lunedì 11 febbraio 2019


RECENSIONE : LA LINEA  DEL  DESTINO
di   DANIELA   TRESCONI






Genere: paranormale, mistery, storico, thriller
Editore: Panesi
Pagine: 101
Data di uscita: 16/01/2017
Prezzo di copertina: € 10
                    ebook: € 0,99
Link:  Amazon


Un libro particolare, questo “La linea del destino” di Daniela Tresconi, difficilmente ascrivibile a un genere specifico: ci sono brani di ambientazione medievale, brani ambientati nel presente, molto mistero, elementi  paranormali e molto thrilling, il tutto amalgamato in modo da avvincere il lettore.

Leggiamo la sinossi di “La linea del destino”:

Arcola è un tipico borgo arroccato che si affaccia sulla Vallata del Magra. Il suo Castello e la sua Torre Pentagonale da millenni osservano silenziosi le vicende delle genti che lo abitano. Valentina arriva in paese alla ricerca della tranquillità, ma ben presto tutte le sue scientifiche certezze verranno scosse da inquietanti e quanto mai misteriose sensazioni. Tre donne, tre epoche e tre mondi completamente diversi, eppure legati da un unico indissolubile destino e dal mistero di un atroce delitto. Quanto tempo per scoprire che non si può sfuggire a se stessi e che la fine spesso è solo un altro inizio?

L’ambientazione  è italiana, come piace a me. 
Arcola è un paese della Liguria, dalle origini  antiche; la protagonista Valentina, milanese in trasferta lavorativa (si occupa di erbe per un editore), viene da subito trascinata in un mistero, quello della morte di una fanciulla, Amelia, avvenuta nel Medioevo.
Aiutata da un’anziana donna del paese, Vanda, inizia a indagare, conoscendo e quindi mostrando anche a noi la storia di Arcola e i suoi monumenti, di cui sono presenti belle foto nel libro stesso.

Abbiamo quindi un legame che si sviluppa tra le tre donne, tutte erboriste, quindi tutte potenzialmente “streghe”: è l’eterno femminino, il girl power, la potenza delle donne unite tra loro dall’energia creatrice ma anche dalle sopraffazioni che hanno sempre dovuto subire nel corso dei secoli.

Questo mistery/thriller/paranormale non è la solita storia di vendetta. 
No, qui la giovane Amelia grida, vuole che tutti si ricordino di lei, dimenticata tra le pieghe della Storia e del tempo: è un urlo collettivo di tutte le donne che sono morte ammazzate  perché indipendenti, perché troppo belle o troppo brutte, perché dai capelli rossi, perché disobbedienti,  perché diverse.

Non bisogna mai dimenticare queste morti sul rogo o annegate o trapassate a fil di spada, come non bisogna dimenticarne altre: bisogna ricordare, per onorare la memoria ma soprattutto perché questi avvenimenti non si ripetano mai più.

Lo stile di Daniela è scorrevole e avvincente, la storia è narrata bene e in equilibrio in ogni sua parte. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e credibili.
Il finale è aperto, potrebbe esserci un sequel?...

L’edizione è curata, non ci sono praticamente refusi. La cover è carina e attinente, ritrae uno scorcio di Arcola. Le fotografie del borgo sono belle, un’ottima idea inserirle.
Chiude il romanzo un paio di ricette tipiche del posto, anche questa un’idea carina.

Sentiamo da Daniela Tresconi in persona qualche notizia in più su di lei e sul libro. 



1)      Ciao Daniela, benvenuta su Infiniti universi Fantastici. Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura.

