Libri, film, fumetti, cartoni animati, serie tv, ma anche il passato e la Storia: sono infiniti gli Universi in cui navigare e perdersi, mondi di fantasia oppure realtà che si confonde col mito e la leggenda.
Terminate
le ferie (per voi, io ho lavorato!), inauguriamo l’anno con un bell’articolo
sulle serie tv più attese del 2024, in ordine di uscita ipotetica.
Per chi capitasse qui per la prima volta: diamo particolare evidenza alle serie di genere fantastico!
1)Avatar,
la leggenda di Aang: live action su Netflix il 22 febbraio
2)The Walking dead, the ones who love, ovvero lo spin off con Rick e
Michonne, il 25 febbraio.
3)Il
problema dei tre corpi, serie fantascientifica tratta dal romanzo di Liu Cixin
e adattata dal duo Weiss/Benioff, il 21 marzo su Netflix.
4)House of the dragon 2, periodo estivo.
5)Wednesday
2, verso ottobre.
6)Stranger
Things 5, su Netflix, data ignota
7)Squid
game 2, su Netflix, data ignota
8)The
Acolyte, altra serie tv della galassia Star Wars, su Disney+
9)Daredevil:
Born again, con Charlie Cox, verso fine anno, su Disney+.
10)The Penguin con Colin Farrell, sempre verso fine
anno.
Non
sappiamo se farà in tempo ad uscire nel 2024 Blade Runner 2099, prodotto da
Ridley Scott; aggiungo
fuori lista anche True detective: Night country, in cui ci sarà anche Jodie
Foster e sarà ambientata in Alaska, in uscita il 14 gennaio su Netflix.
Ce
ne saranno sicuramente mote altre, intanto scaldiamo i telecomandi/gli
streaming con questi!
La terza stagione della serie tratta dal
fumetto francese Transpercerniege
Non è facile recensire questa stagione senza
spoilerare, sarà quindi una short review...più short del solito!
La serie riprende da uno snodo interessante:
sarà sopravvissuta Melanie? Layton, ormai a capo del treno, riesce a staccarsi
dalla Big Alice e inizia la ricerca della donna; nel mentre, i vari personaggi
continuano a cercare di sopravvivere sul treno, intrecciano nuove relazioni,
proseguono colpi di scena e tradimenti vari.
A un certo punto compare un nuovo personaggio
che dà l’input a Layton per cercare un punto caldo nel corno d’Africa, grazie
anche a delle visioni che lui inizia ad avere (c’è anch3 una puntata onirica, la
3x07); ma sarà vero o no? Senza conoscere la risposta, Andre utilizza questa
speranza per tenere vive le speranze di tutti coloro che vivono sul treno,
ormai allo stremo delle forze. In pratica mente, e qui ritorniamo a Melanie, a
Wilford e a tutti coloro che sono stati a capo dello Snowpiercer, lungo 1029
carrozze (variabili): i leader alla fine dicono bugie, buoni o cattivi o
neutrali che siano. Interessante riflessione.
Riusciranno i nostri eroi nl loro intento?
La serie a me è piaciuta, nonostante qualche
ripetitività o sottotrame risolte un po’ alla carlona, e quando ho scoperto che
la quarta stagione, inizialmente rinnovata, è stata invece cancellata mi è
preso un colpo! Non è facile lasciare così questo mondo e i suoi personaggi, anche
se comunque il finale potrebbe anche esserci anche se non si risolve tutto
tutto, restano cose in sospeso.
Spero in un ripensamento! Al limite mi consolerò leggendo il fumetto!
Recap
Titolo: Snowpiercer
Genere: post apocalittico, fantascienza
N. di puntate: 10+10+10
Produzione: USA
Rete di trasmissione in Italia: Netflix
Main Cast: Jennifer Connelly, Daveed Diggs, Sean Bean, Mickey Sumner, Alison Wright
Questa serie in sole 6 puntate ci racconta
l’inizio della vicenda di Elizabeth di Baviera, meglio conosciuta come Sissi,
del suo incontro con Francesco Giuseppe e del suo traumatico ingresso a corte.
Abituati ai film degli anni ‘50, in cui il
personaggio era eccessivamente romanzato ed edulcorato, la serie ci fornisce
una versione più vicina alla realtà, presentandoci una Sissi piena di
chiaroscuri, come effettivamente era.
Sicuramente aveva una personalità fuori dai
canoni dell’epoca, insofferente alle regole, amante della libertà, ed è anche
per questo che Franz scelse lei invece della sorella Helena, la vera promessa
sposa.
