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sabato 6 maggio 2023

RECENSIONE FILM: SUZUME

 

Un anime avventuroso, ricco di fantasia e commovente




 

A dire il vero, non conoscevo questo film, l’ho trovato per caso mentre cercavo di andare a vedere L’esorcista del Papa.  Suzume è un anime del 2022, uscito da noi solo ora, di Makoto Shinkai, autore noto per Your Name, che a questo punto devo recuperare assolutamente.  

Protagonista è una sedicenne che incontra un misterioso ragazzo che cerca una porta, Souta; lei lo manda in una località abbandonata vicino casa sua, nel Kanto, dove in effetti c’è una porta che è anche un portale verso un altra realtà. Suzume, orfana allevata dalla zia, divelle una statuetta nei pressi, che diventa un gatto parlante, e da qui succede di tutto…

 Insieme al ragazzo, trasformato in un oggetto a causa di una maledizione (non dico cosa per non rovinare la sorpresa, ma si tratta di qualcosa molto importante per la ragazza), inizia a percorrere un viaggio per il Giappone in  cerca di portali nei luoghi abbandonati, che vanno chiusi in quanto un terribile verme che scatena terremoti può uscire da essi, combinando catastrofi. In ognuno di questi luoghi riecheggiano le emozioni di chi li ha vissuti in passato.

Quante volte siamo passati in luoghi del nostro passato ora chiusi e abbandonati, e pensiamo alle emozioni che abbiamo vissuto in essi? Io molte volte. E se  queste emozioni fossero in qualche modo rimaste a impregnare quei luoghi? Ecco, vedendo il film la mente viaggia in questo modo, per capirci.

A un primo tempo molto avventuroso, segue un secondo tempo che diventa man mano sempre più intimista, in quanto la protagonista, rivivendo grazie al viaggio che ha percorso emozioni e traumi del passato riesce a superare la perdita della madre.

Un film molto ricco di metafore, alla faccia di chi taccia i cartoni animati e il fantasy come roba per bambini!, con un finale molto commovente.

L’animazione non è in CGI, va più sul classico; il Giappone e la sua storia presente e passata emerge in ogni scena del film: come non ricordare la data dell’11 marzo che compare a un certo punto e che è la stessa della tragedia di Fukushima?

Il film è un ottimo mix di idee, tradizioni e tecnica, capace di smuovere emozioni e stimola la ricerca di metafore e riferimenti vari.

Lo consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere; è adatto anche ai bambini.

 

Recap

 

  • Titolo: Suzume (Suzume no tojimari- Suzume delle porte)
  • Genere: animazione, fantasy, avventura, Giappone, anime, miti e leggende, urban fantasy
  • Produzione: Giappone
  • Regia: Makoto Shinkai
  • Durata: 122’

  • Anno: 2022

lunedì 16 maggio 2022

SEGNALAZIONE: ANIME-GUIDA AL CINEMA D'ANIMAZIONE GIAPPONESE1958-1969 DI AA.VV.

 La nuova edizione del libro sui cartoni giapponesi più famoso, dopo 30 anni





Cari fan degli anime,

Kappa Lab ha rieditato il famoso volume Anime- guida all'animazione giapponese, 1958-69, uscito una trentina di anni fa e non più disponibile se non nel mercato dell'usato a prezzi mostruosi!

La nuova versione, ampliata e migliorata, è uscita il 30 marzo 2022.

Presumibilmente usciranno anche i volumi successivi.

L’animazione giapponese è divenuta una delle massime espressioni della cultura pop e dell’immaginario per milioni di persone in tutto il mondo. Ma, prima di essere riconosciuta come uno dei settori industriali del Sol Levante di maggiore importanza nazionale, ha attraversato più di un secolo di cambiamenti, tra false partenze, picchi di successo, periodi di crisi, folgoranti riprese e innovazioni stilistiche. Grazie alla fervente passione e professionalità degli operatori del settore, questo mezzo narrativo ha potuto godere di una costante evoluzione in un variopinto caleidoscopio costituito da migliaia di meravigliosi lungometraggi d’animazione e iconiche serie televisive, in cui si sono formati e affermati grandissimi autori e registi come Osamu Tezuka, Isao Takahata, Osamu Dezaki e perfino un premio Oscar, Hayao Miyazaki. Negli ultimi decenni la mole di produzione di anime (ovvero i cartoni animati giapponesi) è aumentata a dismisura in Giappone e spesso è difficile perfino per un appassionato trovare il bandolo della matassa in questo vasto oceano. Attraverso un sistema di schede presentate in ordine cronologico, complete di dati tecnici, trame, analisi e curiosità, questo volume costituisce un prezioso strumento per chiunque desideri avvicinarsi o approfondire la conoscenza delle opere di animazione realizzate nel Sol Levante.

