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venerdì 18 novembre 2022

RECENSIONE FILM: L’OMBRA DI CARAVAGGIO

 

La recensione del film con Scamarcio su Caravaggio

 

 


 

Finalmente sono tornata al cinema dopo molti mesi, e sono contenta di aver scelto questo film, L'ombra di Caravaggio, ben girato e molto accurato, per la regia di Michele Placido (anche attore) che dirige un ottimo cast su cui brilla Riccardo Scamarcio, perfetto nei panni di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, eccelso artista vissuto tra fine ‘500 e inizio ‘600.

 

La trama segue l’indagine di un messo pontificio, detto l’Ombra (Louis Garrel), sull’artista che chiede la grazia dopo una delle sue malefatte; con questo espediente narrativo lo spettatore viene messo a conoscenza della vita e delle opere del geniale artista, controcorrente e dall’animo popolare.

Da notare quindi il doppio senso del titolo del film!

 Scopriamo la sua indole rissosa, il suo amore per la pallacorda giocata all’interno dei ruderi romani, la predilezione per le feste popolane e soprattutto per la gente più povera, gli ultimi, le prostitute, persone che sceglieva per i suoi dipinti che venivano così malvisti e rifiutati dalla Chiesa ufficiale, ma apprezzate dal ricco clero (come il cardinale Scipione Borghese) e dai nobili illuminati, come la sua protettrice Costanza Colonna (Isabelle Huppert).

La pittura dal vero era ciò che distingueva l’artista dagli altri del suo tempo, come il Cavalier d’Arpino, di cui fu apprendista, e il Baglione (Vinicio Marchioni), suo grande nemico insieme ad altri nobili con cui litigava spesso e volentieri, arrivando a compiere due omicidi.

Gli artisti dell’epoca infatti seguivano pedissequamente le direttive del committente, ovvero la Chiesa, che voleva immagini celestiali e candide, mentre Caravaggio dipingeva volti e corpi realistici, in ambienti ricchi di luci e ombre, proprio come era il suo carattere.

Assistiamo così ai suoi tableau dal vivo, con prostitute come Lena (Micaela Ramazzotti) a interpretare la Madonna e poveri mendicanti come quello che ha prestato volto e corpo a S. Pietro (Alessandro Haber).

 

Il tutto è supportato da un’ottima fotografia, che richiama i quadri del Nostro senza appesantire troppo (sarebbe venuto fuori un film inguardabile), bellissimi costumi, scenografia buona ma un po’ claustrofobica: hanno girato in pochi ampi spazi aperti, probabilmente per la difficoltà a eliminare la modernità dalle location.

Altra nota positiva, l’uso di un italiano più o meno dell’epoca, ma non troppo, sempre per non appesantire.

 

Nel complesso si vede che ci hanno speso molti soldi!

 

Un po’ lungo, ma si guarda con molto piacere, e invoglia, per chi non le conoscesse, ad ammirare tutte le opere che Caravaggio ci ha lasciato.

 

 

Recap

 

  • Titolo: L’ombra di Caravaggio
  • Genere: biopic, storico
  • Regia: Michele Placido
  • Durata: 120’
  • Produzione: Italia-Francia
  • Data di uscita: 3 novembre 2022
  • Main cast: Riccardo Scamarcio, Louis Garrel, Michele Placido, Micaela Ramazzotti, Isabelle Huppert, Vinicio Marchioni

 


martedì 1 settembre 2020


               LUCCA CITTA' DI CARTA

  Il festival letterario al Real Collegio 
 si è svolto dal 28 al 30 agosto





Lucca città di carta: più che un festival, un'emozione.
Sono tornata da due giorni, ma i miei pensieri sono completamente assorbiti dai ricordi di questi tre indimenticabili giorni.
Ho rivisto dopo lungo tempo tanti amici scrittori, ho finalmente incontrato dal vivo persone con cui avevo colloquiato solo tramite i social, ho incontrato lettori, editori, artisti, musicisti, interamente immersa nel mondo dei libri e dell'arte.