Sono ben delineati anche i personaggi di
contorno, tra cui spiccano l’arciduchessa Sofia, madre di Franz e zia di Sissi
(i due erano cugini), e Massimiliano, fratello minore di Franz, scapestrato e
ribelle ancor più della protagonista.
Va da sè che nella serie i due hanno
un’attrazione reciproca, anzi lui pare proprio innamorato (di questo non ci
sono riscontri in realtà), anche se lei resta fedele al promesso sposo-poi
marito.
C’è sicuramente grossa crisi con Sofia,
rigidissima madre dell’imperatore, come rigida era tutta la corte dell’epoca,
in maniera anacronistica anche per fine ‘800: lo scontro si fa durissimo e lei
sta per abbandonare la corte, ma resta incinta, quindi rimane.
I due
cercheranno inoltre di svecchiare l’Impero, e in queste puntate emergono le
tribolazioni di entrambi. Franz invece di fare la guerra, come vorrebbe la
madre, vuole fondi per costruire una ferrovia; lei vorrebbe migliorare le
condizioni di estrema povertà dei suoi sudditi.
Molti sono i complotti alle loro spalle, più o
meno romanzati; non è chiaro se effettivamente Massimiliano partecipò a questi
tentativi eversivi, più no che sì.
A una attenta caratterizzazione dei
personaggi, fa da sfondo una ricercatezza nei costumi notevole: indimenticabile
il vestito da sposa di Sissi. Non sono da meno le ricchissime scenografie, con
scene girate nel palazzo di Weissenstein in Baviera.
La serie risulta troppo corta, sembra un'anima
parte di stagione, ma è densa di avvenimenti e non ci si annoia mai.
Attendiamo la seconda stagione.
Recap
Titolo: L'Imperatrice
Genere: Storico
Produzione: Germania
Stagioni: 1- segue
N. di puntate: 6
Rete di trasmissione in Italia: Netflix
Main cast: Devrim Lingnau, Philip Froissant, Melika Foroutan, Johannes Nussbaum
Il ritorno sul piccolo schermo di Mercoledì Addams, firmata da Tim Burton
Cari
telefilm- dipendenti,
Mercoledì,
la serie diretta da Tim Burton (i primi 4 episodi) con Jenna Ortega ha
suscitato molte opinioni contrastanti: c’è chi l’ha definita un capolavoro, chi
una ciofeca per la sua banalità e gli scopiazzamenti.
Una
sana via di mezzo: è una serie molto carina, avvincente, molto sopra le righe
che rimane di fondo un teen drama ambientato in una scuola per ragazzi
speciali- sì, l’ennesima. Vero, è ormai un cliché, ma i teen freak (o “super”
che dir si voglia) rendono molto bene in un contesto scolastico, che si rifà ai
college inglesi/americani.
La
protagonista è un personaggio unico. A molti è risultata odiosa e
insopportabile, ma è proprio per questo che l’interpretazione della Ortega è
perfettamente riuscita. La sua Mercoledì è una ragazza molto goth, amante del
macabro, solitaria e asociale che nel contempo sembra saper fare tutto: tirare
di scherma, suonare il violoncello, scrivere, combattere… sicuramente meno
umoristica della sua predecessora cinematografica interpretata da Christina
Ricci, che qui interpreta un altro personaggio, la prof. di erboristeria. Non mi trovo d'accordo neppure con chi l'ha criticata perchè piatta: questo tipo di personaggi è piatto di default: avete forse visto nelle serie o nei film delle modifiche alla loro personalità rilevanti? No, e anzi qui un po' di cambiamento tra l'inizio delle puntate e la fine c'è.
Questa
Mercoledì o la ami o la detesti. Io la prima!
Arrivata
alla Nevermore, obbligata dalla famiglia, si trova presto in un thriller a
carattere soprannaturale che coinvolge la vicina cittadina di Jericho; alla
trama thriller si aggiungono i tipici drammi adolescenziali, amorosi e di altro
tipo, che caratterizzano le produzioni dedicate ai teen agers (o giù di lì).
Alla fine si scoprono anche dettagli sul passato di Morticia, che studiò in questo
college, e Gomez, e sulla loro love-story.
È
una serie avvincente, frizzante, sicuramente non un capolavoro, ma c’è una
scena che in effetti lo é. Quella in cui Mercoledì danza alla festa scolastica!
Ovviamente nella sceneggiatura ci sono passaggi altamente scontati, soprattutto per chi mastica di
televisione da anni, ma i colpi di scena non mancano.
