano descritte così "leggere e impalpabili" da capire che, effettivamente, tessevano della vera e propria batista, il punto è che non davano un nome specifico ai tessuto, e quindi non aveva senso cercarne uno di diverso. L'importante era rendere l'idea del vestiario, in fin dei conti.
Insomma, non sto a dire di aver fatto giusto o sbagliato, ma di certo anche se ho cannato (la batista), era comunque sempre una scelta consapevole. Figurati che nel secondo volume faccio rispondere ad Azia con una locuzione latina un bel po' fuori luogo: vox populi. Leggermente anacronistico, no? Eppure rende appieno l'idea di quello di cui si sta parlando.

3)      La vostra passione  per i giochi di ruolo influisce sul vostro stile di scrittura?

Più che altro influisce sullo sviluppo delle trame e, soprattutto, sui personaggi visto che li costruiamo tutti con le schede del buon vecchio AD&D! 

4)      Com’è scrivere un libro a quattro mani? Come vi siete suddivisi il lavoro?

               É difficilissimo. In primo luogo perché serve un grossissimo affiatamento, idee chiare, scalette precise (sennò come fai a mandare a pallino i progetti con cose ancora migliori? ) e tanta, ma tanta pazienza. Accompagnata da una buona dose di coltelli da lancio, perché quando litighiamo mica andiamo tanto per il sottile, eh!
L'organizzazione è fondamentale per portare avanti un lavoro a quattro mani è, tutto sommato, noi due siamo anche fortunati perché se uno, Elios, è più portato per le descrizioni, l'altro, io, è più portata a dialoghi e introspezioni psicologiche ed emotive.
Nel complesso, comunque, dipende sempre da quello che andiamo a sviluppare. In alcuni casi uno dei due traccia il solco principale, poi passa l'altro a consolidare o modificare il tracciato. In pratica è un lavoro di autoediting prima di dare lo scritto in pasto a un editor vero e proprio.

5)      E’ da poco uscito il secondo romanzo della serie Legio M Ultima. Avrà la stessa struttura a episodi o ci dobbiamo aspettare qualcosa di diverso? Torneranno i personaggi già conosciuti, magari insieme ad altri nuovi? Chi è la bella guerriera in copertina?

L'impero reagisce ha la stessa struttura di Sfida all'impero, proprio perché nasce da un corpo unico originale che era latrunculi. Difatti è stata Francesca a suggerire di spezzarlo in due, cosa che stranamente abbiamo accolto di buon grado e per questo ci siamo dati da fare a renderli entrambi autoconclusivi. Purtroppo non tutti hanno capito che il primo libro si chiude davvero così, ma pensa a come possono finire le partite a scacchi e capirai cosa intendo, così non spoilero nulla.
Il secondo romanzo si colloca temporalmente dopo sfida all'Impero, pur partendo in contemporanea con il suo finale; coinvolge vecchie conoscenze e introduce nuovi personaggi che vi ritroverete tra i piedi in futuro, stanne certa: abbiamo un sacco di storie da raccontare! Molte delle quali citate proprio nel secondo libro!

Infine, chi è la bella guerriera della cover? Davvero devo rispondere?

Se nel primo era raffigurato Elios, ecco che nel secondo ritroviamo Azia. Alla fine abbiamo dato un volto ai nostri personaggi preferiti, i nostri avatar, e l'abbiamo fatto in grande stile e con il beneplacito dell'editore (ok, lo ammettiamo, anche questa è stata una sua idea... Figa però, no?)

6)      Prima di salutarci potete lasciare la sinossi del nuovo romanzo? Grazie di essere stati con noi e alla prossima!

         Si apre una nuova partita a latrunculi, l'antesignano degli scacchi dei romani. La partita di Zarich con il riformista riprende, cruda e spietata. Azia Medea e la sua coorte VI percorreranno strade mai calcate e ne pagheranno lo scotto; Gautighot e compagni, sempre pronti, risponderanno all'appello finale per porre fine alla guerra civile, alla rivolta dei riformisti che nel frattempo è scoppiata, anche a costo della vita. Le avventure della Legio M Ultima, in difesa dell'ultimo baluardo di civiltà rappresentato da Roma e Diocleziano, saranno ancora una volta le contromosse di un giocatore astuto che troverà in Azia Medea, la sapiente più fredda della Specula, un'alleata preziosa.