Diamo subito i numeri:


  • 3250 visitatori
  • 100 eventi
  • 80 espositori
  • 3 concorsi


Dunque, un evento perfettamente riuscito, considerando anche che si è trattato di una prima edizione e in periodo Covid (ricordiamo che il festival era inizialmente previsto per aprile, ha rischiato di saltare e poi ha trovato una sua collocazione in questa date): gli organizzatori Alessio Del Debbio (Nati per scrivere) e Romina Lombardi (L'Ordinario) sono stati eccezionali.



Al mio arrivo al Real Collegio sono stata subito accolta da uno staff di giovanissimi dell'Istituto tecnico Fermi di Lucca e del Liceo classico di Viareggio, tutti preparatissimi e disponibilissimi, che hanno misurato la temperatura, preso i nominativi, consegnato la brochure e dato indicazioni.



Lo stand Nps edizioni era quest'anno molto ricco, il catalogo si è ampliato nonostante il blocco delle uscite dovuto sempre al Covid,
e venivano presentati le novità Percussor di Marco Bertoli (qui la recensione), L'altra anima della città di Francesca Cappelli (qui la recensione), I corvi di Londra di Elena Covani, Un gioco che non sono io, silloge poetica di Elisa Cordovani illustrata da Alice W. Baldinazzo (prossimamente la recensione) , La meccanica delle vite possibili di Maria Pia Michelini (sold out) e il romanzo per ragazzi Il giovane Achille di Alessandro Ricci.

Elena Covani, Alessandra Leonardi, Francesca Cappelli


Tra gli espositori, la Dark Zone con la novità del fumetto di Berserkr di Alessio Del Debbio e Lucrezia Galliero subito sold out, la Bakemono Lab, la CTL, la Maratta e molti altri. 

Dark Zone

Presentazione del fumetto Berserkr : Lucrezia Galliero a sx
e Alessio Del Debbio a dx



Alcuni autori hanno preso uno stand singolo, come il prolifico Stefano Mancini e come Giuseppe Gallato con Andrea Bindella.

Stefano Mancini

Giuseppe Gallato e Andrea Bindella


Al piano di sopra, oltre allo stand Nps bis con i libri per i bimbi, presidiato da Luciana Volante e Maria Pia Michelini, si sono svolte mostre di artisti come Stefania Franchi, Alice W. Baldinazzo, Bruno Pollacci e Daniele Saccani, fumettista e caricaturista, oltre a opere realizzate con la carta.






Nps per bambini e ragazzi


Daniele Saccani, Joe Natta e Ylis

Ho condiviso lo stand con la vulcanica Daniela Teesconi, che ha anche presentato il suo Il sigillo delle cento chiavi, Panesi edizioni, e con Elena Covani, più gli altri autori che si sono man mano avvicendati; l'instancabile blogger Isabella Cavallari (Bosco dei sogni fantastici) ha trottato ovunque per registrare, fotografare, intervistare autori ed editori.

Daniela Tresconi e Alessandra Leonardi
Isabella Cavallari

Non sono mancati gli ospiti illustri, come Riccardo Pirrone, il social media strategist di Taffo che ha presentato il suo libro Ironia della morte, alla presenza di Mr Taffo in persona, intervistati da Romina Lombardi; lo scrittore Marco Vichi e il giornalista Rai Angelo Mellone, col suo libro Fino alla fine.

Romina Lombardi (la 2a), Pirrone e Taffo


L'evento clou è stata la serata di sabato, dedicata al folklore: Joe Natta e le Leggende lucchesi hanno allietato il folto pubblico suonando il loro repertorio, il prof. Fantozzi ha parlato delle creature del folklore, e infine Alessandra Leonardi alias moi, Giuseppe Gallato e Alessandro Ricci abbiamo parlato dei nostri racconti contenuti nelle antologie Bestie d'Italia 1 e2, il tutto sotto un diluvio universale.

Concerto Joe Natta e band, ph by Isa Cavallari


Domenica pomeriggio si sono tenute le premiazioni dei tre concorsi.
Quella del concorso Misteri d'Italia, con in palio la pubblicazione con Nps edizioni, libri e un soggiorno gratuito presso La stagione dell'arte, è stata vinta da Franco Giacoia con Lu Tajatore; però anche la seconda classificata, Laura Rizzoglio, vedrà pubblicato il suo romanzo La masca.
Gli altri concorsi erano il concorso foto-letterario Parole in posa, organizzato da Romina Bramanti, e poi il premio L'ordinario e L'ordinario scuole, dedicato agli articoli giornalistici e organizzato da Romina Lombardi.