Ciao a tutti e grazie per questo spazio. Quando parlo di me, amo definirmi “chiassosa”, nel senso che ci si accorge sempre che ci sono. Rido e sorrido, sono molto estroversa e amo dare del tu a tutti. Mi appassiono alle cose e alle persone che mi fanno stare bene. Amo il mare, la buona compagnia, adoro ballare, viaggiare e camminare. Amo leggere e scrivere. Scrivo sempre, sia per lavoro (sono Giornalista iscritta all’Albo) che per passione. La scrittura è per me quello che la cioccolata è per un goloso. A volte non riesci proprio a farne a meno. Le immagini, le trame e i personaggi bussano nella tua testa e devi per forza iniziare a scrivere. Mi capita di vedere un luogo, una foto o ascoltare qualcuno, ed ecco la storia è tutta lì, nella mia mente, devo solo trasformarla in parole. E poi scrivere è consolatorio: quando sono un po’ triste o arriva uno di quei periodi in cui ti sembra che tutto vada storto, mi siedo davanti al pc e lascio che i pensieri fluiscano lentamente, finché non si trasformano in parole scritte.
Ovviamente scrivere per la cronaca di un giornale è diverso poiché mette soprattutto in luce la capacità di sintesi e la necessità di chiarezza, ma sicuramente mi ha aiutato molto nel rendere accessibile a tutti quello che scrivo.
Adoro scrivere testi dove la storia, quella con la S maiuscola si intreccia con la storia fantastica. Dove ci sia leggenda, mistero, intrigo, sovrannaturale ed esoterismo. Cerco un luogo o un evento storico reale e ci costruisco sopra una narrazione per i miei personaggi.


2)     Che ne pensi di questa recensione? Sei d’accordo e/o vuoi aggiungere qualcosa?

Credo che la recensione rispecchi lo spirito del romanzo. Una storia di solidarietà femminile, il grido di Amelia «Io esisto» è il grido di moltissime donne che ancora oggi sono costrette a rivendicare il proprio diritto ad esistere.



3)      Traspare dal romanzo un forte amore per la tua terra, la Liguria. Sei originaria di Arcola? Vivi lì? Cosa ami di quel posto?

Alla base c’è soprattutto un amore profondo per il mio paese, Arcola, dove è ambientata tutta la storia. E’ il luogo in cui sono nata e dove vivo e lavoro.  E’ un borgo medievale che si affaccia sulla vallata di un fiume, ha conservato moltissime permanenze storiche e quando si cammina lungo i «carrobbi» lastricati (i carrobbi sono l’equivalente dei carugi genovesi), si riesce ancora a respirare la storia con tutto il suo fascino.


4)    Hai in mente un seguito di La linea del destino?

Purtroppo al momento no, credo che si debba scrivere solo quando le storie ti arrivano nella testa. Ho invece appena pubblicato un libro per bambini con un’altra casa editrice, la NpsEdizioni e ho terminato un nuovo romanzo che uscirà in primavera.

5)    Quanto hai dovuto studiare per attingere le informazioni storiche che ti occorrevano? Le hai reperite con facilità?

Ho letto molto, soprattutto saggi e testi storici che ho reperito nella biblioteca comunale e nell’archivio. Mi è stato di grande aiuto un piccolo libretto scritto da un parroco, libretto che viene citato anche all’interno del romanzo. Le mie ricerche sono diventate le ricerche di Valentina.

6)     A cosa stai lavorando adesso?

Sto terminando l’editing del nuovo libro, si tratta sempre un romanzo di ambientazione storica, questa volta siamo intorno alla fine del 1500. All’epoca nel Golfo della Spezia esisteva il piccolo approdo di San Bartolomeo delle Cento Chiavi, con un ospitale e una cappella. Improvvisamente tutte le famiglie lo hanno abbandonato e si sono trasferite al monte fondando il piccolo paese di Pitelli. Perché? Quale mistero si cela dietro a questa scelta? Le fonti storiche danno una versione e se non fosse vera?

Grazie per essere stata con noi! Alla prossima!

