domenica 8 marzo 2020

NUOVA USCITA: IL FULCRO DELLA GUERRA di MARIA CARLA MANTOVANI


Un romanzo di fantascienza scritto da un'autrice italiana tra le più promettenti, sequel di "Il fulcro dell'universo"



Maria Carla Mantovani conclude la sua dilogia con l'uscita di "Il fulcro della guerra", iniziata con "Il fulcro dell'universo".

Questa la sinossi del romanzo di fantascienza:

La guerra infuria nella galassia.
Dopo gli eventi de "Il fulcro dell'universo", Edith, Conrad e Ramia tentano di sopravvivere in uno scontro che coinvolgerà tutto l'universo conosciuto.
Mentre Ellebora avanza contro il pianeta degli Arevani, il Superiore Nath tenta di dare una discendenza all'ordine Zhi, a qualunque costo.

Amore, avventura e suspence vi accompagneranno nel finale di questa dilogia.


Un estratto

“È lì dentro,” la voce della donna lo riscosse dai suoi pensieri. Amelia stava indicando una piccola culla con una copertina verde.
Rohan si avvicinò trattenendo il fiato: lì dentro, senza alcun respiratore né mezzi per sopravvivere, vi era un bambino sano. Era piccolo e addormentato, con un ciuffo di capelli che gli copriva la testa tonda.
“È un maschio,” osservò dalla cartella clinica. “Ed è… è incredibile… è…”
“Sì. È sano.”
Rohan avrebbe voluto mettersi a piangere dalla commozione: era sopravvissuto ed era sano. Il primo bambino Zhi della nuova generazione.


Conosciamo l'autrice, Maria Carla Mantovani 


Maria Carla Mantovani è nata a Torino e si è laureata in Economia. Insieme alla sorella gestisce il blog The Mantovanis, dove scrive dei suoi argomenti preferiti, cioè libri, film, videogiochi e tutto ciò che è nerd. Insegna Economia e vive in provincia di Cuneo con il suo Labrador, Claire (il cane non insegna).
Prima di questo libro ha pubblicato il romanzo “Il fulcro dell’universo” (2018).
Continua a seguirla sulla pagina Facebook:
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 Blog: https://themantovanis.blog
 Instagram: https://www.instagram.com/themantovanisblog

Ricapitoliamo:

  • Titolo: Il fulcro della guerra
  • Autrice: Maria Carla Mantovani
  • Genere: fantascienza
  • Editore: self published
  • Data di uscita: 8 marzo 2020
  • N. di pagine: 428
  • Prezzo cartaceo: € 15
  •            ebook: € 2,99
  • Link: Amazon
  • Link "Il fulcro dell'universo": Amazon

giovedì 5 marzo 2020

SEGNALAZIONE: PLENILUNIUM di ANGELO BASILE


Un romanzo che unisce diversi generi letterari e si dipana tra passato e presente




La storia di Plenilunium parte da molto lontano, nello spazio e nel tempo. Inizia nel febbraio del 30 d.C., quando il servo di una ricca famiglia di Betania percorre le rive del Giordano in cerca di un uomo molto speciale, un guaritore, al quale deve recapitare un’ambasciata .
Prosegue poi nel novembre del 2016, la notte della super luna, la più visibile degli ultimi settanta anni, nelle vie lastricate di porfido dell’antico quartiere di Baggio, a Milano.
Qui la torre del campanile del X secolo sembra essere l’unica testimone di una brutale aggressione che porterà la vittima a essere trasportata in fin di vita al pronto soccorso del vicino ospedale.
L’uomo aggredito suscita immediatamente l’interesse morboso del Vaticano, che ne custodisce la vera identità.
Il quartiere, dall’inverno alla primavera di quell’anno, sarà scosso da altri feroci omicidi, tutti commessi in notti di luna piena.
Prenderanno corpo antiche superstizioni, sullo sfondo dei negozi e le vite degli abitanti del borgo, le cui storie si intrecciano. Persone comuni nelle cui esistenze irrompe il soprannaturale. Ma tutti nascondono dei segreti.
Un uomo eccezionale, aiutato da una donna fuori dagli schemi, ha la chiave per porre fine al terrore che attanaglia il quartiere e i suoi abitanti.

Plenilunium è un romanzo che rifugge dalle classificazioni di genere.
Se il tema trattato, quello della licantropia, può essere definito come un classico della letteratura horror, è pur vero che la narrazione incalzante, ricca di colpi di scena, lo arricchisce di una suspense palpabile avvicinandolo al filone giallesco.
Tra le pagine del romanzo trova posto una sensuale storia d’amore, contrapposta a una relazione malata che evoca il tema della violenza sulle donne.
Al pari di una tela Caravaggesca,  l’autore gioca con i chiaroscuri che caratterizzano i personaggi del romanzo, a volte celandoli in una misteriosa penombra, altre mettendoli a nudo sotto una luce crudele, così come all’ attenzione ai dialoghi, veloci e vivaci, si abbina una scrittura attenta e precisa, a volte tagliente come un rasoio, altre indugiante in momenti descrittivi di situazioni e luoghi, capaci di coinvolgere il lettore e regalargli sensazioni quasi tangibili.