Franco Giacoia


A livello personale, indimenticabili le risate con le mie compagne di stanza all'ostello partner dell'evento La Salana, Daniela Tresconi e Isa Cavallari, per tutta una serie di avventure che forse un giorno rivelerò, il giretto turistico per la bellissima Lucca, le chiacchiere con i lettori e soprattutto la vibrante coralità di noi autori appassionati di libri e di lettura.


Non vedo l'ora che si tenga la prossima edizione!

Prima di concludere, allego il comunicato stampa degli organizzatori Alessio Del Debbio e Romina Lombardi post festival, che ringrazio per la bellissima kermesse.

LA CULTURA INNALZA DAVVERO LA CITTÀ
SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA PER IL FESTIVAL LUCCA CITTÀ DI CARTA AL REAL COLLEGIO
Condividere la passione per i libri, l’amore per le storie, lo stupore e le emozioni suscitate dall’arte, mettersi in discussioni su temi attuali, riscoprire la possibilità di dialogare, confrontarsi, far nascere nuovi ponti culturali, trovare la voglia di portare un pizzico di magia e creatività ai bambini e di ritrovare in alcuni adulti lo stesso entusiasmo. In totale sicurezza e nonostante il “nemico” Covid. Era questo l’obiettivo del primo Festival ‘Lucca Città di Carta’, che è terminato domenica scorsa al Real Collegio organizzato dalle associazioni Nati per Scrivere e L’Ordinario. Un risultato che, dai numeri, 3.252 presenze (tutte nero su bianco registrate per le disposizioni in atto), dai social pieni di commenti di persone entusiaste e dal clima che si respirava vivendola dall’interno, pare pienamente raggiunto.
“Molti ci chiedevano dei commenti a caldo durante le giornate del Festival, ma noi, a tutti, anche agli amici più stretti che sono venuti a trovarci, abbiamo risposto che avremmo commentato solo dopo la fine. Ora possiamo dirlo: l’impresa – che definiamo ironicamente eroica (perché gli eroi sono altri) - è stata fatta e non era né scontato né facile, raccontano i Direttori del Festival Alessio Del Debbio e Romina Lombardi a poca distanza dalla fine. Questa edizione del Festival, che non sappiamo nemmeno se chiamare la prima o la zero o la bis-zero, vista la doppia riorganizzazione occorsa dopo l’annullamento di aprile, è sicuramente il primo evento grande fatto in tempi di Covid, in spazi anche al chiuso, che è riuscito a mettere insieme molte persone, per l’esattezza 3252 nei tre giorni, in totale sicurezza, dal vivo, e uniti per l’amore per la cultura. La cosa che ci rimarrà impressa di più – aggiungono Del Debbio e Lombardi - forse sono gli occhi lucidi di alcuni visitatori, editori, espositori, nel dirci grazie per essere riusciti finalmente a ritrovarci INSIEME. A loro va tutto il nostro riconoscimento per averci supportato e aiutato nel far sì che tutte le misure di sicurezza venissero rispettate, anche per gli eventi molto frequentati come, tra gli altri, quello con Riccardo Pirrone, social stategist di Taffo Funeral Service”. 
Nel cuore del Festival rimarranno impressi tanti eventi e momenti; tra i più emozionanti c’è sicuramente la mattinata di premiazione dei tre concorsi abbinati al Festival, a cui hanno preso parte aspiranti scrittori, fotografi e gli studenti delle scuole Liceo Classico di Viareggio e Istituto Fermi di Lucca. Di quest’ultimo complesso ben 30 ragazzi hanno anche fatto parte dello staff festival, accogliendo il pubblico e aiutando gli organizzatori nei tre giorni, sempre con un sorriso dietro alla mascherina e con educazione. Anche questo ha contribuito a creare quell’atmosfera di intimità e di umanità che in molti hanno dichiarato di aver avvertito alla manifestazione.
Quasi 100 gli eventi nella tre-giorni a ingresso gratuito che, forse, tornerà presto. “Non ci sbilanciamo ancora, dobbiamo tirare tutte le somme, incontrare i nostri partner, raccoglie altre impressioni, esaminare gli errori e le sbavature che sicuramente ci sono state e di cui, nel caso, ci scusiamo. Però, in effetti, ieri abbiamo già fatto una prima riunione, un sopralluogo e non abbiamo ancora dormito 7 ore di fila. Siamo recidivi a quanto pare”, concludono scherzando.