 Link : Astro


venerdì 4 agosto 2017




Recensione fumetto: Lande percorse- La grande guerra 1




Genere: Fumetto epic fantasy, steampunk, avventura
Autori: Diego Romeo e Fabio Lucianetti
Editore: Astro
Prezzo di copertina: €11,90
Link:Amazon


Alla fine il giorno è giunto. I due imperi più potenti delle Lande percorse si danno battaglia sulle pianure a Sud di Neapolis. Entrambe le fazioni hanno schierato in campo le loro forze migliori. Cittadelle volanti, navi volanti, draghi, cavalieri e fanti, in quella che sarà ricordata dai bardi come la “Grande guerra”.
Un racconto epico, dal sapore steampunk, che vedrà eroi e uomini comuni lottare per i loro ideali. Uno scontro in cui bene e male perderanno ogni senso in cui solo la lealtà verso i propri amici sarà il faro da seguire, in mezzo alla tempesta delle armi.
Elfi e nani seppelliranno rancori atavici per allearsi con l’impero celeste e fronteggiare le orde dei pelle-verdi e dei giganti alleati al nero impero di Baal.
Uno scontro di cui neanche il più grande divinatore saprà prevedere l’esito.



L’idea di un fumetto italiano tratto da un romanzo fantasy italiano mi ha  entusiasmato appena ho saputo dell’uscita: finalmente!...

Conosco la saga ideata da Diego Romeo, Lande Percorse, anche se  ancora non l’ho letta nonostante abbia l’ebook,  eh eh! ^.^  Rimedierò! Il fumetto però si legge più agevolmente rispetto a un romanzo, tanto più che questo illustra solo la prima parte del tomo primo, quindi alla fine l’ho letto prima del libro.

Invece l’autore dei disegni, Lucianetti,  non lo conoscevo, ma quando ho letto il suo lunghissimo curriculum, soprattutto come artista, sono rimasta a bocca aperta: ha addirittura dipinto alcune vetrate policrome della Basilica di S. Antonio da Padova! 

Le tavole da lui disegnate  non hanno la classica composizione del fumetto: sono delle vere e proprie illustrazioni con didascalia o con qualche raro balloon, senza particolari limiti nell’utilizzo dello spazio della pagina. L’uso del B/N è magistrale, nelle  sfumature e nei  dettagli; ci sono delle tavole davvero bellissime. Lucianetti tende a marcare molto i tratti somatici dei personaggi, rendendoli molto caratteristici e particolari.

Diego Romeo ha dichiarato di aver messo nell’opera letteraria tutta la sua… nerditudine, quindi c’è un gran proliferare di draghi, elfi, nani e cavalieri che affollano le pagine della graphic novel.
Questo primo capitolo  s’intitola “La grande guerra”, e così è: dopo le prime pagine in cui si narra la genesi del Mondo creato da Romeo, si passa subito a grandi battaglie e combattimenti su tutti i fronti, cavalleria, fanteria  e navi davvero speciali, le cittadelle e i catamarani volanti,  astronavi  un po’ steampunk, che mi sono piaciute tantissimo. Di queste c’è anche una descrizione dettagliata per quanto riguarda il funzionamento e il meccanismo.
Come ogni romanzo del genere che si rispetti, ci sono i buoni e i cattivi, tra cui il dio-drago Baal: ecco... le povere divinità fenicie che hanno l’appellativo  Baal (= signore) ormai sembrano essere il nome simbolo di tutte le creature malvagie. Tra un po’ chiederanno i diritti di sfruttamento del nome! :-D

Per quanto riguarda i personaggi militari e le descrizioni belliche Diego Romeo usa nomi di tutte le provenienze, anche  di origine latino/romana, non solo quindi quelli di origine nordica tipici dei fantasy. Si evince da queste tavole il suo amore per le strategie e per i metodi di combattimento usati nelle varie epoche storiche; mi incuriosisce però quando parla di “falange macedone”. Perché in un mondo fantasy avrebbe dovuto esistere la Macedonia? Perplessità. Forse voleva indicare quello specifico tipo di falange, diversa dalle altre, ma non c’erano altri aggettivi. O sarà un indizio di qualche genere riguardo un eventuale collegamento col mondo reale?... Lo scopriremo solo leggendo!

Il protagonista  del fumetto è Hurik, quel guerriero che campeggia in copertina, e non posso fare a meno di notare quanto assomigli a Lucianetti stesso…  Ah ah ah! XD
La cover è d’impatto e coloratissima: a sinistra campeggia Hurik, a destra il drago tecnologico, fighissimo, e in alto un castello/fortezza volante.
Non so perché, ma osservando l’immagine ho come l’impressione che il guerriero abbia le gambe mozzate! Forse era meglio sfumare di più lo pterigio , o aggiungere le gambe almeno fino a dove la spada sembra liquefarsi… non so ma, ripeto, è una mia impressione.


Il finale di questo numero, il primo di nove, è davvero epic;  viene introdotto un nuovo personaggio che incuriosisce e promette assai bene per il seguito.