Conosciamo meglio l'autore, Angelo Basile 


Angelo Basile nasce a Milano nel 1972.
Nella stessa città ha frequentato il liceo classico e si è diplomato come infermiere.
Ha sempre lavorato e continua a farlo in sala operatoria.
È sposato e ha due figli.
Ama scrivere e navigare il mare, quando il tempo glielo permette, in entrambi i casi.
Al suo esordio letterario, nel 2016, vince il premio letterario internazionale le Fenici, con l’opera “La cattiveria dei granchi”, edita da Montag.
Il racconto “La neve non fa rumore” è tra i finalisti del premio La Quara 2017 e pubblicato in ebook da Oakmond Publishing e in cartaceo da Infinito Edizioni, nell’antologia “Storie di indifferenza” con prefazione di Liliana Segre.
Il racconto “L’ultimo scalino” vince la menzione d’onore della giuria del premio La Quara 2018.
Il romanzo “Plenilunium” esce il 30 aprile 2018, a cura della Oakmond Publishing, sia in versione cartacea che in ebook. Guadagna la menzione della giuria al Festival Giallo Garda 2018.
Nello stesso anno pubblica il racconto “Il dono” in un’antologia a favore di un’associazione di donatori di sangue.
Nel novembre 2018 pubblica il racconto “L’ incidente” in un’ antologia i cui proventi vanno a favore della ricerca sull’ Alzheimer.
Con il racconto “Al di là del muro” si classifica terzo al premio La Quara 2019.
Premio speciale della critica al Premio nazionale Emanuela Radice 2019 con il racconto “Cinque stellette Amazon”, voluto e consegnato dal candidato premio Nobel Hafez Haidar.
Il 31 ottobre 2019 esce per i tipi di Oakmond Publishing l’antologia di racconti “Sette al crepuscolo”.


Prima di leggere i primi due capitoli del romanzo, gentilmente mandati dall'autore, ricapitoliamo:

  • Titolo: PLENILUNIUM
  • Autore: Angelo Basile
  • Editore: Oakland
  • Genere: URBAN FANTASY, GIALLO, HORROR
  • N.  pagine: 310
  • Prezzo versione cartacea, copertina flessibile: 12.50€ 
  •  Formato Kindle: 4.99€
  • Autore: Angelo Basile
  • LINK: Amazon