Il primo volume della più completa e celebre enciclopedia cronologica dell’animazione giapponese mai realizzata, in una nuova edizione enormemente ampliata.

FILM • CORTOMETRAGGI • PILOT • FESTIVAL• SERIE TV

Con un’intervista esclusiva a ISAO TAKAHATA (STUDIO GHIBLI)


Non si può non avere, no?...


Recap


  • Titolo: Anime. Guida al cinema d'animazione giapponese 1958-69
  • Autori: AA.VV:
  • Editore: KappaLab
  • Genere: animazione, Giappone, anime, robot, fantascienza, saggistica
  • N. di pagine: 264
  • Prezzo: € 20
  • Link: Kappalab
  •          Amazon 

mercoledì 5 gennaio 2022

TOP 3 LIBRI, SERIE TV E CINEMA 2021

 

I migliori libri, film e migliori serie tv del 2021




 Nel corso del 2021 ho visto come sempre molte serie tv, ma ho letto molti meno libri del solito; questo è dovuto essenzialmente a due motivi, 1) accumulo di impegni personali, 2) la lettura di un romanzo particolare e unico che conta ben 1400 pagine!

“Come”, direte, cari lettori “tu ami i racconti e i romanzi brevi e poi ti sei accollata un malloppone??” Ebbene sì, e per farlo mi sono anche unita a un bookclub per la prima volta in vita mia: non sarei riuscita né a comprendere in pieno questa lettura né a portarla a termine senza questo bellissimo gruppo di lettura.

 

Circa il cinema, la perdurante chiusura delle sale causa Covid 19 ha influito sullo scarso numero di film visti, ma stilerò una Top 3 anche per essi.

 

TOP 3 LIBRI

 

1)    La storia di Genji (Genji Monogatari) di Murasaki Shikibu, edizioni Einaudi, traduzione Maria Teresa Orsi.




Questo tomo di circa 1400 pagine è considerato il primo romanzo della storia (in realtà ci sono romanzi anche di molto precedenti) nel senso moderno del termine, ed è stato scritto nell’anno 1000 dalla dama di corte Murasaki Shikibu, ed è un eccezionale documento sulla vita nel periodo Heian della storia giapponese. Non mi è possibile recensire compiutamente tale capolavoro letterario, posso solo scrivere qualche considerazione. Hikaru Genji, o Genji lo Splendente, è figlio illegittimo di un imperatore del Giappone, e rappresenta un appartenente al clan Minamoto (realmente esistito). La storia si concentra sulla sua vita sentimentale, assai movimentata, ma quel che colpisce è la straordinaria capacità dell’autrice di approfondire la psicologia dei personaggi, unita a un’abilità fuori del comune di tratteggiate con poche parole l’ambiente e descrivere abiti, oggetti, natura. Un’altra caratteristica è quella di aver inserito numerose poesie brevi, o tanka, all’interno della storia, che ha un andamento ciclico: i personaggi tendono sempre a ripetere le loro azioni, e ciò si tramanda dai genitori ai figli. Questo probabilmente è derivato dalla religione buddista, che all’epoca conviveva con lo Shinto, non senza problemi. Questo romanzo, scritto a puntate dall’autrice, ha avuto un successo tale alla sua epoca che dovette scriverne un sequel, la parte finale del libro, detto “i capitoli di Uji”. C’è da dire che potrebbero mancare dei capitoli, e quelli che ci sono arrivati possono aver subito ritocchi durante le copie a mano nel corso dei secoli.

Ho potuto leggere in maniera degna quest’opera grazie a Dafne Borracci, una ragazza che vive a Kyoto e che ha un profiloInstagram dedicato al Giappone molto interessante, vi invito a seguirla anche su Twitch. Il bookclub si è svolto su Youtube sul suo canale “Mai una soya”(le dirette restano disponibili per poco tempo), e su Discord.

Va da sé che ho amato moltissimo quest’opera, che entra nella mia Top 10 best books di tutti i tempi, ma la consiglio soprattutto a chi ama il Giappone o ne è incuriosito, non è una lettura facile. Il libro viene € 26,60 su Amazon, c’è anche in ebook a € 9,90, l’edizione Einaudi è ottima e in calce ha un sostanzioso numero di note di approfondimento.

