Un
dramma teatrale che anticipa i tempi e fa riflettere
Sono molti i temi che tocca questo dramma teatrale, La malattia bianca, scritto da Karel Čapek nel 1937, uscito in una nuova edizione a cura di Le Strade Bianche di Stampa Alternativa, nella collana Biblioblò.
Difficile trovare una collocazione tra i generi letterari:
distopico? Letteratura d’anticipazione? L’autore ceco peraltro è anche
l’“inventore” del termine “robot”, utilizzato per la prima volta in un altro
dramma teatrale del 1920 (che mi premurerò di reperire e leggere quanto prima),
Rossum’s Universal Robots, in cui i robot erano esseri biologici artificiali
che svolgevano il lavoro umano (cosa che ha iniziato ad accadere, in qualche
modo, già da un po’); non siamo lontani quindi da quella fantascienza che
prevede, anticipa i tempi a venire, pur senza inserire UFO, alieni, multiversi
e superpoteri (altre branche della
sci-fi).
Durante
un regime totalitario (uno a caso…), si diffonde una malattia che arriva dalla
Cina (!), si presenta con macchie bianche sulla pelle e porta a una morte
rapida e dolorosa, inoltre colpisce solo persone dai 40 anni in su. Un medico
pacifista, il dottor Galen (ovvio riferimento al medico dell’antica Grecia
Galeno), trova la cura, ma non vuole diffonderla se non in cambio della pace e
del disarmo. Si trova davanti un muro di gomma fatto di marescialli,
consiglieri, guerrafondai di ogni tipo, che esaltano la guerra come
unificatrice di popoli e nazioni e non sottostanno al ricatto; anche Galen non
cede di un passo, neppure di fronte alla strage pandemica.
Sono
così diversi i due fronti?
Questa
è stata la mia prima riflessione, ma ci sono altre domande: perché solo gli
adulti e non i giovani, che anch’essi presentano aspetti duri e crudeli (un
ragazzo, figlio di un protagonista, pensa sia giusto che muoiano i 50enni, così
i giovani avrebbero finalmente posti di lavoro e potere)? Il morbo invece non
risparmia in base al censo: è giusto curare solo i poveri, perché i ricchi
hanno sempre avuto la strada spianata?
Il
tragico finale non lascia scampo né possibilità di ravvedimento: la folla
manipolata può compiere di tutto in preda all’esaltazione.
L’autore
quindi ci pone, tramite le sue pagine, davanti ai rischi delle propagande e a
questioni etiche di vario tipo.
La
scrittura per il teatro sintetizza la vicenda poiché questa viene svelata
attraverso le battute (i dialoghi) dei personaggi, eliminando tutta la parte
descrittiva tipica della narrativa e rendendo il tutto molto scorrevole, e per
me, che vengo ammorbata dalle lunghe descrizioni, è stata una gran piacevole
lettura.
L’edizione
proposta da Le Strade Bianche è illustrata da Simone Lucciola, che sceglie di
rappresentare alcune scene significative e cruciali del testo.
La
prefazione di Elisabetta Peri introduce il testo con ogni tipo di informazione
che possa servire al lettore per immergersi nella lettura.
Mi
piacerebbe vederlo a teatro, spero che prima o poi qualche compagnia lo metta
in scena.
Recap
- Titolo: La malattia bianca
- Autore: Karel Čapek
- Editore: Le Strade Bianche di Stampa Alternativa
- Collana: Biblioblò
- Illustrazioni e copertina: Simone Lucciola
- Genere: dramma teatrale; distopia
- N. di pagine: 155
- Prezzo: almeno 10 euro; ebook gratis sul sito
- Link: Strade Bianche

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