Jenna
Ortega è supportata da un buon cast, su cui spicca l’interpretazione di
Gwendolyne Christie, che, smessi i panni di Brienne di Tarth nel Trono di
spade, passa a interpretare l’ambigua direttrice del collegio. La famiglia di
Mercoledì si vede poco, ma sicuramente Catherine Zeta-Jones è perfetta nel
ruolo di Morticia. Gomez invece è interpretato da un Luiz Guzman ancora più
brutto del solito, e questo ha suscitato polemiche perché gli interpreti
precedenti avevano tutti un certo charme; in realtà, nelle strips originali, il
personaggio era davvero bruttissimo, diciamo quindi che la scelta è stata
attinente.
Immancabile
Mano, che segue la ragazza al college!
Un’altra
critica che ho letto è proprio al regista, Tim Burton. Non si può certo pretendere che un
regista replichi in ogni opera i suoi masterpiece, ma io ci ho visto molto di
lui in questa serie: innanzitutto l’amore per i freaks e i reietti in generale,
poi la grafica dei mostri e infine la cura per i dettagli dark, che in tv non
possono essere come quelli del grande schermo, ma ci sono.
L’abbigliamento
di Mercoledì è perfetto, così come le scenografie: indimenticabile la camera
che la protagonista divide con la compagna di stanza Enid (Emma Myers), una
licantropetta che non sviluppa i suoi poteri e che ama i colori, gli arcobaleni
ecc., insomma l’opposto di Mercoledì!
La
serie è autoconclusiva, ma c’è un finalissimo che rimanda alla prossima
stagione, confermata da Netflix.
Suggerisco
la visione a tutti, adulti e ragazzi, vi divertirete! L’horror non è troppo
horror, è più un fantasy-horror (per chi avesse paura di spaventare i pargoli).
Recap
Titolo:
Mercoledì (Wednesday)
Genere:
fantasy, horror, teen drama
Stagioni:
1-segue
Puntate:
8
Rete
di trasmissione in Italia: Netflix
Regia: Tim Burton (p.1-4)
Main cast: Jenna Ortega,
Catherine Zeta-Jones, Luiz Guzman, Gwendolyne Christie, Christina Ricci
nella 4a stagione di Stranger Things abbiamo assistito a un doppio passaggio:
dall’infanzia all’adolescenza dei protagonisti (anche a causa del lungo stop
alle riprese causato dalla pandemia) e da un mondo fantastico, sebbene pauroso,
all’horror vero e proprio.
Il
nemico paranormale contro il quale deve lottare il nostro gruppo di amici,
Vecna, stavolta è veramente terribile: compie infatti una serie di efferati
omicidi, e almeno all’inizio Undici è lontana e priva di poteri. Trasferitasi
con la famiglia a Los Angeles, subisce il bullismo dei coetanei e senza poteri
non riesce a cavarsela; li riacquisterà in seguito, anche se allo spettatore
rimane un senso di amaro in bocca perché la giovane non è riuscita a trovare
una dimensione senza le sue capacità paranormali. Invece ad Hawkins Will, Dustin
e Lucas si uniscono a un club di gamers, l’Hellfire club di Eddie, che verrà
accusato di essere l’assassino proprio per il fraintendimento dello scopo del
suo club: una chiara critica al mondo degli adulti che non ascoltano i giovani
e non capiscono il loro mondo. Il gruppetto più grande, Nancy, Johnantan e
Steve, collaborerà alla riuscita del piano, ma come personaggi nel corso della
serie perdono un po’ di spessore. Nancy e Murray invece hanno una sottotrama
distaccata dal plot principale: i due vanno in Russia per un’operazione di
salvataggio, ma le loro avventure tragicomiche spezzano in modo irritante il
filone principale e appaiono inutili nello svolgimento generale.
Importantissimo
in questa stagione lo svelarsi del passato di Undici, che scopriamo tramite
flashback.
Le
puntate sono solo 7, ma sono molto più lunghe del normale, l’ultima addirittura
più di due ore! Questo offre un tocco cinematografico alla serie; inoltre la
produzione non ha lesinato in CGI, a livelli quasi da film.
Oltre
alla qualità degli effetti speciali, non si può non citare la colonna sonora
(es i Metallica e Kate Bush) e il citazionismo di classici del passato anni '80,
soprattutto Stephen King, che lo spettatore più attento ritroverà in diverse
occasioni.
Nel
complesso, una serie spettacolare, nonostante qualche scelta a livello di
sceneggiatura avrebbe potuto essere migliore.