 

2)    La Bussola d’oro di Phillip Pullman, Salani editore. Fantasy che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina, stile immersivo. La recensione qui.

3)    Rodi, il sorriso del Colosso di Andrea Guido Silvi, ed. Hyperborea. Raccolta di racconti proprio del mio genere, fantasy più mitologia e storia. Qui la recensione.

 

Ovviamente non ho incluso nel computo antologie con miei racconti, che quest’anno sono inserite nei seguenti volumi:

 

-         #lemieprigioni, ed. Archeoares. Prossimamente la recensione.

-         Streghe d’Italia, Nps edizioni. Prossimamente la recensione.

-         Alien Thriller, Mea edizioni. Prossimamente, la recensione.

-          Storie dell’oriente, storie dell’occidente, Qui edit edizioni.

 

E per l’anno prossimo? Salvo complicazioni, ne vedrete delle belle! ;-)

 

E veniamo alle serie tv. Di queste ne ho viste parecchie, la mia Top 3 è:

 

1)    The Handmaid’s Tale 4. Impossibile non amare questa serie, qui la recensione.

2)    The Boys 1-2. Una serie che stupisce veramente, dai contenuti molto forti, per chi ha pelo sullo stomaco. Qui la recensione della stagione 1, il 7 gennaio 2022 quella della stagione 2.

3)    La regina degli scacchi. Non è di genere fantastico, ma l’ho adorata. Miniserie autoconclusiva che narra di una giovane e disadattata orfana che diventa campionessa di scacchi negli anni ’60-’70. Da non perdere!

 

Cinema.

Ho visto davvero pochi film per i motivi su esplicati, questa la mia top 3:

 

1)    Spiderman No way home, la summa della genialità Marvel, recensione qui

2)    Eternals, un film Marvel per certi versi atipico. Recensione qui.

3)    Freaks out. Come non amare i freaks con superpoteri di Mainetti? Recensione qui.


Circa cartoni animati, anime e film d'animazione è andata ancora peggio, perché ho visto solamente Strappare lungo i bordi di Zerocalcare, assolutamente imperdibile, in cui c'è tutto: risate, commozione, emozioni, riflessioni, critica sociale; e Love, death & robots, piaciuta, recensione qui.

 

Tra i fumetti letti, pochi anch’essi, la mia preferenza va al n. 420 di Dylan Dog, facente parte della trilogia Dylan + Vasco Rossi. Recensione qui.

 

Avete letto/visto queste opere? Quali sono stati i vostri libri/film/serietv/fumetti preferiti del 2021? Fatemi sapere nei commenti, sono curiosa!

 

lunedì 13 dicembre 2021

NUOVA USCITA: C'ERA UNA VOLTA GOLDRAKE DI MASSIMO NICORA

Il nuovo libro su Goldrake nella sua versione definitiva




Esce oggi in tutti gli store "C'era una volta Goldrake" di Massimo Nicora, edito da La Torre, nuova edizione definitiva del saggio uscito qualche anno fa.

 In oltre 1000 pagine raccolte in due tomi il libro ricostruisce la più ricca e dettagliata analisi del fenomeno Goldrake che sia stata mai realizzata, con una tale quantità di nuovi materiali da diventare l’edizione definitiva per ogni appassionato del robot giapponese. La vasta analisi spazia dalla nascita in Giappone all’arrivo in Francia e in Italia, proponendo una mole di documenti e articoli d’epoca, nuove scoperte, interviste esclusive a dirigenti e funzionari RAI, presentatori e autori delle sigle al fine di raccontare in modo esaustivo la nascita e la diffusione della serie televisiva, il successo e il fenomeno popolare, le polemiche e il dibattito a mezzo stampa, facendo luce una volta per tutte sui misteri e i retroscena che per decenni hanno incuriosito migliaia di appassionati. Ampio spazio viene riservato al mondo del giocattolo con un lungo capitolo interamente dedicato alla storia dei prodotti su licenza realizzati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, con interviste inedite ai protagonisti dell’epoca che rivelano dopo oltre quarant’anni come sono nati quei giochi che hanno fatto sognare generazioni di bambini. Tra le altre importanti novità di questa edizione una nuova ipotesi sull’arrivo di Goldrake in Francia, curiosità e articoli a stampa sulla trasmissione oltralpe e italiana, gli interventi sulle riviste per insegnanti e genitori in Francia e in Italia. Un avvincente racconto a più voci che offre una fotografia indelebile di un periodo straordinario della televisione italiana.