In finale, un romanzo che consigliamo senz’altro… e non vediamo l’ora che esca il prossimo!






venerdì 8 febbraio 2019



RECENSIONE FUMETTO: LA RESURREZIONE DI FENICE












Autori : Morrison e Rosenberg (scrittore e sceneggiatore), Francis Yu, Pacheco, Bennett, Rosanas (disegnatori).  Cover di Francis Yu.
Editore: Marvel
Collana e numeri: Marvel Miniserie nn 201-203
Date di uscita: 5/07/ 2018, 2/08/2018, 6/09/2018
Pagine: 58, 48 e 48
Prezzo: € 3,50 l’uno



Ho letto Marvel per quasi quarant’anni, con le ovvie interruzioni dovute al periodo in cui i fumetti erano spariti dalle edicole, e ho smesso circa tre anni fa perché, nonostante le storie fossero senz’altro di buona qualità, alla fine non ne potevo più di morti, resurrezioni, Kree e Skrull, “continuity” contraddittoria, versioni dal futuro, passato e mondi paralleli.
Sempre le stesse cose, insomma.
La mancanza dei supereroi nella mia vita è stata attenuata dalla gran mole di film Marvel che sono usciti/stanno uscendo, ma l’amore della carta… fumettata è sempre forte e non ho resistito al richiamo de “La resurrezione di Fenice” .
Un'altra volta, sì. L’ennesima resurrezione.
Non avendo più letto i fumetti, ho trovato qualche novità che però tanto novità non sono, come la suddivisione degli X-Men in gruppi e la morte e resurrezione di  personaggi già defunti: non mi ha stupito molto né ha condizionato più di tanto la comprensione della storia.


Nella cittadina di Annadale avvengono strani fatti, e gli X-Men, guidati da Kitty Pryde, vanno ad indagare, divisi in squadre; gli eroi si scontrano con villain ritenuti morti. Intanto, in un luogo anonimo, c’è la rossa Jean che lavora in un diner e ha strane visioni, finché in un crescendo di situazioni caotiche arriva la visione finale: la Fenice. Gli X-Men giungeranno a lei e cercheranno di aiutarla.
L’ultima parte, un confronto tra Jean e non vi dico chi, è lunga e piena di pathos, per un finale intenso e non banale.

I primi due numeri  sono confusionari, anche per la gran quantità di personaggi presenti da gestire, e neppure ben disegnati, al contrario del terzo, dove i disegni sono molto più belli e la storia si fa emozionante.

L’autore, Rosenberg, è stato bravo a tener presente il passato degli X-Men, specie per quel che riguarda i rapporti tra i personaggi, in questo caso tra Jean e Logan e Ciclope, anche ricordandosi alcuni dettagli.
La capacità di narrare  degli autori Marvel è sempre di alto livello (o quasi sempre), anche questa volta hanno creato intrecci che avvincono, coi ritmi giusti e i personaggi molto ben caratterizzati e coerenti; sa un po’ di forzatura sia l’uscita di      scena dei telepati (la cui presenza avrebbe risolto il caso troppo presto) e il ritorno della Fenice proprio pochi mesi prima del lancio del film…

Per onor di cronaca, alla fine del terzo albo c’è una simpatica storiellina tratta da un annual, intitolata “Perché amo gli X-Men”. Carina ma irrilevante.

Però, davvero, dopo tanti anni ancora la Fenice che torna, ancora gente che viene dal passato, gente dal futuro, gruppi di qua e di là, gente che risorge…  

Bastaaaaa!!!

Diciamo che mi sono rinfrescata la memoria sul motivo per il quale ho smesso di leggere Marvel, anche se il mio giudizio sulla miniserie è infine positivo, soprattutto per l’ultimo numero dei tre.










martedì 5 febbraio 2019



I ROMANZI STORICI DI ARPEGGIO LIBERO EDITORE









Salve amici lettori e followers, oggi parliamo dei romanzi storici della casa editrice Arpeggio Libero, ambientati nelle più svariate epoche storiche e in diverse  località.
Tutti i libri sono scontati sul sito dell’editore del 15%!


  • ·       1657-L’anno della peste” di Roberto Palumbo è ambientato a Genova nel 1657.  


 Il medico Piero Argentieri entra in città pochi giorni prima dell’epidemia di peste che avrebbe ucciso più della metà dei suoi abitanti. Non può scappare. Non può nascondersi. Non può far altro che subire passivamente gli stati d’animo derivanti da una situazione apocalittica. Ma, oltre a dolore, rabbia, sgomento e tradimenti, la peste gli indica anche la via dell’amore, della solidarietà e della speranza che non tutto finisca.
Prezzo di copertina: €18

  • ·       A.D. 1243- L’ultimo assedio” di Marta Tempra e Furio Toth è ambientato a Viterbo tra il 1237 e i 1243.