Perea, odierna Transgiordania
Febbraio del 30 d.C.
L’aria è pesante e umida, tira un vento fresco, anche se non si può dire che faccia freddo, ma il cielo grigio non promette nulla di buono.
Il servo si fa strada tra gli arbusti ai margini del fiume, i piedi affondano nella melma.
In quel punto il Giordano non è molto profondo e forma un guado.
Per fortuna i suoi padroni sono molto ricchi e generosi, tra le famiglie più in vista di Betania, proprietari di estesi vigneti e oliveti.
Hanno fornito il loro servo di sandali robusti, uno spesso mantello di lana per ripararsi dal freddo, frutta e vino per ristorarsi durante il viaggio.
L’anziano servitore è partito dalla casa dei padroni poco prima del sorgere del sole, le due donne gli hanno detto di cercare presso un’ansa del Giordano un uomo, lo stesso che altre volte fu invitato gradito e riverito nella casa, anche se non riesce a spiegarsi il perché.
Ai suoi occhi l’uomo, che si fa chiamare Maestro dai suoi discepoli straccioni, non merita tutta questa considerazione.
Il luogo al quale è diretto è il medesimo dove un altro predicatore, un certo Giovanni, faceva proseliti prima di questo.
Il servo fedele capisce di essere giunto nel posto indicato poco prima del tramonto, quando si unisce a un piccolo gruppo di pellegrini provenienti dalla Galilea, in viaggio per incontrare e farsi battezzare dal Maestro.
Questi gli raccontano di come quel mistico stia portando avanti la predicazione e le opere del defunto Giovanni.
Il compito affidatogli è semplice: deve riferire all’uomo della malattia che sta velocemente consumando il fratello delle due donne.
Da giorni una febbre altissima lo divora, a niente sono valsi gli sforzi delle sorelle, i denari spesi per unguenti medicamentosi e i medici che si sono avvicendati al capezzale del malato.
Anche in quell’angolo di mondo lontano dove sorge Betania sono giunte le voci dei prodigi e delle guarigioni che l’uomo ha compiuto in Galilea, e proprio per questo le due sorelle, disperate, hanno inviato il servo a cercarlo per implorarlo di venire a guarire il fratello moribondo, verso il quale il guaritore nutre un debito di amicizia, per essere stato suo ospite in altre occasioni.
In cuor suo è convinto che si tratti di un ciarlatano, ma non osa dirlo alle padrone.
Sa bene quale sia il suo posto e quali i doveri di obbedienza.
Al tramonto l’aria si fa più pungente.
Il servo si avvolge con cura nel suo mantello, gli anni vissuti a potare vigne e raccogliere olive gravano sulle sue spalle, non ha più la resistenza dei giovani imberbi e un giorno di cammino l’ha sfiancato.
È felice quando vede l’accampamento e i fuochi, spera di ricevere del pane e di potersi riposare al caldo prima di intraprendere la via del ritorno.
Prima deve però trovare l’uomo per cui ha camminato fino a lì e portare a termine il suo compito.
Il piccolo gruppo di pellegrini con i quali ha diviso l’ultima ora del cammino viene accolto da altri uomini che li abbracciano fraternamente.
Si scambiano saluti e baci, evidentemente erano attesi.
Qualcuno lo guarda con sospetto, seguono i suoi passi.
Vede al centro della piccola radura un capannello di uomini seduti attorno ad uno in piedi che parla loro.
L’uomo veste un chitone di stoffa e ha un mantello di lana gettato su una spalla. Lo riconosce e allunga il passo, impaziente di portargli l’ambasciata delle due sorelle.
Due uomini che sembrano sbucare dal nulla gli sbarrano la strada.
Intravede le spade appese nei foderi di cuoio tra le pieghe delle vesti, mentre si rivolgono a lui in aramaico.
«Tu, straniero. Dove vai così di fretta?»
Il servo indica l’uomo in piedi poco distante, alzando la voce, in modo da farsi sentire dagli altri presenti.
«Devo parlare con quell’uomo, il Nazareno. Egli conosce i miei padroni.»
«E cosa nascondi sotto il mantello?»
«Nulla.»
Mani veloci s’infilano all’improvviso sotto il suo mantello, palpano il suo corpo magro in cerca di armi, ma si ritraggono vuote.
«Non nascondo nulla», ripete.
I visi dei due uomini sembrano rilassarsi un poco.
«Il Maestro ha subito diversi attentati. Cosa hai da dirgli?»
«Ho da riferire notizie brutte riguardo alla salute di un suo amico e una preghiera di due donne.»
Qualcuno si gira a guardarli, incuriosito dalla scena.
«Chi sono queste donne?»
«Marta e Maria di Betania.»
I due uomini si scambiano uno sguardo preoccupato, poi gli dicono di non muoversi e retrocedono di qualche passo, in modo da poter discutere tra loro senza che il viandante li senta.
Almeno hanno fatto sparire nuovamente le armi tra le vesti, e da questo pensiero trae conforto mentre il sole si prepara a morire oltre le alture e un refolo di vento lo fa rabbrividire.
I due si parlano per meno di un minuto, poi gli si parano nuovamente davanti.
«Non è saggio che tu riferisca di queste cose al Maestro in questo momento. Ti daremo ospitalità per la notte, ma domani tornerai da dove sei venuto e dirai alle tue padrone di non averlo trovato.»
Il vecchio urla e si lancia in avanti, tentando di forzare lo sbarramento dei due.
«No! Lasciatemi passare. Devo parlare col Nazareno!»
Mani ferme lo trattengono, non ha alcuna possibilità.
«Taci stupido servo!»
Ora in molti si voltano a guardare, tra i quali anche l’uomo in piedi al centro dei discepoli.
Basta un suo cenno perché i due lascino libero l’uomo, che avanza verso di lui seguito dal loro disappunto.
Il servo entra nel cerchio dei discepoli, che ora si sono alzati e lo osservano incuriositi.
Molti altri, uomini e donne, si avvicinano per guardare la scena.
Tra le ombre della sera, ne conta un centinaio.
Quello che gli altri chiamano Maestro saluta il nuovo venuto e lo invita a parlare.
In sua presenza avverte un brivido freddo lungo la schiena e si domanda se sia dovuto alla stanchezza e al vento.
Non crede alle cose che si dicono di quest’uomo, ma il dolore che gli vede nascere negli occhi mentre gli racconta della malattia dell’amico e della speranza che le due sorelle ripongono in lui, lo turba profondamente.
Avrebbe voglia di asciugargli le lacrime che vede comparire con il dorso della mano, come si fa con i bambini, ma subito un piccolo gruppo di uomini, probabilmente i più fedeli, si richiude sul Maestro e lo trascina via, alcuni sorreggendolo.
Li sente discutere, qualcuno grida che sarebbe follia avvicinarsi a Gerusalemme.
Poi il manipolo, una dozzina, porta il Maestro dentro una tenda, abbastanza distante da dove il servo viene trattenuto da altri perché possa udirne le voci.
Il tempo passa, immagina che la discussione di cui è stato testimone prosegua nella tenda.
Intanto gli viene concesso di passare la notte vicino al fuoco e gli viene dato del pane d’orzo per rifocillarsi.
Vinto dalla stanchezza, si addormenta.
Alle prime luci dell’alba, quando il fuoco accanto al quale riposa inizia a languire, viene ridestato con malagrazia da un uomo che gli assesta una pedata e lo ingiuria in greco.
Soddisfatto del brusco risveglio che ha impartito al viandante, l’uomo gli si rivolge in aramaico, perché possa comprenderlo.
Dall’espressione del volto il servo capisce che il suo ospite deve avere passato una notte insonne, probabilmente cercando di convincere il suo Maestro a non partire, ma alla fine ha dovuto cedere alla sua volontà.
«Va’, e riferisci a Maria e Marta sua sorella che Gesù verrà.»