Con le note introduttive di Massimiliano Gusberti e Paola De Benedetti e un saggio conclusivo di Gianluca Di Fratta.


Conosciamo l'autore, Massimo Nicora: 


Massimo Nicora (Varese, 1972), giornalista, è laureato in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e si occupa di comunicazione e relazioni con la stampa per conto di importanti aziende internazionali che operano nel campo dell’entertainment. Studioso di cultura pop giapponese, con particolare riguardo ai settori dell’animazione e della serialità televisiva, è autore dei libri C’era una volta... prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta (Youcanprint, 2016), C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV Italiana (La Torre, 2017) e Tokusatsu. I telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta (La Torre, 2019).


Non può certo mancare nella libreria dei fans più accaniti!


Recap:

  • Titolo: C'era una volta Goldrake
  • Autore: Massimo Nicora
  • Genere: saggio
  • Editore: La Torre
  • N di pagine: 1006, in 2 volumi
  • Prezzo: € 49
  • Link: sito La Torre

 


giovedì 9 luglio 2020


TOP TEN SIGLE DEI CARTONI ANIMATI

      Le 10  migliori sigle dei cartoni animati giapponesi




Come si fa a stabilire quali sono le migliori sigle degli anime?
Come un po' per tutte le top 10, entrano in gioco  in parte la qualità oggettiva della sigla (testi, musica, orecchiabilità..) in parte le sensazioni personali.
Comincio col dire che sono tutte sigle di cartoni vintage, che non esistono le sigle di Cristina D'Avena: per quanto qualcuna sia anche caruccia, hanno a mio avviso segnato il termine del periodo d'oro delle sigle.
Al successo degli anime negli anni 70 e 80 hanno di certo contribuito queste sigle, qualcuna cover, qualcuna originale, scritta da parolieri e musicisti con i controcoglioni, passatemi il termine.
Nella compilation entra in gioco anche la preferenza per il cartone animato preferito? No, ho scelto le sigle scindendole dalle mie preferenze. Anche le immagini delle sigle rientrano tra i criteri di valutazione.

Iniziamo dalla fine, e abbiamo un pari merito!

10) L'uomo tigre e Lady Oscar, cantate entrambe dai Cavalieri del re. Una è una sigla piena di verve, energica, come dev'essere per un anime sportivo/avventuroso; l'altra è una ballata, anch'essa in sintonia con un cartone storico/drammatico, che sottolinea benissimo le immagini animate.








9) Planet O, sigla di Lupin III prima serie (giacca verde), una sigla che non c'entra nulla con il cartone, cantata da Daisy Daze & the Bumble Bees in inglese: le immagini delle rocambolesche avventure del ladruncolo nippo-francese scorrono sotto la calda voce della cantante e la musicalità molto anni '70.



8) Mazinga Z è una cover: i Galaxy Group ripropongono in italiano la mitica sigla giapponese, lasciando identica la musica. Un classico!



7) Trider G7, incisa dai Superobots, davvero ottimo testo e ottima musica. peccato per l'errore di pronuncia: Trider viene pronunciato come è scritto e non Traider!



6) Daitarn III. Anche qui il testo e le ritmatissime parole su una musica super orecchiabile, con degli snodi memorabili, scorrono su una serie di immagini indimenticabili. Scrivono Albertelli/Tempera e cantano I Micronauti. 



5) Capitan Harlock. Questa sigla ha un'intro indimenticabile, anch'essa ideata dai maestri Tempera/Albertelli e cantata dal solito gruppo che cambiava nome all'occorrenza, stavolta si son fatti chiamare la Banda dei Bucanieri. Da brividi la descricìzione del pirata dello spazio!



4) Atlas Ufo Robot. Una sigla storica, sempre di Albertelli/Tempera, che ha venduto un milione di copie, divertente e ritmatissima. Un cult, come anche la sigla di chiusura, Goldrake, cantata da Tadini/Actarus.



3) Il Grande Mazinger- Il capolavoro dei Superobots fa ampio uso dei sintetizzatori ed è semplicemente perfetta, musica, parole e immagini si amalgamano magnificamente.