1237. Sono gli anni dei contrasti tra l’impero e i comuni sostenuti dal papato, lotte intestine che spaccheranno le città, dividendo i padri dai figli, i fratelli dai fratelli.
A Viterbo, Giacinta Brettoni, giovane nobile di parte guelfa, è destinata al convento fin dalla nascita, ma l’avversa fortuna della famiglia la porterà a rinunciare al velo per sposarsi.
Nel frattempo, il poeta siciliano Jacopo degli Altofonte viene convocato alla corte di Federico II e l’iniziale meraviglia si trasformerà in angoscia quando s’innamora perdutamente di Selvaggia, figlia naturale del sovrano e destinata in sposa all’uomo più crudele del suo tempo.
Alle loro storie si unisce quella di Guido, speziale lombardo in fuga con la famiglia da Lodi.
Amori infelici, rocambolesche fughe e impetuose battaglie si intrecciano in un romanzo corale in cui le vicende di tutti finiranno per convergere proprio nella città di Viterbo, culminando nella battaglia in cui la valorosa cittadina fronteggerà l’immenso esercito imperiale.
Gli epici giorni dell’anno domini 1243, l’ultimo assedio di Viterbo.
Prezzo di copertina: € 23
  • ·       Cangrande paladino dei ghibellini” di Giovanna Barbieri è ambientato a Verona tra il 1312 e 1314.



Tra il 1312 e il 1314 la guerra contro la guelfa Padova diventa più cruenta. In città entra il poeta Dante Alighieri a cui il signore di Verona concede riparo. Il rimatore decide di terminare “il Paradiso” nella Biblioteca Capitolare e di cercare i figli Pietro e Iacopo. Le vicende di Dante e di Cangrande s' intrecciano con il casato Aligari di Fumane, dove sono reclutati i cavalieri, senza terra e ricchezza, Paolo e Julien de Grenier, d'origine franca. Il cavalier Julien conduce una faida contro una famiglia di orfani d'origine ebraica. Paolo e Caterina, la maggiore dei ragazzi perseguitati, s'incontrano per caso nel bosco Belo e s'innamorano a prima vista. La loro relazione però è osteggiata dal padre di lui.
Prezzo di copertina: € 18, 25

  • ·      Conspiratio” di Furio Toth è ambientato nella Firenze quattrocentesca.


1476. Jan, un mercante di Bruges, si trasferisce a Firenze dove conoscerà Francesca giovane orfana che assieme
al fratello Lapo si occupa dell’attività che era del padre: il commercio della seta.
Alla tormentata storia d’amore fra i due fanno da sfondo le tumultuose vicende di quegli anni, intrighi, congiure, e infine una guerra. Vicende che vedono coinvolte le figure di spicco del XV secolo: i Pazzi, i Medici, gli Sforza, Federico da Montefeltro, papa Sisto IV, Re Ferrante.
Un romanzo storico nel quale le vicende dei protagonisti si intrecciano con quelle realmente accadute nel periodo che va dal Torneo del gennaio 1475 per celebrare l’alleanza fra Firenze, Milano e Venezia fino alla cosiddetta “Guerra dei Pazzi” e all’invasione turca di Otranto 1480.
Furio Thot ci regala un affresco dell’ultimo quarto del XV secolo con la precisione dettata da una profonda conoscenza della storia del periodo e dalla cura dei dettagli storici, nata da una ricerca approfondita durata più di un anno.
Prezzo di copertina: € 21

  • ·      I fuochi nella notte” di Valerio Castelli è ambientato in Europa nel 1300.