Milano, ospedale San Carlo
zona triage del pronto soccorso,
martedì 15 novembre 2016, ore 01:00
Qualcuno ha sintonizzato la radio su una stazione che trasmette grandi classici rock.
L’apparecchio è nascosto sotto il bancone dell’accoglienza, che domina la sala d’attesa con le file di sedie di plastica.
Il volume non è così alto da dare fastidio ai clochard che dormono raccolti nei loro giacconi lisi o ai pazienti in barella in corridoio, vegliati dai volontari delle autolettighe, in attesa di essere accompagnati nelle sale visita.
Un infermiere siede dietro il bancone, annotando dei parametri sulla cartella di un paziente in osservazione nella vicina astanteria.
La nottata, fino ad ora, non è stata terribile.
Non c’è ancora il ghiaccio nelle strade, quindi gli incidenti automobilistici non sono già così frequenti.
Lo saranno quando le temperature scenderanno, nelle prossime settimane, e allora aumenteranno anche le crisi cardiache dovute alla vasocostrizione da freddo, gli ubriachi, i senzatetto assiderati, le febbri e le complicanze respiratorie severe dei bambini, che affolleranno il pronto soccorso.
I doni dell’inverno.
Un deejay notturno commenta la super luna, ancora visibile, piena e al perigeo, la più grande degli ultimi settanta anni.
Tra gli attuali ascoltatori, però, la notizia non suscita particolare interesse.
Il telefono rosso sul bancone, quello associato alla centrale operativa del centodiciotto, squilla.
Un barbone apre un occhio, ma si riaddormenta subito.
L’infermiere ascolta e prende nota, poi parla nel microfono e la sua voce si diffonde chiara in tutto il pronto soccorso.
«In arrivo codice rosso. Poli trauma in arresto cardiorespiratorio. Sala rianimazione.»
Nel reparto che fa fronte alle emergenze, il personale è abituato a reagire prontamente.
Dopo pochi minuti il rianimatore in turno e gli infermieri presidiano la sala rianimazione, in attesa dell’autolettiga.
Il suo arrivo è annunciato dall’ululato della sirena che squarcia il silenzio notturno, spenta solo quando l’ambulanza affronta la rampa che porta all’ingresso della camera calda.
Le porte automatiche si spalancano, tre infermieri del centodiciotto e un medico irrompono nel corridoio di linoleum spingendo una barella sulla quale è assicurato un uomo da robuste cinghie arancioni.
Lo attraversano di corsa, fermando la barella una volta arrivati nella sala.
L’uomo è intubato, il medico che lo accompagna insuffla aria nei suoi polmoni spremendo ritmicamente un pallone ambu, mentre un infermiere in tuta arancione non smette di praticargli il massaggio cardiaco.
Su un braccio è fissato il deflussore di una flebo, una sacca di plastica ripiena di un liquido giallastro, simile a plasma, sul torace denudato sono applicati degli elettrodi e due piastre adesive collegate a un defibrillatore semiautomatico giallo, grande quanto un computer portatile.
Il tubo che fuoriesce dalla gola dell’uomo viene collegato a un respiratore automatico dal rianimatore, che ne imposta i volumi di aria e ossigeno e la frequenza degli atti respiratori.
Un infermiere in tuta azzurra dà il cambio al collega per proseguire il massaggio.
Agli elettrodi appiccicati sul torace vengono applicati dei cavetti colorati collegati a un monitor. La traccia verde sullo schermo reagisce a ogni affondo praticato dall’infermiere a mani unite sul petto dell’uomo.
La voce registrata dell’apparecchio defibrillatore, fissato con dei ganci alle spondine metalliche della barella, irrompe nella sala.
Interrompere il massaggio.
L’infermiere riprende fiato.
Non toccare il paziente. Valutazione in corso.
La macchina ci mette qualche secondo ad analizzare la frequenza impazzita dell’uomo, una serie di impulsi elettrici del tutto inefficaci a garantire una valida contrazione del suo cuore.
Scarica consigliata. Allontanarsi.
Al comando perentorio tutto il personale fa attenzione a non essere in contatto con elementi metallici della barella, per non assorbire incidentalmente parte della corrente che sta per essere erogata.
Il rianimatore preme il grande tasto verde che lampeggia sul defibrillatore, ma prima pronuncia a voce alta l’ultimo ammonimento, come prevede il protocollo.
«Via tutti!»
Il rumore è simile a quello prodotto da un piccolo generatore di corrente.
Il corpo dell’uomo si contrae.
Sul monitor appare una traccia.
Il cuore per il momento ha ripreso a battere.
Anche l’apparecchio posto sulla barella se ne accorge e lo formalizza nella sua voce metallica.
Interrompere il massaggio.
Il rianimatore ascolta la consegna del collega, mentre gli infermieri tagliano gli abiti ancora indosso all’uomo, già ridotti a brandelli e intrisi del suo sangue.
Gliene viene prelevato altro che riempie alcune provette, inviate immediatamente al laboratorio.
«Paziente maschio, adulto.
Intubato con tubo endotracheale, vie aeree pervie.
Presenta diverse ferite lacero contuse su tutto il corpo.
Ferite profonde presumibilmente da taglio.
Rinvenuto in arresto cardiorespiratorio probabilmente dovuto a shock ipovolemico.
Presenta segni di massiva emorragia interna.
Addome acuto.
Anisocorico, possibili danni cerebrali da anossia.
Praticata adrenalina intracardiaca e infuso con duemila di emagel. Tutto quello che avevamo. Perde come una fontana.»
Il medico valuta la cartellina che gli passa il collega, poi si rivolge al resto dell’equipe.
«Dai, avvisiamo la chirurgia. Mandiamolo su subito. Chiamate il radiologo per un torace al volo.»
Nel giro di pochi minuti l’uomo viene trasferito in sala operatoria.
Rimasti soli, i due medici si sfilano i guanti sporchi di sangue.
Il rianimatore di turno in ps si rivolge al collega dell’auto medica.
«Che casino. Dove lo avete trovato?»
«In strada. Era riverso in un lago di sangue. Sembra sia stato massacrato. Mai vista una roba del genere.»
«Brutta faccenda. I chirurghi avranno il loro daffare a ricucirlo.»
«Non credo che superi la prossima mezz’ora.»
«Sì, probabilmente hai ragione. Vieni, ti offro un caffè.»
«Volentieri, ne ho proprio bisogno.»



martedì 3 marzo 2020


BLOG   NEWS!