Lucca Città di Carta rientra nel Patto per la Lettura di Regione Toscana ed è realizzato con il sostegno di Regione Toscana e Comune di Lucca, Real Collegio, Colorè, Unicoop Firenze, Carrozzeria Tris, Autocarrozzeria NuovaEra, La Salana, Blume Immobiliare, Cesarsedia, Fondazione Parco Nazionale di Collodi, Sinapsi Group, in collaborazione con Biblioteca Agorà, Metro Srl, Lucca Biennale, NessunoPress, Consorzio di promozione turistica della Versilia, Lucca Info&Guide, Ubik Lucca, Puccini Museum, Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, Stamperia d’Arte Busato, Emporium Athestinum, Società Operaia Cascina, Elisabetta Donaglia e Marina Miragoli.  Media Partner: Radio Bruno, Toscana Libri, Leggere:Tutti.


Organizzatori e staff


Foto e info sulle pagine Facebook





lunedì 25 marzo 2019



ARCHEOLOGIA ETRUSCA  PARTE  II-
LA  DIVINAZIONE



 Bentrovati archeo-lettori, dopo l’articolo del mese scorso (qui), proseguiamo con un nuovo appuntamento... etrusco: parleremo della   divinazione, sempre rifacendoci all’intervento del dott. Marco Arizza in occasione dell’evento Cronache Etrusche.

La divinazione etrusca è un sistema di credenze che ha lasciato poche tracce, con materiali peraltro difficili da interpretare.
Le  fonti greche e romane, quindi indirette, ci parlano di una tradizione che vede il dio Tages (Tagete), figlio di Genius e nipote di Giove, dettare i paradigmi della cosiddetta “Etrusca disciplina” ai 12 popoli della federazione etrusca.




La disciplina si divide in due macro aree: la lettura dei segni terrestri e quelli celesti.

Gli operatori di culto addette alle pratiche divinatorie aruspicine, gli Haruspices appunto, sono noti da numerose fonti iconografiche di cui riportiamo alcuni esempi.



Si distinguono per il copricapo a punta, una tunica con mantella probabilmente di animale sacrificato tenuto da fibule. Appartenevano a ceti di alto rango ma erano anche di umili condizioni, i cosiddetti Vicani Haruspices cioè aruspici da villaggio.
Le loro mansioni prevedevano il sacrificio di un animale e la “lettura” del fegato.

Uno degli esempi più noti è il cd. Fegato di Piacenza: un modellino di fegato ovino in bronzo probabilmente con funzioni didattiche. Vi sono incise le 16 regioni nelle quali era diviso, secondo la disciplina etrusca, il Cosmo, ognuna delle quali presidiata da una divinità, come si vede dal “nastro” esterno. 
La suddivisione e le sottopartizioni presenti nel modellino di Piacenza trovano corrispondenza nella canonica suddivisione della volta celeste descritta dalla Disciplina.
Fegato di Piacenza


Aule Lecu
Per quanto concerne i nomi di questi sacerdoti, abbiamo svariate fonti: il sarcofago apparteneva a Aule Lecu , così come la statuetta in bronzo reca l’iscrizione incisa Vel Sveitu oppure una iscrizione su un marmo di un sepolcro ( c.d. iscrizione di Pesaro) dalla quale si desume il nome del sacerdote: Larth Cafate.

Iscrizione di Pesaro



L’epatoscopia, ovvero la lettura del fegato, era una pratica comune anche ai romani che veniva svolta dagli Augures, ma con modalità differenti: a Roma era la risposta a una domanda, in Etruria una vera e propria divinazione: ad es. colore scuro  indizio nefasto, epatomegalia   segno favorevole.