2) Bryger. Una sigla poco conosciuta di una serie non tra le più famose, ma ha una intro e un'energia pazzesche. Canta il recentemente scomparso Franco Martin.



1) Al primo posto la sigla più bella, quella storica di Kenshiro, anche questa con un'intro da brividi, cantata dagli Spectra.



Sono rimaste fuori sigle storiche, lo so: non posso non citare Jeeg robot d'acciaio, una cover dall'originale Jap di Fogus (non Pietro Pelù!), che però personalmente alla lunga mi stanca, Daltanious con il suo storico "odia gli stupidi e aiuta i deboli", i Jetter Robot, Devilman,  oppure le dolci sigle di Conan, Candy Candy, Heidi, Bia con suo alfabeto magico, tutti i vati sportivi tra cui Takaya Todoroki il supercampionissimo che fu l'eroe per chilometri e chilometri... Ma dieci ne dovevo scegliere, dieci ne ho scelte!
Per concludere, metto quella di Gundam, la cui foto campeggia all'inizio di questo articolo!



Scrivete nei commenti la vostra top ten sigle anni 70-80, con divieto di Cristina D'Avena! 

martedì 3 settembre 2019



Recensione amime- Kyashan sins

Il reboot della nota serie anni 70 Kyashan prende il largo e approda alla sci-fi filosofica









Kyashan sins non centra assolutamente nulla con la serie originale. 
Durante tutta la durata della visione ho pensato al motivo per cui avessero utilizzato il personaggio di punta della Tatsunoko per narrarci questa storia e non ne abbiano creati ex-novo; mi sa tanto di utilizzo del franchise al solo scopo di attrarre spettatori per un opera che sin dalle prima puntate si mostra complessa e lentissima.
Il nostro Kyashan, disegnato come Saint Seiya (ma per me ci sta bene), si aggira in un mondo post apocalittico in cui gli uomini sono stati quasi tutti sterminati dai robot, e questi ultimi stanno andando in rovina a causa del deterioramento, la vera parola chiave della serie. 
Kyashan ha perso la memoria; apprende nel corso delle puntate che il deterioramento sarebbe colpa sua, perche avrebbe ucciso il sole chiamato Luna, colei che restituiva la vita ai robots in disfacimento.

Kyashan sins si puo dividere in due parti, una incentrata sul viaggio delleroe e una sulla soluzione (piu o meno) dei conflitti con conclusione della vicenda.

La prima parte della serie dunque si svolge in modo abbastanza ripetitivo. Il Nostro incontra numerosi altri personaggi, con cui combatte o si allea (come Lyuze, la piccola Ringo e anche il cane Flender) e scopre tasselli di verita (o non-verita’…), venendo anche in contatto con le emozioni umane che i vari personaggi rappresentano.
Un forte simbolismo permea tutta la serie. Il tema dominante e la morte e la paura della stessa.
Dopo questa prima parte, che ho trovato ripetitiva e lenta, si inizia nella seconda parte a capire qualcosa del passato, del presente e infine del futuro, con lingresso di altri importanti personaggi e qualche colpo di scena, a dire il vero prevedibile. Ma non si capisce proprio tutto in puro stile giapponese, quando pensi di aver compreso una cosa nella puntata successiva dicono o fanno il contrario di quel che si era visto.

Ecco, posso definire questa opera veramente molto, molto giapponese, in tutti i sensi. Attimi di pause riflessive, scene ripetitive, pensieri, ricordi, frammenti sullo sfondo di uno scenario di morte e desolazione rendono le 24 puntate un po indigeste per il pubblico occidentale, ormai abituato (sin troppo) a ritmi piu sostenuti e a trame chiare e lineari.
Una musica angosciante ma molto bella sottolinea tutti i momenti piu cupi della serie, musica usata spessissimo, un vero leitmotiv della storia.  Carine le sigle di testa e di coda.
Circa la grafica, e stato fatto un connubio ben riuscito tra lo stile anni 70 e quello moderno, che come ho detto ammicca molto a Kurumada e ai suoi Cavalieri dello Zodiaco, ma con colori pastellosi e cupezza di fondo, a volte contrastata d bellissimi campi di fiori, o spiagge con conchiglie, specie nelle scene dove ce la piccola Ringo, che rappresenta la vita, la speranza e il futuro.


Come sintitolano le 24  puntate di Kyashan sins?