La scrittrice Tania Dejoannon contribuirà da guest blogger con le sue recensioni qui su IUF!




Carissimi lettori,

da oggi IUF avrà una guest blogger d'eccezione: la scrittrice Tania Dejoannon, che oltre a essere un'autrice è anche un'appassionata lettrice, e arricchirà il blog con le sue recensioni.

Conosciamo meglio Tania:


 "Mi chiamo Tania Dejoannon, ho 32 anni e sono nata a Bolzano. Vivo a Firenze con il mio compagno Mirko e mia figlia Matilde. Attualmente mi dedico alla scrittura e a fare la mamma, in passato sono stata libraia, barista e commessa. Ho pubblicato due libri in self e quest'anno esordirò con la casa editrice I.D.E.A."


Quali libri ha pubblicato Tania Dejoannon?

Il primo s'intitola Noi, oltre i confini del tempo.



Affrontare la vita non è una cosa semplice, soprattutto quando dalla vita non si ha
avuto molto. Giulia ha un solo obiettivo: aiutare gli altri nelle difficoltà di tutti i
giorni, proprio perché lei quell'aiuto non l'ha mai ricevuto mentre saltellava da una
famiglia affidataria a un'altra. Un giorno un evento però la mette a dura prova. Una
donna le lascia suo figlio. Per Giulia sarà l'inizio di una serie di perdite, che la
metteranno alla prova in un mondo in cui l'altruismo è cosa passata, in cui lei
vorrebbe avere il controllo su tutto. Le uniche cose sulle quali potrà contare, saranno
il tempo e un ragazzo che, nonostante i suoi difetti, non l'abbandonerà mai.


  • Genere: narrativa contemporanea
  • Editore: Self published
  • Data di uscita: novembre 2017
  • N. di pagine: 129
  • Prezzo di copertina: € 8,81
  • Link: Amazon 


Il secondo libro è un'antologia, Un altro giro di Smorfia.




 Un altro giro di smorfia è una raccolta di racconti ispirati alla smorfia napoletana. Questo primo volume contiene i numeri: 2-5-14-22-44-48-56-60-72-76 e 77.
Dalle creature marine ai luoghi stregati della Svezia, dai vampiri alle macabre conseguenze di misteriosi esperimenti, ci troviamo immersi nella lettura di queste avventure sospese tra incubo e realtà. In Un altro giro di Smorfia potreste scoprire qualche connessione tra voi e il vostro numero fortunato.

  • Genere: antologia urban fantasy, horror, distopia
  • Editore: Self published
  • Data di uscita:
  • N. di pagine: 143
  • Prezzo ebook: € 2,99
  •             cartaceo: € 11,27
  • Link: Amazon


Presto potrete cominciare a leggere le recensioni di Tania. Vi aspettiamo!

lunedì 2 marzo 2020





RECENSIONE FUMETTO: WILLOW- Il Paese delle Meraviglie

Un fumetto autoconclusivo ambientato nel Buffyverse con protagonista la strega Willow



Willow- Il paese delle Meraviglie e’uno special autoconclusivo ambientato durante la Nona stagione di Buffy, stagione esistente solo a fumetti, come i fan piu’ accaniti sapranno.
Se non avete letto nulla, fermatevi qui, perche’ sareste travolti dagli spoiler! Consiglio la lettura, sia di questa recensione che dell’albo, solo a chi abbia letto sia i fumetti di Buffy che quelli di Angel & Faith.

          


Dunque, negli albi a fumetti, dopo varie vicissitudini, il seme della magia scompare dal mondo, e questo fatto non solo pone termine agli eventi magici in se’ e per se’, ma scompaiono anche i sogni e le speranze, rendendo grigia la vita di chiunque.
Per ovviare a questo problema, Willow riesce ad andare, con l’ascia di Buffy, in un mondo magico, con la speranza di trovare un varco che possa collegare i due mondi e far fluire la magia dall’uno all’altro.
Appena giunta, incontra un personaggio particolare, il Mago Marrak, da subito ambiguo.
Da qui inizia l’avventura, un vero “viaggio dell’eroe” per la nostra Willow, che incontrera’ diversi personaggi, uno in particolare che abbiamo visto in una delle stagioni televisive.
Come in ogni percorso che si rispetti, la strega dovra’ affrontare i propri demoni interiori, il proprio passato e le proprie paure.
Divertente il richiamo al mondo di Alice nel paese delle meraviglie.
La sceneggiatura e’ ottima, anche se qualche dialogo e’ un po’ ostico, ma non credo sia per un problema di traduzione in quanto conosco il traduttore, Marco Cedric Farinelli, e so che e’ una garanzia.
Quindi ci troviamo di fronte a una storia profonda, che contiene piu’ di una chiave di lettura.
I disegni a dire il vero non mi sono piaciuti, invece la cover e le cover interne sono molto belle.
Come detto sopra, lo consiglio a chi abbia seguito le serie a fumetti, oltre che a quelle TV.