L’impressione generale che ho avuto dopo la lettura è che forse avrei dovuto leggere prima il romanzo e poi dedicarmi al fumetto, in quanto gli avvenimenti narrati sono molti, specie riguardo la genesi delle Lande Percorse, e troppa sintesi mi fa assaporare poco la storia, sebbene il tutto sia compensato dai bellissimi disegni e dalla meraviglia provata di fronte alla visionarietà di entrambi gli autori. Nondimeno, le scene di combattimento epiche sono molte, e faranno la felicità di chi ama battaglie e strategie; però io personalmente  ho empatizzato poco coi personaggi, dato che non ho avuto modo di conoscerli in maniera un po’ più approfondita  avendo letto solo delle loro imprese belliche.

Consiglio  il fumetto agli amanti del genere epic-fantasy e dello steampunk.

E ora, un’intervista all’autore Diego Romeo, per la prima volta ospite di IUF. 


1)  Ciao Diego, grazie per aver accettato l’intervista. Ti va di parlarci un po’ di te e dei tuoi romanzi?

Ciao Alessandra, grazie a te per il tuo invito e per aver voluto leggere e recensire il fumetto tratto dai miei romanzi fantasy.
Di me ti posso dire solo che sono un sognatore che non si arrende mai, forse non è la prima volta che senti dire questo a un autore, ma per me è così. Sono dislessico, cosa che mi ha provocato non poche difficoltà nella mia vita scolastica, ma nonostante questo mio problema è dall’età di 10 anni che ho iniziato a scrivere storie. Per me lo scrivere è un atto molto intimo con cui voglio entrare in contatto con chi mi legge per potergli trasmettere i miei sogni. Da questa necessità sono nati i miei romanzi fantasy, dalla voglia di creare un mondo fantastico dove portare tutti i miei amici.

2)  Com’è nata l’ idea della trasposizione a fumetti di Lande percorse?

L’idea in verità non è venuta da me (anche se ammetto che era una delle tante evoluzioni che speravo per la mia saga), ma dal maestro Lucianetti, che dopo aver letto il mio primo libro ha deciso di farne un fumetto. La cosa mi ha riempito d’orgoglio oltre che di gioia. Ora, sinceramente spero che il progetto piaccia a tanti e che il mio editore voglia continuare questa bella collaborazione.

3)  Com’è stato conoscere e lavorare con Lucianetti?

Conoscere il maestro Lucianetti è stata un’esperienza molto costruttiva. Non capita spesso di poter conoscere (e poi lavorare) con un artista del suo spessore. Da lui ho imparato tantissime cose, non solo sul fumetto, ma anche sullo scrivere sceneggiature per esempio. Quindi al di là del fumetto, posso dire di essere cresciuto molto grazie a lui.
Non nascondo che lavorare con lui è stato molto bello ma anche molto difficile. Per indole ed esperienza lui è un tipo molto preciso ed esigente sia con lui che con i suoi collaboratori (nella fattispecie con me) e la stessa passione che lui mette nel suo lavoro la esige anche negli altri. Ti lascio immaginare, quindi, cosa ha significato per me lavorare con lui. Ti racconto solo un aneddoto. Un pomeriggio lui mi chiama per discutere su alcune tavole (Lucianetti è di Padova e io sono di Roma). Abbiamo iniziato alle 17 circa e abbiamo finito alle 21 quando mia moglie disperata ha preteso di avermi a cena.

4)  Sei d’accordo sul fatto che un lettore del fumetto che non abbia letto i romanzi si possa trovare per certi versi un po’ confuso?

Decisamente sì! Gli avvenimenti sono molto veloci e dinamici e cambiano spesso di prospettiva. In un romanzo questo può essere agevolmente superato nelle trame della narrazione, ma in un fumetto è sicuramente più difficile. Soprattutto perché qui si parla di una trasposizione di un romanzo e non di un fumetto che nasce come tale. Per fortuna la maestria e l’esperienza di Lucianetti hanno mitigato molto questo problema a mio avviso. Anche l’idea di introdurre una parte descrittiva dell’ambientazione (cosa a cui io non avevo pensato) è stata una trovata di Lucianetti per facilitare l’utente nella lettura del fumetto.

5)  Mi togli la curiosità sulla falange macedone? Perché?...

Allora questa cosa è stata lo scenario di una grossa discussione fra me e Lucianetti. Lucianetti, oltre a tutto, è anche un grande esperto di tattiche militari e storie di guerra. Nel mio romanzo, avendo più liberta di descrizione, avevo descritto molto bene quella parte della battaglia, cosa che non poteva rendere altrettanto bene in fumetto. Dalla descrizione che io facevo, Lucianetti si è accorto subito che mi riferivo a quella particolare formazione, così ha deciso di introdurre quel termine anche se poteva sembrare non del tutto in linea con l’ambientazione creata da me. Io all’inizio ero scettico, se non del tutto contrario, ma poi, ovviamente, essendo lui il maestro, alla fine, ho dovuto piegarmi al suo volere.

6)  Grazie di esser stato con noi, alla prossima!


Il piacere è stato mio e non vedo l’ora di poter ritornare fra le vostre pagine.