La religio etrusca era basata sui Libri Vegoici
Vegoia
 la ninfa Vegoia (Veceuvia) era l’ispiratrice dei libri fulgurales, dunque si riferivano ai fulmini ma la tradizione riferisce anche di profezie relative alla pratica della “limitazione” e cioè della divisione delle terre secondo un ordine cosmico indicato direttamente dal dio Tinia.

Circa il ruolo delle donne in Etruria, non vi sono notizie di donne sacerdotesse, ma forse Tanaquil, moglie di Lucumone (a.k.a. Lucius Tarquinius Priscus) figlio del corinzio Damarato, era una sacerdotessa che convinse il marito a trasferirsi a Roma grazie ai suoi vaticini.
In generale, le donne etrusche godevano di maggior libertà rispetto alle greche e romane di pari periodo; partecipavano ai banchetti sulle klinai accanto ai mariti e non avevano accesso alle cariche pubbliche. Era però affidata loro un’attività sacra, il taglio delle carni.

Il Santuario federale della Lega etrusca, il Fanum Voltumnae, si trova presso Orvieto (Volsinii, Velzna) in località Campo della Fiera.

Campo della Fiera, Orvieto

Gli scavi sono in corso, qui un link per seguirli.
In questa località si teneva la riunione annuale dei capi della dodecapoli etrusca, e si svolgevano fiere, mercati, spettacoli ecc.
Il Santuario era dedicato al dio etrusco Veltune, per i Romani Voltumna o Vertumnus: il culto venne trasferito a Roma nel 264 a.C. dopo la conquista di Volsinii.

Un paio di curiosità.

·       Nortia era una divinità etrusca assimilabile a Salus, a Tyche o alla Fortuna Primigenia di Preneste, il suo tempio dovrebbe trovarsi nei pressi di Bolsena. Secondo tradizione nel tempio si conficcavano chiodi ogni anno per scandire il tempo, quanto mancava quindi alla fine della civiltà etrusca da loro già calcolata e prevista. (Livio, Ab Urbe condita).
·       Il Lucumone. Sarebbe il re in età arcaica, ma sono stati avanzati dubbi sul termine: Lauchme era un nome personale riservato ai personaggi di basso lignaggio.
Lo Zilath era invece il  magistrato nelle età successive, corrispondente all’incirca al praetor romano.

Per il momento è tutto, alla prossima volta con altri argomenti storico-archeologici. Di cosa parleremo?... A sorpresa! ;-)


 Immagini prese dal web inserite a scopo illustrativo, gli schemi sono di Rosanna Guerzoni.





martedì 22 gennaio 2019


Cari  lettori e followers, novità! Quest'anno vi proporremo una serie di articoli di approfondimento storico su alcuni interessanti temi. Iniziamo con le Sibille!

                                 
                                
                                LE   SIBILLE

Egeo consulta Themis, seconda Pizia. Kylix attica a figure rosse del 440 a C.
Sta al museo di Berlino. 





 Le Sibille erano profetesse esistenti e operanti sia nel mondo greco che in quello romano sin dai tempi più lontani.
Apollo e pizia di Mengs, XVIII sec,
Fondazione Zeri, Bologna
L’origine dei loro poteri divinatori in tempi remoti era collegato alla Madre Terra  (Gaia) , connessa a sua volta coi serpenti; per questo in Grecia venivano chiamate Pizie o Pitonesse. Solo in epoca successiva le Sibille vennero collegate al dio Apollo, divinità che concedeva il dono del vaticinio. 
Costui, si narra, uccise il Pitone oracolare situato a Delfi e si appropriò del santuario, detto anche onfalos (ombelico del mondo).
Le Pizie, come quella di Delfi , erano legate ai templi e sottomesse ai sacerdoti, le Sibille invece erano erranti e si stabilivano in antri e grotte scelti da loro stesse.
Publio Terenzio Varrone ne elenca una decina:  Delfica, Cumana,  Cimmeria, Eritrea, Libica, Persica, Tiburtina, Frigia e altre.