  • Titolo: Willow- Il paese delle Meraviglie
  • Autori:Jeff Parker, Christos Cage, Brian Ching, Joss Wedon
  • Editore italiano: BD Comics
  • Data di uscita: dicembre 2014
  •  N pagine: 288, a colori
  • Prezzo: € 14
  • Link: Amazon







lunedì 24 febbraio 2020


SEGNALAZIONE: TRA OSTENTAZIONE E AUSTERITA'. LE TOMBE DI VEIO TRA IL VI E IL IV SECOLO A.C. di MARCO ARIZZA


Un interessante saggio scientifico sugli Etruschi appena uscito


Carissimi, riprendiamo i post culturali con la segnalazione del saggio di Marco Arizza, l'etruscologo a cui mi sono affidata per l'approfondimento storico del mio racconto "Il dono dell'aruspice" inserito in Oracoli.

Il volume presenta uno studio sull’architettura funeraria, sui corredi e sugli spazi del rito relativamente alle tombe dal territorio di Veio tra VI e IV secolo a.C. Attraverso la raccolta della documentazione di scavo inedita e d’archivio che integra quanto già noto nella bibliografia, l’autore presenta un corpus ragionato dei contesti funerari etruschi che rientrano nel campione; i dati, talvolta tra loro assai eterogenei, sono sistematizzati all’interno di un catalogo, ideato ad hoc, strutturato secondo la gerarchica: sito, tomba, unità funeraria, materiali. La grande quantità di informazioni processate ha permesso di formulare, in una apposita sezione del volume, alcune osservazioni di tipo tassonomico e statistico utili alla elaborazione e codificazione di una nuova e articolata definizione tipologica relativa ad una specifica architettura funeraria. Un capitolo è interamente dedicato all’ideologia e alle scelte legate al complesso sistema che la sepoltura rappresenta: il frutto di meccanismi socio-culturali che vedono fondersi le volontà autorappresentative del defunto e della sua famiglia e la partecipazione della comunità nell’accogliere e interpretare questa manifestazione. Le considerazioni conclusive delineano il quadro storico di riferimento nel quale si manifestano i fenomeni trattati, permettendo di avanzare delle ipotesi di ordine storico e sociale utili alla conoscenza della città etrusca di Veio.

Conosciamo meglio l'autore:

Marco Arizza è dottore di ricerca in Archeologia,
curriculum Etruscologia (Sapienza 
Università di Roma). È stato associato di ricerca presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR e hébergé presso l’École Normale Supérieure di Parigi. Ha diretto indagini di scavo e progetti di ricerca a Roma e nell’Italia centrale; i suoi studi si concentrano sull’archeologia funeraria e i contesti santuariali, con particolare riguardo alle fasi preromane del Lazio e dell’Etruria. Lavora presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche ed è referente per le Scienze Umane e Patrimonio Culturale di CNR Edizioni; è membro di alcuni Comitati Editoriali e di Redazione di periodici scientifici dell’Ente. Si occupa inoltre di etica della ricerca nel campo dei Beni Culturali su incarico della Commissione per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca del CNR. Ha organizzato incontri di studio e convegni internazionali ed è autore di numerosi contributi scientifici; ha curato il volume Società e pratiche funerarie a Veio. Dalle origini alla conquista romana (2019) e co-curato La scoperta di una struttura templare sul Quirinale (2015) e I dati archeologici. Accessibilità, proprietà e disseminazione (2018).

Ricapitoliamo.

Titolo: Tra ostentazione e austerità. Le tombe di Veio ta il VI e il IV secolo
Autore: Marco Arizza
Collana: Bibliotheca Etrusca
Editore: Arbor sapientiae
Genere: saggio 
Pagine: 440, illustrato
Prezzo: € 45
Link: sito dell'editore

venerdì 21 febbraio 2020





RECENSIONE:  DYLAN DOG N. 401 L’alba nera



Dylan Dog riparte dal remake del mitico n. 1, La notte dei morti viventi






Cari lettori,
dopo aver letto il n. 401 di Dylan Dog ho deciso di rileggere il n. 1, posto come una sacra reliquia in libreria, incellophanato e mai più aperto da più di 30 anni.

Eccolo! 

 Dopo i fatti narrati nell’onirico n. 400, Dylan ricomincia da capo, e, come annunciato, lo fa riproponendo la storia narrata ne “L’alba dei morti viventi” in chiave  contemporanea.

 Dunque in questo numero troviamo un Dylan più tenebroso, con la barba, un cappotto nero anziché la giacchetta, a suo agio con la tecnologia; non sa suonare il clarinetto, e non si diletta con un galeone ma con un teschio. 


La storia è la medesima, anche alcune scene sono praticamente le stesse. Sybil Browning si rivolge a Dylan perché il marito è morto e … risorto, nel mentre la polizia indaga. Bloch ora è soprintendente, sempre adiuvato da Jenkins, ma troviamo le prime due new entry: l’ispettore Carpenter e la poliziotta Karim, lui nero, lei musulmana. In effetti Londra è multietnica, ma soprattutto la donna è nientepopodimenochè... la ex moglie di Dylan!
Non è questa l’unica differenza con la storia di Dylan Dog, così come l'abbiamo letta in tutti questi anni.

