RECENSIONE: BIANCANEVE
ZOMBIE
di ELENA MANDOLINI
Editore:
Dario Abate
Pagine:
274
Data
di uscita: agosto 2016
Prezzo
cartaceo: € 14
ebook: € 2,99
Link: Amazon
Cari
zombie, se cercate qualcosa di veramente originale che sia allo stesso tempo
avvincente e con più di un significato sotteso, questo è il libro che fa per
voi!
Già
titolo e cover sono un programma: chi mai si sarebbe sognato di unire due
opposti così opposti, Biancaneve , la dolce principessa delle favole, e gli
Zombie, putride creature non-morte? Elena Mandolini l’ha fatto.
Ed è perfettamente
riuscita nel suo intento.
Biancaneve
si risveglia nel bosco, ma non è più sé stessa. Preda di una fame incontrollata
e della parziale perdita di memoria, compie un gesto che nessuno si
aspetterebbe mai… la maledizione di Grimilde è andata davvero oltre.
Diventata
un essere infimo, e viene aiutata dai fedelissimi nani a ritrovarsi. Ma non
tornerà quella di prima: sarà una versione migliore, più forte, più donna di
quello che era. Decide dunque di vendicasi di chi l’ha ridotta così, ovvero
Grimilde, che spadroneggia nel regno di
Aroha, e per far ciò conoscerà altre
persone, farà altri incontri (anche un po’ hot!), cercherà il lascito di sua
madre.
Il
vero colpo di scena è senz’altro all’inizio, così come la parte che mi ha
colpito di più, quella iniziale.
Biancaneve, nel suo cercare di ritrovare sé
stessa, simboleggia l’essere umano spogliato da tutte le sue sovrastrutture e
ridotto a una forma basic, animalesca,
in cui l’unico istinto è quello di nutrirsi. Però, rispetto agli zombie che
abbiamo conosciuto al cinema e in televisione, è cosciente, consapevole, vuole
reagire allo stato di brutalità in cui
finita nonostante le sofferenze, il dolore, le ricadute (perché non è
facile resistere alla fame…) e tornare non com’era, ma migliore, più
consapevole, meno ingenua.
Oltre
alla protagonista, Elena Mandolini ha tratteggiato bene anche i nani, dando
loro una dignità che nelle favole non avevano più che tanto, figure sempre
attaccate alla loro principessa e che l’aiutano e la proteggono anche nei
momenti più difficili.
Molto bello il rapporto che emerge tra lei e
la madre defunta, fatto di ricordi che le danno forza , un legame che va oltre
la morte e diventa anche concreto col ritrovamento di un oggetto fondamentale
per la storia che era appartenuto alla regina Whitepearl, madre della protagonista.
Per
non spoilerare, non aggiungo nulla sui nuovi personaggi, quelli che non
compaiono in nessuna versione della favola.
La
seconda parte della storia si fa più avventurosa, molto fantasy e un po’
romance, gli avvenimenti si susseguono senza sosta e il ritmo resta elevato.
Lo
stile è scorrevole, ben equilibrato tra le parti descrittive e quelle d’azione.
Per
chi storce il naso, ricordo che la favola di Biancaneve è una storia gotica,
non il personaggio edulcorato della Disney, e comunque il cartone non lesina in
scene horror (la trasformazione di Grimilde è paurosissima!); ci sono diverse
opere che colgono questo lato della storia, come il film Biancaneve nella
foresta nera, oppure il suo essere diventata una donna forte che combatte
vestita coi pantaloni, come nella serie tv C’era una volta, in cui però non c’è
minimamente l’horror essendo una serie della ABC, quindi per famiglie. Dal
romanzo emerge anche lo studio di Elena sulle varie versioni della favola.
Mi
hanno anche colpito i nomi propri utilizzati dall’autrice: hanno varie origini,
alcuni fiabeschi, altri fantasy , altri greco-romani, altri inglesi, ma
soprattutto particolare è il nome del villaggio, Aroha, che in Maori significa
amore. Tale era il villaggio prima dell’avvento di Grimilde, in fondo!
Circa
l’edizione, la cover proposta dalla DAE è azzeccatissima e colpisce: nera con
una cornice centrale in cui appare Biancaneve con tanto di vestitino blu e
giallo in versione zombie.
Ora,
qualche domanda a Elena Mandolini, già ospite di IUF (qui la recensione di Il signore dei
racconti).
Ciao Elena,
bentornata su IUF. Sei d’accordo con questa recensione? Vuoi aggiungere
qualcosa?