  • Alla fine del mondo
  • Il mondo è pieno di urla di morte
  • Per le fine della sofferenza
  • L'angelo della rovina
  • L'uomo che uccise il sole chiamato Luna
  • Riunione con il destino
  • La ragazza dell'alta torre
  • L'elogio della speranza
  • Il fiore che sboccia nella Valle della Rovina
  • L'uomo imprigionato nel passato
  • Una missione personale
  • Dipingere i momenti di vita
  • Il passato sorgerà prima di te
  • La verità illumina le tenebre
  • Lo shinigami Dune
  • Per la forza di credere
  • La culla di vetro
  • Vivere il tempo trascorso, il tempo che verrà
  • Credi nel fiore che vive nel cuore
  • Per chi sboccia il fiore
  • Paradiso di disperazione
  • La lacrima chiamata eternità
  • Quelli che ritorneranno
  • Per i fiori che vagano e sbocciano



Credits
Titolo originale- Casshern sins
 Canale di trasmissione in Italia- Mang-ga Sky
Produzione-  Tatsunoko/ Madhouse
Dvd- Yamato video

In conclusione, non mi sento di dire che e una serie brutta, perche affronta temi profondi e complessi, ma e adatta piu che altro agli appassionati di sci-fi filosofica e di stile lentissimo alla giapponese.




lunedì 12 agosto 2019



RECENSIONE: KNIGHTS OF THE ZODIAC

I Cavalieri dello Zodiaco Netflix version sono stati pensati per coinvolgere nuovi telespettatori, ma tradiscono la “vecchia guardia”




Knights of the Zodiac è il remake dell’ anime I Cavalieri dello Zodiaco, realizzato in 3D e ideato per conquistare nuovi telespettatori.
È un prodotto che ai giovani d’oggi piacerà, ma ai fans di vecchia data no.
E non hanno tutti i torti.

Quali sono i maggiori motivi di critica di Knights of the Zodiac?

Sicuramente l’aver reso il cavaliere di Andromeda donna.
Andromeda nella versione classica è un cavaliere particolare, non ama combattere ed è gentile e delicato. Rappresenta un tipo di uomo differente rispetto ai classici machi,  però sa lottare al pari degli altri: un personaggio unico e a suo modo rivoluzionario, differente, e questo messaggio si è perso col cambio di sesso.

Senz’altro Shaun, Andromeda girl version, è un personaggio che va incontro ai gusti attuali, che giustamente prevedono almeno una donna in squadra; inoltre Shun ,il cavaliere di Andromeda originale, è sempre stato il cavaliere di bronzo meno amato dagli spettatori anni ’90, che forse non lo hanno capito a fondo e non si identificavano in lui.





Altro punto critico è la presenza di un nemico nuovo che ostacola il gruppo con il suo armamentario di elicotteroni e tecnologia, ma a me non ha dato fastidio. Tra l’altro il loro capo appare anche nei fumetti, è il tipo che sta con Alman di Thule quando trova la piccola Athena tra le braccia di Micene di Sagittario, morente.

Quello che proprio non mi è piaciuto è il 3D. i personaggi sembrano videogiochi, non sono fluidi, sono gommosi: potevano fare di meglio. Sfondi, colpi e armature invece sono bellissimi. 





 Quello che manca davvero è il pathos che contraddistingueva I Cavalieri dello Zodiaco originali.

Tutto il pathos, il mistero dietro a personaggi e situazioni, al Cosmo, è sparito. Dovendo sintetizzare una cinquantina di puntate in sei episodi, hanno spiegato tutto subito, rendendo la storia molto meno accattivante. 
Il concetto fondamentale dell'amicizia almeno è rimasto.

L’edizione italiana è stata ben realizzata: hanno mantenuto i nomi della versione italiana e aggiunto quelli originali, come ad esempio Seiya , mai stato chiamato per nome nella serie originale. L’idea di chiamare i doppiatori storici per Pegasus e Dragone , Ivo de Palma e Marco Balzarotti, la approvo, ma avrebbero dovuto  ringiovanire un po’ le voci: quei toni adulti su personaggi adolescenti stonano parecchio.



Quante sono le puntate dei Cavalieri dello zodiaco nuovi?