Questo nuovo Dylan è un mix tra il vecchio Dylan e un altro personaggio sclaviano, quel Dellamorte Dellamore su cui hanno anche fatto un film cult con Rupert Everett (terribile!)(Il film, non Rupert Everett). 

Io vi ho avvertiti...

Infatti, dopo esser stato un policeman alcolista, per un periodo è diventato guardiano dei cimiteri, e qui ha conosciuto Gnaghi.

Dylan e Gnaghi


Rupert/Dellamorte e Gnaghi (uguale uguale)

Qui c’è un punto cruciale: perché eliminare Groucho? Non faceva più ridere? Era fastidioso? Può essere, ma anche con il tenero Gnaghi che si esprime solo con un Gnà non credo si risolva in meglio l’eventuale fastidio; anche perché le scenette di lui che gnagheggia e solo Dylan capisce e gli risponde, non è certo un'idea nuova.
Proseguendo con la comparazione tra i due numeri, nel n. 1 Dylan, Groucho e Sybil si recano in Scozia a Inverness, seguendo il dott. Xabaras/Abraxas sulle tracce del virus Zombi; qui invece restano a Londra e vanno direttamente all’obitorio. Xabaras è comunque presente.

Il ritmo è molto veloce, ci sono scambi di battute divertenti, Dylan è citazionista anche qui, anche se ha rimodernato il repertorio:  nel n. 1 citò Ghostbusters e gli spettri sumeri nel frigo, qui Unbreakable di Shyamalan e altro.
Affinità e divergenze, dunque; c’è una grossa novità sulla presunta paternità di Dylan, che sarebbe il cliffangher finale, ma non spoilero ulteriormente.
Le matite di Recchioni sono perfette per la storia, sfumate e ricche di neri, molto belle le tavole. D’impatto anche la cover metallizzata, disegnata da Cavenago. La storica cover del n. 1 invece fu disegnata dal Texiano Claudio Villa.

Che dire sulle operazioni reboot/remake (non ci si capisce niente, anche Dylan ironizza e auto ironizza sulla vicenda…)? Non è la Bonelli la prima ad attuarla, la Marvel ci pensa ciclicamente, ed è comprensibile: dopo anni e ani i personaggi diventano ripetitivi, però trasformandoli il più delle volte perdono il loro fascino. Secondo me, meglio trasformarli che lasciarli morire.

Nel complesso, questo numero è stato di mio gradimento, senza però entusiasmarmi.
Cosa accadrà dopo questi sei numeri che si preannunciano appunto remake di vecchie storie? Lo scopriremo ne prossimi mesi.


  • Titolo: L’alba nera
  • Autori: Sclavi, Recchioni, Roi
  • Editore: Sergio Bonelli
  • Genere: fumetto horror, avventura
  • N: 401
  • Prezzo: € 3,90
  • Link: Sergio Bonelli


 Il trailer di Dellamorte Dellamore (non dite che non ve lo avevo detto...)


martedì 18 febbraio 2020


IVELISECINEFESTIVAL - V EDIZIONE 




Si terrà dal 20 al 23 febbraio 2020 presso il Teatro Ivelise di Roma la V edizione del festival per cortometraggi e documentari provenienti da tutto il mondo




Prodotto dal Teatro Ivelise e dall’Associazione Culturale Allostatopuro, patrocinato dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma, da Acsi e Metis Teatro e organizzato in collaborazione con Teatro Kopò, il Caffè Letterario Mangiaparole,  il Laboratorio di Arti Sceniche diretto da Massimiliano Bruno, il Festival arriva alla sua V Edizione nel 2020 e avvia le proiezioni nella ricorrenza della data di nascita di Ivelise Ghione (fondatrice del Teatro Ivelise). L'evento si articolerà in tre giornate, dal 20 al 22 febbraio 2020, con la premiazione e la tavola rotonda di chiusura festival, domenica 23 febbraio, alla quale parteciperanno i finalisti, gli addetti stampa e i membri della Giuria degli Esperti.

Dopo il grande successo ottenuto nelle scorse edizioni, l’IveliseCineFestival continua a perseguire l’obiettivo principale di creare, attraverso l’arte, una rete di incontro, dialogo, condivisione, tra cineasti e spettatori, mirando, inoltre, a offrire visibilità ad artisti emergenti, valorizzandone le opere.

A tal fine, Teatro Ivelise ha consolidato negli anni collaborazioni con importanti realtà del panorama artistico capitolino con l’intento di allargare la divulgazione delle opere partecipanti. Fin dalla I Edizione, infatti, ha creato una rete di  proiezioni parallele in diverse sedi artistiche della capitale, oltre alla sede madre del Teatro Ivelise (Via Capo d'Africa 8-12). La rete, in via di espansione, conferma per questa prossima edizione, la proiezione della programmazione nelle seguenti sedi:  il Caffè Letterario Mangiaparole, Metis Teatro ed il Laboratorio di Arti Sceniche diretto da Massimiliano Bruno.
Come ogni anno verrà costituita una Giuria di Esperti che, per le ultime due edizioni, ha visto come Presidente Massimiliano Bruno (Regista, Sceneggiatore e Attore).
La Giuria decreterà 4 Nomination per ogni Categoria: Miglior Opera, Miglior Regia, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice Protagonista, Attore Rivelazione, Attrice Rivelazione.
Come nelle precedenti edizioni, il pubblico dell’ IveliseCineFestival  sarà partecipativo, in quanto  costituirà Giuria Popolare, decretando la Migliore Opera a Categoria di Genere.