Grazie mille per il bentornato: è
un piacere essere di nuovo qui come vostra ospite! Trovo che la recensione
abbia colpito nel segno. Il fantasy e il gotico qui sono la cornice ideale per
raccontare una storia di redenzione che si interseca a quella della vendetta
più pura. È un percorso di formazione, nel quale Biancaneve cresce come donna,
guerriera e strega bianca. Compie un percorso complesso, difficoltoso,
caratterizzato dall'accettazione del proprio io e del cambiamento che avviene
dentro se stessa. Un percorso che compie ognuno di noi nella propria vita.
Come ti sei documentata per questo romanzo?
Mi sono riavvicinata alla fiaba
originale tedesca, quella a cui i Grimm si ispirarono per la loro raccolta di
favole e che prende ispirazione dal folclore popolare. Una storia, come già
accennato nella recensione, completamente diversa dalla versione Disney e che
recava in sé un forte messaggio ammonitore: non fidarsi degli sconosciuti. Una
versione antica del nostro motto "mai accettare caramelle da uno sconosciuto".
Con Biancaneve Zombie ho cercato di far riemergere l'aspetto più gotico, più
dark che ogni favola della buonanotte possiede e che, in passato, è stato
spesso messo da parte.
Possiamo dire che questo romanzo,
specie la parte iniziale, è un incoraggiamento a chi si sente in uno stato
infimo?
Assolutamente
sì. Tutti noi cadiamo, tutti noi dobbiamo rialzarci. Il primo passo è guardarsi
allo specchio e comprendere il punto in cui siamo; gesto compiuto da Biancaneve
stessa. Solo comprendendo dove ci troviamo, la salita sarà possibile. Solo
capendo gli errori e le nostre debolezze, potremmo porre rimedio e migliorare.
E non solo. Come già detto in precedenza, Biancaneve
Zombie non è solo un percorso di redenzione, ma anche di crescita e di accettazione
del sé.
Quanto di te c’è in
questa Biancaneve?
Credo di averle donato le mie insicurezze di adolescente.
Biancaneve è una giovane donna, che si affaccia all'età adulta. Deve affrontare
sfide che le sembrano insormontabili e vede il proprio corpo cambiare e
diventare quello di una donna. L'adolescenza è un tumulto di emozioni più
disparate ed è una fase importante nella vita di ognuno di noi. Ho cercato di
raccontare questi momenti attraverso lei.
Molto particolari i nanetti che
hai pennellato. Ce ne parli?
Non
volevo fossero delle semplici macchiette. Desideravo fossero personaggi forti,
con caratteri ben definiti. Ho cercato di renderli uomini, con pulsioni,
desideri e debolezze; ognuno con delle peculiarità differenti. Non a caso,
ciascuno di loro ha una finalità specifica che viene svelata nel corso del
romanzo e anche attraverso i loro nomi originali (e qui mi fermo oltre per non
fare spoiler). È stato molto difficoltoso dover gestire sette personaggi e
cercare di dar loro, in molte scene, una funzione e una mansione ben delineata.
Come hai scelto i nomi dei personaggi? E
quello del villaggio, Aroha?
Non posso che fare i complimenti! È stato colto un
aspetto fondamentale nella recensione. Cerco sempre di affidarmi alle lingue
straniere oppure all'esperanto per i nomi dei personaggi o di luoghi importanti.
Credo fermamente che ogni aspetto di un romanzo, o di un racconto, debba avere
un significato e un perché specifico. E i nomi sono una parte fondamentale; sono
un'essenza, una forza che viene donata ai personaggi creati. Spesso, in fase di
prima stesura, sono nomi generici; poi, a fine scrittura, comprendendo meglio
il percorso dei personaggi e la funzione dei luoghi, ne cambio i nomi in modo
che possano rappresentare perfettamente chi li indossa.
Progetti futuri?
Tanti progetti a cui tengo molto
e a cui sto dedicando tempo ed energie necessarie affinché riescano al meglio.
In queste settimane è cominciata la fase di editing del prossimo romanzo in
uscita per la Dark Zone. Una fase molto emozionante! Attualmente sto lavorando
a due romanzi: un post apocalittico e un gothic horror. Prossimamente tornerò a scrivere un racconto per il terzo volume del
delizioso progetto Bestie d'Italia, edito dalla Nps Edizioni. Mai fermarsi, in
primis se si vuole scrivere. Bisogna sempre dedicarsi alla scrittura, che è una
amica decisamente esigente.
Grazie
per essere stata con noi e alla prossima!
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