La
5° e ultima stagione uscirà nel 2024, e il titolo del primo episodio sarà The
crawl.
Archive
81, una serie mistery dai risvolti inquietanti
Cari
serie tv addicted,
Archive
81 è una serie autoconclusiva mistery con risvolti inquietanti, a tratti
horror, con una forte componente paranormale che ho trovato interessante, anche
se non esente da pecche.
Dan
Turner è un restauratore di pellicole e vecchi vhs (ADORO!!) che viene ingaggiato da un
tipo misterioso per ripristinare vecchi nastri girati negli anni ’90 da una
studentessa che svolgeva una ricerca per la tesi di laurea sul condominio
Visser, distrutto poi in un incendio mai spiegato.
Sbobinando
le vhs, chiuso da solo in un centro isolato messo a disposizione dal
committente, si rende conto di quanto fosse inquietante quel condominio e
strane le persone che ci vivevano, ma non solo: si trova collegato a Melody,
come se i due si percepissero.
Nella
prima parte della serie scopriamo i fatti insieme a Dan, sfruttando il
meccanismo del found footage, cosa
che poi viene abbandonata anche per velocizzare l’azione, che ha diversi tempi
morti.
I
protagonisti sono molto carismatici e portano avanti la serie non dico da soli
ma quasi; le decisioni che prendono i personaggi lasciano a volte un po’ perplessi
(se sto in un condominio angoscioso con persone stranissime e succedono cose
poco spiegabili io non resto e me la do a gambe, idem se uno mi fa lavorare
isolata e succedono altrettante cose ai confini della realtà), ma questo sembra
essere un problema comune a tutte le sceneggiature degli ultimi anni, e vabbè,
ci passiamo sopra.
Non
si può dire che la soluzione del mistero sia del tutto imprevedibile e il
finale pare troppo veloce rispetto alla lentezza di alcuni episodi (anche
questo pare un vizio comune dal finale di GoT), in complesso la serie mi è
piaciuta discretamente e la consiglio.
Recap
Titolo:
Archivio 81
Genere:
mistery, horror, paranormale
Produzione:
USA
Episodi:
8
Data
di uscita: gennaio 2022
Rete
di trasmissione in Italia: Netflix
Main cast: Mamoudou Athie, Dina Shihabi,
Matt McGorry
La recensione della seconda stagione di The Witcher, serie fantasy con Henry Cavill
La
seconda stagione di The Witcher ha un passo completamente diverso rispetto alla
prima, che, rispecchiando più o meno il volume 1 della saga, era composta da una serie
di episodi con una trama orizzontale piuttosto labile, ma che è servita a
presentare i personaggi principali.
Invece
questa seconda serie abbandona la frammentarietà della prima e catapulta lo
spettatore in una storia dal ritmo avvincente, con una trama più lineare,
mostrando un mondo fantasy con le sue varie fazioni in lotta e una serie di
informazioni sul mondo stesso, affascinante e coerente.
Il tema
principale della serie è il rapporto tra lo strigo e Cirilla, di cui pian piano
si scoprono le origini; Geralt la porta ad allenarsi a Kaer Mohren, roccaforte
dei Witcher, dove lui incontra dopo anni il suo maestro Vesemir. Nel mentre crede l'amata Yennefer morta nella battaglia di Sodden. La trama va infittendosi e diventa
anche un po’ confusionaria e non sempre facile da seguire, per quanto riguarda
le macchinazioni politiche tra Cintra, i regni del Nord e Nilfgaard, in cui
Yennefer resta invischiata insieme alla pericolosa Fringilla; molto più
interessante la storyline del protagonista e di Ciri, che in questa serie
sovrasta di gran lunga Yennefer, relegata alla storyline più ostica.
Il
protagonista compie un arco di trasformazione, diventando da killer di mostri
una figura paterna per Cirilla.
Ranuncolo
si vede poco, e infatti l’humor che permeava la prima serie qui si è perso,
lasciando spazio quasi solo al drama.
Appare
anche il popolo elfico, qui rappresentato come un popolo derelitto,
schiavizzato, metafora dei popoli migranti del mondo reale.
Ottimo
il finale, ricco di magia e colpo di scena finale.
Migliorata
molto la CGI, mentre costumi e scenografie sono degni di nota come nella
stagione 1.