Sono sei, ma ne sono state prodotte dodici; riassumono la prima parte dell’anime classico, la conquista delle armature e la guerra galattica.
Le puntate durano 24 minuti l’una e s’intitolano:

  • Seiya 
  • Brucia il tuo cosmo 
  • Arriva il dragone 
  • La catena di Andromeda 
  • I cavalieri neri 
  • Phoenix rinasce




In conclusione, è una serie adatta per agganciare nuovi telespettatori, un prodotto ideato per diffondere il brand, e come tale va considerato.



venerdì 31 maggio 2019




RECENSIONE ANIME: L’ATTACCO DEI GIGANTI ST. 1 e 2
進撃の巨人  , Shinjeki no kojin- Attack of the Titans  





Autori: Hajime Isayama (manga), Tetsuro Araki (anime)
Genere: dark fantasy, post-apocalittico, distopico
Produzione: Giappone
Stagioni : 3
Data di trasmissione in Italia: 2015, 2017, 2018/19
Canali di trasmissione in Italia: VVVVID, Netflix, Rai 4



Mi sbagliavo: ci sono anime decenti usciti dopo i CdZ. Questo è uno dei migliori in assoluto visti negli ultimi 20 anni, pure qualcosina in più, almeno finora: il rischio di finali da sbattere la testa al muro tipo EVA è sempre in agguato, ma meglio non pensarci.

Già dalla prima puntata si viene calati in questa realtà dove una grande città medievaleggiante è protetta da tre ordini di mura colossali e dentro vivono rinchiusi i suoi abitanti. Non possono uscire perché fuori si aggirano dei mostruosi giganti il cui unico scopo è mangiare vivi gli uomini.


Nessuno sa chi siano, da dove vengano, il loro scopo.
Un giorno arriva un gigante colossale, distrugge il primo muro e fa entrare quelli più piccoli, provocando una strage.



I tre protagonisti sono i giovani Eren Jaeger, la sorellina adottiva Mikasa e l’amico Armin, e un gigante si pappa proprio la madre di Eren davanti ai suoi occhi.
Per difendersi gli uomini hanno tre corpi militari, tra cui gli Esploratori; costoro possono uscire dalle mura e cercare di colpire i giganti nel loro punto debole, la nuca, grazie al dispositivo di manovra tridimensionale. I tre giovani naturalmente si arruolano.




Nel corso della prima stagione ci saranno numerosi colpi di scena, ma è solo nella seconda che si comprenderà un pochino di più riguardo i misteriosi esseri.
La sensazione di opprimente impotenza accompagna lo spettatore durante tutta la visione; tutto è sapientemente congegnato e le puntate scorrono una dietro l’altra , sempre più coinvolgenti.
I disegni sono di altissima qualità, i personaggi sono ben caratterizzati sia graficamente (non sono tutti uguali come in molti anime) che caratterialmente; non si incentra poi solo sui protagonisti, anzi si può dire che sia un’opera collettiva perché sono in molti a emergere in questa opera.
Non ho letto il manga, quindi non posso fare paragoni; direi comunque che è un anime da non perdere.

La prima parte della terza stagione è disponibile in giapponese su VVVVID, ma io aspetterò il doppiaggio in italiano.

 Le immagini crude, anche shoccanti, lo rendono un anime adatto a un pubblico adulto, dai 14 anni in su.


lunedì 14 gennaio 2019



RECENSIONE ANIME- 
THE LOST CANVAS PARTE 2




 Genere- fantasy, shonen, avventura
Autori- M. Kurumada, Shiori Teshirogi
Serie- 2 (interrotta)
Puntate 2° serie- 13
Rete di trasmissione italiana- Man-ga (Sky)



La seconda parte di Lost Canvas riprende da dove si era interrotta, proseguendo le avventure di Tenma e soci che cercano di fermare Hades/Alone e la sua tela mortale che si dipana sullo sfondo del cielo per tutta la serie, e continuando a mostrarci molti personaggi interessanti e senza focalizzarsi unicamente sui Saint di bronzo, rendendo lopera corale.


Anche nella 2° stagione possiamo ammirare le gesta di Cavalieri doro decisamente maltrattati nella serie classica, tipo Manigoldo del Cancro, simpatico e originale cavaliere davvero dedito ad Athena, al contrario del piu noto e odioso Cancer; nella prima stagione avevamo assistito alle nobili azioni di Albafica dei Pesci e del povero Aldebaran del Toro.



Le puntate riescono a restare in equilibrio tra avventura, azione e pathos;  numerosi flashback ci mostrano il passato di alcuni personaggi, come Yuzuriha, Silver saint della Gru, oppure la precedente guerra sacra conto Hades combattuta da Sage e Hakurei del Jamir.


