venerdì 21 febbraio 2020





RECENSIONE:  DYLAN DOG N. 401 L’alba nera



Dylan Dog riparte dal remake del mitico n. 1, La notte dei morti viventi






Cari lettori,
dopo aver letto il n. 401 di Dylan Dog ho deciso di rileggere il n. 1, posto come una sacra reliquia in libreria, incellophanato e mai più aperto da più di 30 anni.

Eccolo! 

 Dopo i fatti narrati nell’onirico n. 400, Dylan ricomincia da capo, e, come annunciato, lo fa riproponendo la storia narrata ne “L’alba dei morti viventi” in chiave  contemporanea.

 Dunque in questo numero troviamo un Dylan più tenebroso, con la barba, un cappotto nero anziché la giacchetta, a suo agio con la tecnologia; non sa suonare il clarinetto, e non si diletta con un galeone ma con un teschio. 


La storia è la medesima, anche alcune scene sono praticamente le stesse. Sybil Browning si rivolge a Dylan perché il marito è morto e … risorto, nel mentre la polizia indaga. Bloch ora è soprintendente, sempre adiuvato da Jenkins, ma troviamo le prime due new entry: l’ispettore Carpenter e la poliziotta Karim, lui nero, lei musulmana. In effetti Londra è multietnica, ma soprattutto la donna è nientepopodimenochè... la ex moglie di Dylan!
Non è questa l’unica differenza con la storia di Dylan Dog, così come l'abbiamo letta in tutti questi anni.

Questo nuovo Dylan è un mix tra il vecchio Dylan e un altro personaggio sclaviano, quel Dellamorte Dellamore su cui hanno anche fatto un film cult con Rupert Everett (terribile!)(Il film, non Rupert Everett). 

Io vi ho avvertiti...

Infatti, dopo esser stato un policeman alcolista, per un periodo è diventato guardiano dei cimiteri, e qui ha conosciuto Gnaghi.

Dylan e Gnaghi


Rupert/Dellamorte e Gnaghi (uguale uguale)

Qui c’è un punto cruciale: perché eliminare Groucho? Non faceva più ridere? Era fastidioso? Può essere, ma anche con il tenero Gnaghi che si esprime solo con un Gnà non credo si risolva in meglio l’eventuale fastidio; anche perché le scenette di lui che gnagheggia e solo Dylan capisce e gli risponde, non è certo un'idea nuova.
Proseguendo con la comparazione tra i due numeri, nel n. 1 Dylan, Groucho e Sybil si recano in Scozia a Inverness, seguendo il dott. Xabaras/Abraxas sulle tracce del virus Zombi; qui invece restano a Londra e vanno direttamente all’obitorio. Xabaras è comunque presente.

Il ritmo è molto veloce, ci sono scambi di battute divertenti, Dylan è citazionista anche qui, anche se ha rimodernato il repertorio:  nel n. 1 citò Ghostbusters e gli spettri sumeri nel frigo, qui Unbreakable di Shyamalan e altro.
Affinità e divergenze, dunque; c’è una grossa novità sulla presunta paternità di Dylan, che sarebbe il cliffangher finale, ma non spoilero ulteriormente.
Le matite di Recchioni sono perfette per la storia, sfumate e ricche di neri, molto belle le tavole. D’impatto anche la cover metallizzata, disegnata da Cavenago. La storica cover del n. 1 invece fu disegnata dal Texiano Claudio Villa.

Che dire sulle operazioni reboot/remake (non ci si capisce niente, anche Dylan ironizza e auto ironizza sulla vicenda…)? Non è la Bonelli la prima ad attuarla, la Marvel ci pensa ciclicamente, ed è comprensibile: dopo anni e ani i personaggi diventano ripetitivi, però trasformandoli il più delle volte perdono il loro fascino. Secondo me, meglio trasformarli che lasciarli morire.

Nel complesso, questo numero è stato di mio gradimento, senza però entusiasmarmi.
Cosa accadrà dopo questi sei numeri che si preannunciano appunto remake di vecchie storie? Lo scopriremo ne prossimi mesi.


  • Titolo: L’alba nera
  • Autori: Sclavi, Recchioni, Roi
  • Editore: Sergio Bonelli
  • Genere: fumetto horror, avventura
  • N: 401
  • Prezzo: € 3,90
  • Link: Sergio Bonelli


 Il trailer di Dellamorte Dellamore (non dite che non ve lo avevo detto...)


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