Nel
complesso, la seconda stagione di The Witcher è di gran lunga migliore della
prima, aspettiamo con trepidazione le serie seguenti per immergerci
ulteriormente nel mondo magico creato da Andrzej Sapkowski. La terza stagione è
stata annunciata per l’estate 2023, e sappiamo da poco più di un mese in via
ufficiale che nella 4° stagione; Geralt sarà impersonato non più da Henry Cavill ma, a quanto pare, da Liam
Hemswort, anche se è stata fatta una raccolta di firme per far rimanere Cavill.
Nota
personale: detesto i recasting, poi dei personaggi principali non ne parliamo!
Recap
Titolo: The Witcher
Genere: fantasy
Produzione: USA, Polonia
Episodi:
8+8
Rete
di trasmissione in Italia: Netflix
Main cast: Henry Cavill, Anya Chalotra, Freya
Allan, Kim Bodnia
Una
docu-serie sui Samurai e le guerre nel periodo Sengoku
Cari
amanti del Giappone e della Storia in generale,
Age of
Samurai è una miniserie- documentario in 6 puntate, che unisce la
documentazione e l’entertainment per raccontarci un
periodo particolarmente confusionario e sanguinoso della storia giapponese, il
periodo Sengoku (1552-1615)
Siamo
nel XVI secolo, il Governo centrale a perso il potere, che ora è suddiviso tra
vari signori locali, i Daimyo, che lottano per accaparrarsi più potere e
territorio possibile. I tre unificatori, che porteranno i vari shogunati a
unirsi sotto l’egida dei Tokugawa, sono Oda
Nobunaga, Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyoshi,
Battaglie
sanguinarie, tradimenti, congiure, sopraffazioni e delitti tra parenti sono i
protagonisti di questa docu-serie, che ci mostra i personaggi e le battaglie principali
con filmati accuratamente realizzati alternati a interviste di storici di varia
nazionalita’.
I
personaggi sono approfonditi in ogni aspetto, anche psicologico, cosi’ come le usanze, l’abbigliamento, le armi e le
armature, le case e gli edifici dell’epoca.
La
serie colpisce per la ferocia del periodo, riportata senza troppe censure, e la
scarsita’ delle figure femminili; quelle mostrate
hanno comunque un certo rilievo, nonostante l’epoca, come Lady Nene che mi ha molto affascinata, e
Lady Chacha.
Ho trovato
Age of Samurai ben realizzata per quel che riguarda i filmati, mentre i vari
prof che spiegavano la situazione li ho trovati quasi tutti con scarse capacità
divulgative, non aiutati certo dalla solita inquadratura statica a mezzobusto
su sfondo neutro.
Alla
fine ho certamente appreso qualcosa di interessante su quel periodo, ma non
posso affermare di non essermi mai annoiata!
Consiglio
comunque la docu- serie agli appassionati e curiosi della Storia e del
Giappone.
Recap
Titolo-
Age of Samurai
Genere-
storico, documentario
Produzione-
Usa/Canada
N.
puntate- 6
Rete di
trasmissione italiana- Netflix
Main
cast- Hayate Masao (Ieyasu Tokugawa), Masami Kosaka (Toyotomi Hideyoshi), Hideaki
Ito (Date Masamune), Elina Miyake (Nene), Masayoshi Haneda (Oda Nobunaga).
Il
sequel di La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones
Dopo
aver visto la serie e letto il romanzo La cattedrale del mare (qui recensionedoppia), di Ildefonso Falcones, ho deciso di non leggere il seguito per
l’eccessiva presenza di particolari sui numerosi abusi sulle donne, ma ho
guardato la serie sapendo che le scene sarebbero state molto più leggere
rispetto al romanzo, che comunque mi era piaciuto nel complesso.
Ci
ritroviamo a Barcellona nel XIII sec, il Nostro Arnau Estanyol è un ricco e
stimato consigliere, ma alla morte del Re i suoi nemici giurati, i Puig,
tornano in città e lo eliminano. Il protagonista di questo sequel è Hugo Llor,
un umile orfano protetto da Arnau e amico del figlio di questi, Bernat;
nonostante la morte del suo benefattore riesce a salvarsi, andando a lavorare
nei campi degli ebrei e diventando un bravo vinaio. La vicenda si complica tra
amori, intrighi, segreti, rivolte, guerre e, pirati e pratiche mediche
proibite.
Il
tema principale quindi è ancora quello del riscatto sociale, e troviamo ancora
una volta il terribile trattamento riservato alle donne (ma non si vedono
dettagli atroci, per fortuna) nel Medioevo.