Saranno 26 le opere cinematografiche che andranno in Concorso alla V Edizione dell’IveliseCineFestival, su oltre 300 candidature da tutto il mondo.

Sono 6 le categorie di genere che si costituiscono, a mancare quest’anno sarà la categoria di genere Fantasy (purtroppo, NdR)

-          Documentario
-          Tematica Sociale
-          Drammatico
-          Commedia
-          Horror
-          Animazione


La giuria di esperti sarà composta da Maurizio Di Rienzo (Presidente della Commissione dei Giurati - Giornalista e Critico Cinematografico), Daniele Barbiero (Vincitore per due edizioni di seguito del festival - Regista e Autore), Fabrizio Lucci (Direttore della Fotografia), Vincenzo Alfieri (Attore e Regista) e Maddalena Ravagli (Autrice e Sceneggiatrice).
Saranno loro a decretare la Miglior opera fra tutte, la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura, la Miglior Fotografia, il Miglior Montaggio, il Miglior Attore e la Migliore Attrice, l’Attore Rivelazione e l’Attrice Rivelazione.


Di seguito, le opere in concorso dei generi seguiti da IUF tra quelli proposti, animazione e horror.

Le Nomination



Categoria di genere ANIMAZIONE

  • “Song Sparrow”


Regia: Farzaneh Omidvarnia
Produzione: Farzaneh Omidvarnia

Sceneggiatura: Farzaneh Omidvarnia, Mehdi Rostampour
Direzione della Fotografia: Farzaneh Omidvarnia
Montaggio: Farzaneh Omidvarnia
Durata: 11’ 43”


Sinossi: Un gruppo di rifugiati prova a raggiungere un paese sicuro in cerca di una vita migliore. Pagano un contrabbandiere per trasportarli oltre il confine in un camion frigo. Tuttavia, la gelida temperatura del camion trasforma le loro speranze per un futuro migliore in una lotta feroce per la sopravvivenza.

  •  “Inanimate”


Regia: Lucia Bulgheroni
Produzione: NFTS – National Film and Television School
Sceneggiatura:
Andrew Eu, Lucia Bulgheroni
Direzione della Fotografia: Ronnie McQuillan, Lucia Bulgheroni
Montaggio: Raphael Pereira
Cast: Erin Austen, Jay Taylor, Jassa Ahluwalia
Durata: 8’ 40’’

Sinossi: Katherine ha una vita normale, un lavoro normale, un fidanzato normale e un appartamento normale. O almeno è quello che pensa fino al momento in cui tutto comincia a caderle letteralmente a pezzi!




  •  “An Idea”


Regia: Juan Paulin
Produzione: Juan Paulin

Sceneggiatura: Juan Paulin
Direzione della Fotografia: Juan Paulin
Montaggio: Juan Paulin, Mauricio Bustamante
Durata: 6’ 33”

 Sinossi: Possono succedere tante cose quando si è in cerca di un’idea.




Categoria di genere NOIR/HORROR



  • “L’Interprete”


Regia: Hleb Papou
Produzione: Giuseppe Brigante, Quasar
Sceneggiatura: Giuseppe Brigante, Emanuele Mochi, Hleb Papou
Direzione della Fotografia: Cosimo Caroppa
Montaggio: Fabrizio Paterniti Martello
Cast: Lorena Cesarini, Roberto Negri, Aisha Montana
Durata: 16’ 59”
 Sinossi: Francesca Osigwe, italiana di origini nigeriane, collabora con la polizia traducendo intercettazioni relative al traffico della prostituzione. Il caso di omicidio di una madame, legato a doppio filo a un oscuro patto Juju, la metterà a confronto con le sue paure più profonde.


  • “The Mirror (ending 1)”


Regia: Massimiliano Mauceri
 Produzione: Massimiliano Mauceri
 Sceneggiatura: Massimiliano Mauceri
 Direzione della Fotografia: Alessandro Zonin
 Montaggio: Massimiliano Mauceri
 Cast: Carlotta Galmarini
 Durata: 2’ 14”
Sinossi: Una ragazza si guarda allo specchio e sogna… Ma la realtà è diversa.



  •  “Plate”


Regia: Chenxi Li
Produzione: Chenxi Li
Sceneggiatura: Chenxi Li, Francesco Furesi
Direzione della Fotografia: Alessandro Panzeri
Montaggio: Chenxi Li, Francesco Furesi
Cast: Simone Famiglietti, Kateryna Aresi, Vincenzo Giannattasio
Durata: 8’ 44”



Sinossi:  Il cortometraggio è una metafora della lotta e dell’ingordigia umana che avidamente sfrutta e dissangua il nostro pianeta. L’Umanità banchetta all’opulento tavolo di Madre Natura.


 Link del sito ufficiale:    Teatro Ivelise