Questi flashback non sono presenti nel manga, ma arricchiscono senzaltro la serie televisiva.
In gran risalto anche   El Cid, Saint del Capricorno.

Tenma e un protagonista che ha la sua crescita, passando da sbruffone a saint consapevole dei sacrifici e dei pericoli che comporta la sua missione, quella di salvare Athena e il mondo. 

Appaiono interessanti anche i villain della serie, su tutti gli dei gemelli Hypnos e Thanatos.


 Edizione italiana con doppiaggio di gran livello. E' possibile acquistare i dvd prodotti dalla Yamato, per chi si fosse perso la trasmissione tv.

Coinvolgente e curata sotto ogni aspetto (trama, personaggi, design, animazione), il vero problema di Lost Canvas e che si tratta di una serie interrotta. Manca infatti tutta la parte finale, e i produttori della TMS entertainment non sembrano intenzionati a continuarla, non si sa perche visto il successo e lapprezzamento che ha avuto, anzi sconcerta che si siano concentrati sul discutibile remake prossimamente trasmesso da Netflix, il cui teaser ha fatto trasecolare milioni di fans in ogni parte dellorbe terracqueo.
  

Per far loro cambiare idea non ci resta che sperare in un intervento divino di Athena!

Copyright immagini degli aventi diritto.  



giovedì 8 novembre 2018



RECENSIONE ANIME: MAZINKAISER CONTRO IL GENERALE NERO





Autore: Go Nagai
Produzione: Bandai, D- World, D/Visual
Formato: OAV
Durata: 55’
Uscita: 2003 Giappone, 2006 Dvd Italia, 2017 tv
Trasmissione italiana: Man-Ga (Sky)



Un nuovo (non proprio…è uscito da un po’!) tassello arricchisce l’ormai interminabile Mazinsaga: stavolta il Mazinkaiser pilotato da Koji dovrà vedersela con il Generale Nero, storico avversario del Grande Mazinga.
Uscito dopo la serie Mazinkaiser, non è però collegato a essa in nessun modo; Nagai, come Matsumoto, utilizza a piacimento i suoi personaggi senza crearsi problemi di incongruenze o continuità, e va bene così, lo amiamo per ciò che è!
Koji e Sayaka sono in vacanza a Parigi quando un redivivo Generale Nero manda i Sette generali e il Duca Gorgon a distruggere la base atomica in Giappone, uccidere Koji e, ovviamente, impossessarsi del mondo.
Mentre i due cercano di tornare in Giappone, l’Armata Mazinger (Il Grande Mazinger, Venus Alpha, Million Alpha, Vayon Beta, Dyon Gamma) cerca di frenare l’attacco in tutto il mondo, senza successo e con gravi perdite.
Una volta arrivati in Giappone, verranno aiutati dal Professor Yumi e da Boss Robot, stavolta in maniera sostanziale, e si arriva così allo scontro finale, chi lo vincerà? Che ve lo dico a fa’ ?...

Gran parte del film è incentrato sul tentativo di ritorno da Parigi in Giappone, relegando al combattimento finale ben poco spazio ed epicità; più d’effetto gli scontri dell’Armata Mazinger contro i nemici, con scene anche un po’ cruente assenti negli anime anni ’70. A questa mancanza d’equilibrio tra le parti suppliscono tante scene d’azione e grandissimo ritmo, non ci si annoia di certo anche se tutto è molto prevedibile. Bruttissimi i nuovi robot dell’Armata Mazinger, un mecha design da dimenticare.
Soprassediamo con le trovate del tutto inverosimili, è sempre un cartone robotico/fantastico, quel che manca è appunto l’originalità: assistiamo a un riproporsi di temi visti e rivisti. Meglio vedere il tutto come un omaggio più adulto ai personaggi, o come una preparazione per il film uscito l’anno scorso Mazinga Z: Infinity (qui la recensione).
Mi sono piaciuti anche il restyling in chiave più moderna dei personaggi, buoni e cattivi, ma senza esagerare, magari potevano evitare di vestire Koji e Boss con la divisa del liceo ma vabbè!
 L’animazione è ottima, fluida; mi è piaciuta anche la colonna sonora e ho apprezzato il doppiaggio, che non ha le voci originali ma non si può pretendere troppo.
Ho visto questo OAV trasmesso sul canale Man-ga di Sky, non so se è ancora disponibile il Dvd; qualora decidiate di recuperarlo in qualche modo, non vi aspettate meraviglie.
Da prendere così!