Hugo e
gli altri personaggi compiono il loro percorso, che sarà a volte positivo e a
volte negativo; molto interessante la descrizione degli usi e costumi
dell’epoca; ottime le ambientazioni e le scenografie, che con un uso sapiente
della fotografia rivestono grande importanza nella riuscita della serie, fornendo
quell’alone gotico in contrasto con la natura ancora sterminata e
incontaminata: il mare, i campi sono i grandi protagonisti della storia.
Gli
attori tutti bravi e in ruolo.
Consiglio
quindi la visione delle 8 puntate; ci sono senz’altro delle lentezze e delle
scene un po’ da soap opera ma la visione è nel complesso godibile.
Recap
Titolo:
Gli eredi della Terra
Genere:
Storico
Produzione:
Spagna
N. di
puntate: 8
Rete
di trasmissione in Italia: Canale 5 (prima visione), Mediaset Infinity, Netflix
Main Cast: Yon Gonzales, Elena Rivera, Rodolfo
Sancho, Michelle Jenner
Una
serie tv fantascientifica post-apocalittica originale e avvincente
Quando
vidi il filmSnowpiercer (diretto da Bong Joon-ho uscito nel 2013 ) restai
colpita positivamente, anche se non fomentata a livello HYPE, così ho tardato a
visionare la serie tv e non ho neppure preso il fumetto da cui è tratta, Le
Transperceneige (Jaques Lob e Jean Marc Rochette), che esce addirittura dal
1982 nei paesi francofoni.
La
graphic novel è uscita in formato omnibus, edita da Editoriale Cosmo (qui link) ma ancora non l’ho acquisita, invece la
stagione 1 l’ho vista e mi ha fomentato.
Siamo
8 anni prima di quanto abbiamo visto nel lungometraggio e la serie è “canon”;
all’inizio c’è una breve spiegazione di quanto è successo nel 2026 e del perché
questo treno viaggia in moto perpetuo a super velocità in un mondo
completamente ghiacciato e in cui la vita è impossibile. Il treno è stato
creato dal Sig. Wilford, e le redini sono tenute da Melanie Cavill, un’eccellente
Jennifer Connelly.
Lungo mille e una carrozza, come amano ripetere, il treno è
diviso in tre classi, che corrispondono alle classi sociali, più il “Fondo”,
dove ci sono i reietti, i paria, quelli saliti sul treno da clandestini e che
versano in condizioni disumane. La storia comincia con un thriller: Melanie
Cavill si rivolge a Andre Leyton (Daveed Diggs), detective che vive nel Fondo,
per risolvere una serie di delitti.
Grazie
a questo escamotage, scopriamo pian piano l’ambientazione, le particolarità del
treno, le leggi che lo regolano, i personaggi e molti oscuri segreti. Intanto
il Fondo vuole ribellarsi, mentre i ricchi della 1° classe ovviamente
vorrebbero incrementare i loro privilegi. Questa trama si sviluppa nella
seconda parte della serie, che risulta quindi poco omogenea ma molto avvincente
dall’inizio alla fine.
Gli
attori sono tutti molto bravi e nel ruolo, su tutti la già nominata Jennifer
Connelly, la sceneggiatura scorre bene, i colpi di scena non mancano, anche nei
rapporti tra personaggi e non ci si annoia mai. La struttura permette di
seguire la trama senza scervellarsi.
Colpo di scena nel finale, in parte prevedibile.
Lo
consiglio senz’altro a tutti gli amanti della sci-fi.
Vedrò
presto la 2° stagione, sperando sia all’altezza!
Recap
Titolo:
Snowpiercer
Genere:
fantascienza post-apocalittica
N
di stagioni: 3- (segue)
Puntate:
10+10+10
Produzione:
USA
Rete
di trasmissione in Italia: Netflix
Main cast: Jennifer Connelly,
Daveed Diggs, Alison Wright, Mickey Sumner
Star Trek Discovery si smarca dal passato e diventa indipendente
Cari
telefilm addicted,
la
3° stagione di Star Trek Discovery abbandona i legami con la serie madre per
diventare indipendente e arrivare là dove nessun uomo è giunto prima, mille
anni dopo gli eventi narrati sinora. Creare un nuovo universo narrativo non è
mai facile, e gli sceneggiatori hanno messo molta carne al fuoco.
Le
sottotrame sono tante e i nuovi personaggi interessanti, ma né quelle né questi
sono approfonditi a dovere, visto che le puntate sono 13 e il minutaggio non
supera mai i 50’. Ad esempio, si sottolinea come una terribile esplosione nel
passato abbia semidistrutto la galassia e soprattutto tutte le navi col
dilitio, rendendo impossibili i viaggi a curvatura, storia interessante da
approfondire, invece rimane superficiale per tuta la serie.