La Sibilla Appenninica, o “Oracolo di Norcia”, è di epoca medievale: ciò dimostra che queste figure sono rimaste anche successivamente alla fine del mondo antico, in epoca quindi cristiana. La sua Grotta si trovava sui Monti chiamati appunto Sibillini.

La Pizia Delfica 


La Pizia Delfica, scelta tra le fanciulle del luogo, operò dal 1400 a.C. circa fino al  392 d.C. , data in cui questo tipo di pratica vene soppressa perché culto pagano da Teodosio I.

In origine i vaticini avvenivano solo il settimo giorno del mese delfico di Bysios (febbraio), ma poi visto il numero di questuanti vennero estesi a tutti i mesi.

La giovane vergine vaticinava seduta su un tripode, con in mano un ramo di alloro, rispondendo alle questioni dei supplici provenienti da ogni luogo. Costoro dovevano sacrificare una capra lavata nell’acqua sacra del Santuario, versare un consistente obolo ai sacerdoti e poi potevano essere introdotti nell’ Άδυτον , (adyton) , la Camera inaccessibile, ovvero una camera sotterranea. Qui tutti bevevano dalla fonte Cassotis prima del vaticinio.
La Pizia , dopo essersi lavata nella fonte Castalia e dopo aver bevuto acqua della fonte Cassotis, sedeva sul tripode posto su una faglia da cui salivano vapori; masticava alcune foglie d’alloro e sussurrava ai sacerdoti il responso, ed essi dovevano interpretarlo qualora non fosse comprensibile.
Ci sono stati anche casi di corruzione: narra Erodoto che la Pizia Perialla si fece corrompere dal re spartano Cleomene riguardo la legittimità dell’altro re spartano Demarato. Scoperta, venne deposta.

Le Sibille

La  Siblla   era una giovane vergine, o anche una vecchia decrepita,  sacerdotessa di Apollo ed Ecate, che vaticinava in luoghi da lei scelti, antri o grotte. L’origine del nome deriva probabilmente dal dialetto eolico, col significato  di “manifestazione della volontà (βυλήν) divina (σιούς)"   (Varrone).
Secondo l’immaginario antico, ritenevano che avesse longevità millenaria; qualcuno riteneva fosse la stessa donna che si muoveva da un luogo all’altro.
Al contrario delle Pizie, le Sibille scrivevano il loro vaticinio sulle foglie, un responso spesso incomprensibile o ambiguo; raccoglievano anche le loro visioni in libri.

Sibille italiche

Antro della Sibilla
cumana
In Italia la più nota era la Sibilla cumana, che aveva il proprio antro a Cuma, collegato col soprastante tempio del dio Apollo. Tra i suoi nomi , riportati da Licofrone ed Eraclito, vi erano: Amaltea, Demofile o Erofile. Essa portò i nove libri sibillini a Tarquinio il Superbo ( presto un articolo a riguardo qui su IUF!).

C’era poi la più antica Sibilla Cimmeria, situata presso la popolazione dei Cimmeri, nei dintorni del Lago Averno, un luogo misterioso ritenuto l’ingresso dell’oltretomba. Ne parlano Nevio e Pisone
Sibilla Cimmeria di Agostino Di Duccio, XV sec.
Cappella Malatestiana, Rimini

Nei pressi di Tivoli c’era la Sibilla Tiburtina, detta anche Alburnea, venerata nei pressi del fiume Aniene; avrebbe profetizzato l'avvento dl Cristo. 
Sibilla Tiburtina,
Chiesa S. Giovanni evangelista, Tivoli


Della Sibilla Appenninica si è parlato in precedenza.

Le Sibille nell’Arte

Le Sibille sono state ritratte sin dal IX secolo in numerose opere d’arte, fonte d’ispirazione per numerosi pittori, spesso come controparte femminile dei profeti biblici. 
Sibilla Cumana, Michelangelo,
Cappella Sistina, Roma
Le più note sono le cinque sibille affrescate da Michelangelo nella Cappella Sistina, ma anche Perugino (Sala udienze a Perugia), Raffaello (S. Maria della Pace a Roma),  Pinturicchio (Capella Baglioni, Spello e Appartamenti Borgia, Vaticano), Mantegna (Cincinnati art museum), Ghirlandaio (Santa Trinità, Firenze), Lippi (S. Maria sopra Minerva, Roma) hanno dipinto opere con queste figure.
Nel pavimento del Duomo di Siena ci sono le dieci sibille elencate da Terenzio Varrone.
Ci sono anche sculture, come quelle a Loreto nel rivestimento di marmo della Casa di Maria.