Di
contro, non ci si annoia mai, succedono un botto di cose piene di combattimenti
e sentimenti, anche colpi di scena.
Il
girl power è ciò che ho apprezzato di più nella stagione: i personaggi
femminili sono quelli maggiormente valorizzati, finalmente con ruoli di
rilievo.
La
serie è corale; Michael Burnham resta la protagonista, ma c’è molto spazio
anche per tutti gli altri: Saru, Stamez, Tilly, Georgiu ecc. che vivranno molte
avventure.
La
villain della serie, Osyraa, una tipa verde che assomiglia un po’ a Gamora un
po’ a She Hulk, e anche alla Perfida Strega dell’Ovest, invece non convince
molto, ha poco spazio e sembra che minaccia la Discovery mentre gli altri sono
impegnati in altre missioni. Non fa mai veramente paura.
Quindi
nel complesso direi che è una serie molto ricca, tocca vari argomenti ma senza
approfondire molto, i personaggi sono convincenti anche grazie alla bravura del
cast, ma c’è poca trama orizzontale.
Sono
curiosa di vedere la 4° stagione, che è stata già trasmessa da Pluto Tv ma ora
non c’è più nel palinsesto; bisogna attendere Paramount Tv in Italia, pare a settembre 2022.
La
5° stagione di Star Trek Discovery è stata confermata.
Recap
Titolo:
Star Trek Discovery 4
Genere:
Fantascienza
Produzione:
USA
N.
di puntate: 15+14+13+13
Rete
di trasmissione in Italia: Pluto TV/Paramount
Main Cast: Sonequa Martin Green, Doug
Jones, Anthony Rapp, Michelle Yeoh, Mary Wiseman
Ci vediamo dopo il ponte del 2 giugno! Buona festa!
Molto
particolare questa serie post-apocalittica, cari videodipendenti, sicuramente
tra le più originali del 2021, tratta da un fumetto di Jeff Lemire.
Il
tema pandemia poi riporta l’attenzione ai tragici fatti che stiamo vivendo dal
2020: dieci anni prima dei fatti narrati, una pandemia detta il Grande Crollo
ha sterminato l’umanità e ha comportato la nascita di bambini ibridi, metà
umani e metà animali. Gus/ Sweet Tooth (= Golosone) è il piccolo protagonista,
un bambino- cervo che vive barricato in una casa nel bosco col padre, ma presto
ne uscirà per compiere un lungo viaggio. Incontra subito l’Uomo Grande, Jepperd
(Nonso Anozie), un cinico e disilluso tipo nel cui cuore subito farà breccia, e
poi altri personaggi.
A
questa storyline se ne aggiungono altre, più adulte: quella del medico Singh,
che cerca una cura per la moglie infettata, ma col virus bloccato; Aimee, una
ex psicologa che ha costruito un rifugio per i bambini ibridi, tra cui sua
figlia; il generaleAbbott, il villain di turno, che bracca gli ibridi.
Nel
corso delle puntate, ricche di azione e colpi di scena ma anche di momenti più
lenti, si scoprirà di più su quel mondo e sul virus che ha quasi sterminato la
razza umana e sulla mutazione. Le cose non sono mai come sembrano!
Non
tutte queste storyline hanno il tono fiabesco che si percepisce quando c’è Gus, anzi
sono sicuramente più adulte, anche se la violenza non viene mai mostrata
esplicitamente: fa molto anni ’80! Ma è proprio quando c’è il piccolo Golosone
che la serie attira maggiormente, tra l’altro l’attore, Christian Convery, è
molto bravo a rendersi sempre tenero e mai antipatico. Di certo è aiutato dai
movimenti delle sue orecchiette di cervo, che sottolineano le sue emozioni. C’è
anche una voce narrante a aumentare il senso fiabesco…e il richiamo agli ’80!
In
generale un ottimo casting, non c’è che dire.
La
fotografia è particolare, molto chiara e molto colorata, a sottolineare il tono
fiabesco; gli effetti speciali non sono un granché, ma anche questo fa molto
stile anni ’80!
In
conclusione, una serie avvincente, emozionante, fiabesca ma anche dura, corale e con un protagonista molto azzeccato.
Attendiamo
la seconda stagione, già confermata da Netflix!