Immagini copyright degli aventi diritto, inserite al solo scopo didattico e illustrativo.












mercoledì 12 ottobre 2016

 Reportage: Mostra GRATIS di reperti recuperati “L’Arma per l’arte e la legalità”-Palazzo Barberini (fino al 30 ottobre).



Nella splendida cornice di Palazzo Barberini è stata allestita, dal Mibact e dai Carabinieri del TPC (Tutela patrimonio Culturale), una esposizione GRATUITA di beni culturali, recuperati da traffici illeciti ,appartenenti al nostro patrimonio  nel corso di numerose operazioni svolte negli ultimi anni. Il ministro Franceschini così si è espresso al riguardo: “L’importanza del recupero  investe molteplici aspetti: riporta al contesto originario e riconsegna al pubblico reperti di grande valore storico e artistico, risana l’identità collettiva ferita dall’offesa al patrimonio, colpisce le grandi reti criminali e terroristiche. Ognuna delle opere esposte è una testimonianza della nostra storia, della nostra memoria, della nostra civiltà, della nostra coscienza nazionale che ci è stata a lungo sottratta. Solo la loro restituzione permette di ricomporre il tessuto culturale lacerato da una razzia dissennata. Tornare a goderne in un museo pubblico è il suggello di quell’azione di giustizia resa possibile da un corpo di eccellenza che non a caso costituisce una delle due anime della task force italiana Unite4Heritage, voluta dall’Unesco per contrastare il traffico internazionale del patrimonio culturale mondiali .“

Immergermi nell’arte, nei reperti archeologici, quindi nel passato e nella nostra storia, è per me molto piacevole, edificante, nonché fonte di ispirazione; ancora di più se le esposizioni sono ben allestite, con ricchezza di materiali e dovizia di spiegazioni e illustrazioni a corredare il tutto. Nelle pareti che circondano le teche , bene illuminate, si trovano molti panel che spiegano non solo la provenienza e il valore dei reperti, ma anche quando sono stati rubati e come sono stati recuperati, e alcune storie sono davvero sorprendenti: non solo musei stranieri, non solo collezionisti e trafficanti senza scrupoli, ma anche televendite e negozi antiquari!

Gli oggetti esposti sono di vario genere e provenienza: vasi ellenistici ed etruschi, stucchi e affreschi proveniente da tombe e ville pompeiane e di Paestum, sarcofagi romani ed etruschi, beni librari, quadri di arte moderna e contemporanea, gioielli ottocenteschi rubati al Museo Etrusco di Valle Giulia (Roma) recentemente, disposti in cinque ampie sale.

Tra quelli che hanno maggiormente attirato la mia attenzione, ci sono: due sarcofagi etruschi;



una hydria etrusca del 500 aC rappresentante una scena mitologica inusuale, i pirati che si trasformano in delfini per volere di Dioniso; 


un’anfora corinzia dipinta col mito di Teseo e il Minotauro, VI sec aC;


il quadro di Guido Reni, “Il giudizio di Paride”, che mi ha estasiata e da cui non volevo più staccarmi;


una kylix “a occhioni” del V sec aC. (non resisto agli occhioni!). 


Notevoli anche la lettera di Colombo trascritta in sole 20 copie nel 1493, proveniente da un’asta di Sotheby; il quadro di Gauguin “Frutta sul tavolo” del 1856; un reperto proveniente da Palmira (Siria).

Particolarmente gradito il recupero del “Bacco” trafugato nel 1986 ad Amatrice.







E’ disponibile sul sito dei Carabinieri una corposa Guida alla mostra in pdf con tutte le spiegazioni dettagliate dei recuperi e le foto delle opere, in italiano e in inglese.

La mostra è visitabile gratuitamente entro il 30 ottobre, consiglio vivamente a tutti i romani e a coloro che si recheranno nell’Urbe in quel periodo di non perderla.