Recap
Titolo:
Sweet Tooth
Genere:
post apocalittico, fantasy, fantascienza, distopico, avventura, drama
Stagioni:
1 (segue)
Produzione:
USA
N.
di puntate: 8
Rete
di trasmissione in Italia: Netflix
Anno: 2021
Main Cast: Christian Convery, Nonso Anozie,
Adeel Aktar, Dania Ramirez, Stefania Owen
La
serie tv coreana di Netflix e’ una vera sorpresa
Ho
guardato questa serie quando l’eco delle numerose polemiche che ha suscitato era gia’ svanito, e me la sono goduta
doppiata in italiano, per non perdere neppure un fotogramma.
Oh, ve
lo dico subito, bisogna abituarsi alla recitazione orientale, spesso fuori
dalle righe, molto eccessiva, esagerata, con espressioni da manga che possono
sembrare macchiettistiche.
Squid
game (Il gioco del gambero, una specie di gioco della campana nostrano) e' una serie cruda, brutale, che non lesina in dettagli splatter, ma capace di una eccellente introspezione
psicologica sia sui personaggi singoli sia sul comportamento degli uomini in
situazioni di pericolo, rinchiusi tutti insieme.
Il protagonista
e’ Seong, un fallito che una sera
viene intercettato da un tipo che gli propone di partecipare a un gioco in cui
il montepremi è stratosferico. Accetta e si ritrova in un luogo misterioso, con
altri perdenti e falliti come lui, 456 persone che devono sfidarsi ad alcuni giochi. Il primo e' Un due tre
stella.
Ma in versione mortale.
Disperati, i sopravvissuti votano per uscire da
lì (ne hanno facolta'), ma ben presto decidono di tornarci. Tutti. Perche’ la vita la’ fuori per loro non significa piu’ nulla, sono finiti, ai margini
della societa’, oppure rischiano il carcere,
mentre li’ dentro hanno uno scopo e sono
tutti uguali alla partenza. Questo vien loro espressamente detto e sottolineato piu' volte da un manipolo
di uomini vestiti di rosso e mascherati, comandati dal Front-Man, un misterioso tizio che sembra il
Dottor Destino.
Facciamo
la scoperta degli altri personaggi. Il vecchissimo e malato Oh-Il Nam, l’immigrato indiano Abdul Ali’, il gangster Jang, l’amico di infanzia di Seong Cho, ora
bancarottiere, una ladruncola in cui Seong si era imbattuto, e molti altri, tutti ottimamente caratterizzati. C’è anche un ispettore di polizia che
cerca il fratello scomparso, e si intrufola nel covo segreto.
Gli
Hunger Games coreani non lasciano tregua. Le puntate sono super appassionanti,
e anche se si capisce chi vincera’ alla fine non si riesce a staccare gli occhi dallo
schermo. Ci sono puntate, come quella delle biglie, che sono un pugno nello
stomaco. Per sopravvivere si mente, si tradisce, si va contro i propri legami, contro se’ stessi. Un vero inferno.
Il
finale pare un inizio per una stagione successiva, che infatti e’ stata confermata, ma non si vedra’ prima del 2023.
Infine,
una riflessione. Perche’ anche il Corea del Sud riescono a
fare serie di successo viste da tutto il mondo e in Italia no?
Semplice,
continuiamo a essere troppo provinciali, troppo “locali”, anche nelle migliori produzioni. Non sto dicendo che una
serie o un film debbano essere "distopici", assolutamente. Squid Game e’ senz’altro coreano, si vedono i loro cibi tradizionali,
le loro citta’, ma resta tutto sullo sfondo; avrebbe potuto essere ovunque nel mondo. Invece da noi l’Italia o la citta’ italiana, i dialetti, i localismi sono sempre troppo
protagoniste, continua a mancare una visione globale. E secondo me questa visione ci sarebbe
pure, ma le lobby delle produzioni impediscono agli sceneggiatori piu' freschi, di talento e
con idee innovative di essere considerati, facendo lavorare solo e sempre le
stesse persone.
Confido in Sky e in Netflix, che stanno facendo vedere le cose
migliori da qualche anno a questa parte, v. Romulus.
Quindi,
Squid game e’ imperdibile, ma, cari genitori,
non la guardate coi vostri figli per poi piagnucolare e minacciare querele a
Netflix, usate il cervello e il parental control prima di gridare allo scandalo…
Recap
Titolo-
Squid Game (Il gioco del gambero)
Genere-
distopico, azione, thriller, drama
Produzione-
Corea del Sud
Stagioni-1
(continua)
N. di
puntate- 9
Rete di
trasmissione in Italia- Netflix
Main cast- Lee Jung-Jae, Park Hae-Soo, Oh
Yeong-Su, Anupam Tripathi, Kim Jo-Ryoung