Anno 1349. La peste nera mette in ginocchio l'occidente e fa strage di uomini e animali. In questo contesto di morte, un qualcosa di incredibilmente importante spinge tre distinti gruppi di uomini a intraprendere un lungo e pericoloso percorso che li porterà a rischiare la vita ogni giorno. Traversate via mare, faticosi trasferimenti a cavallo attraverso il sud della Francia, le Alpi e la pianura padana fino a Venezia, metteranno a dura prova l'animo e la volontà dei protagonisti. Nella lotta per mettere le mani sopra un tesoro che tutti bramano, si alterneranno delusioni e sconfitte, rivelazioni e segreti.
Un soldato senza lavoro, due monaci fuori del comune, quattro giovani ebrei, un gruppo di nobili francesi e il papa di Avignone si sfideranno in un gioco di forza e intelligenza verso un obiettivo che sembra avere volontà propria e pare prendersi gioco degli uomini che l'hanno sfidato.

Pagine 440. Prezzo di copertina: € 21


  •   Il mio nome è Pio IV” di Luca Cremonesi è ambientato nella Roma del 1500.  



Roma, otto dicembre anno 1565.
Papa Pio IV sul letto di morte riceve la visita del nipote Carlo Borromeo e gli esprime la volontà di volersi confessare. Dopo essere stati completati i preamboli sacramentali, inizia a raccontare gli episodi vissuti durante la sua vita. Espone, inoltre,gli eventi di pirateria e di brigantaggio che ha compiuto a Musso sul lago di Como,insieme al fratello Giacomo. Prima di ricevere l’estrema unzione, il pontefice si preoccupa di riferire anche quanto accaduto nel suo primo viaggio a Roma, così come racconta le conoscenze politiche e diplomatiche che acquisì frequentando la curia e l’apparato ecclesiastico. Infatti, in poco tempo, diventò cardinale e poi assunse il titolo di vicario di Cristo, avendo comunque cura di non tralasciare mai i legami sentimentali e amorosi con le compagnie femminili.

Prezzo di copertina € 17

  • ·      Samnes” di Anrtonello Santagata è ambientato nel Sannio nel I sec a. C.   


Samnes è la storia di Lomea, avvenente ragazza vissuta nell’antico Sannio del I sec. a. C.,
devota alla dea Jana, e del suo amore contrastato con il guerriero Lucio.
Samnes è la storia di Lucio, fiero avversario dei conquistatori romani, giovane
 legato del comandante sannita nella battaglia di Porta Collina che segnò la fine
della Guerra Civile tra Mario e Silla e, con essa, la fine dei Sanniti.
Ma è anche la storia di Gavio Betitio, padre di Lomea, vignaiolo innovatore
 e di successo, che con i suoi vini prodotti nelle campagne del Sannio caudino,
aveva conquistato le tavole dei Romani.
Come si viveva a quei tempi nel Sannio? Quali dèi adoravano, quali armi
 maneggiavano i mitici fanti sanniti? Come mangiavano, come vestivano,
 come si adornavano, come parlavano?
Il romanzo, che si sviluppa in 17 capitoli ciascuno dedicato ad un aspetto
 della vita in quel tempo, vuole rispondere anche a queste domande.
All’epoca nacquero due miti che hanno da sempre caratterizzato il Sannio.
Quello, concreto e reale, dei gladiatori e quello, molto più fantastico,
delle streghe dette janare.
La trama, che si svolge nei giorni attorno alla battaglia dell’82 a.C.,
 vuole essere un mezzo per indagare sulla vita dei Sanniti, per affacciarsi
 sul loro mondo e per saperne di più su un pezzo della loro storia spesso trascurato.

Pagine 125. Prezzo di copertina € 12
                          
  • ·      Sardomachia” di Aldo Sechi è ambientato in Sardegna nel 215 a. C.




Alla vigilia della memorabile impresa di Annibale (215 a.C. circa), il cantore romano Lucio Vero Viridio viene incaricato di accompagnare il console Matone in Sardegna per sedare un focolaio di rivolta nell’isola, in modo tale che, al ritorno in patria, possa cantare quanto vissuto in quelle battaglie.
Il protagonista, uomo di ideali puri, si accorge subito del lato oscuro del suo console e la sua simpatia nei suoi confronti svanisce immediatamente. Ben presto Lucio si ribellerà al suo stesso comandante e inizierà in tal modo un percorso interiore di grande cambiamento. Salvato miracolosamente da un gruppo di guerrieri sardi, Lucio, quasi in fin di vita, viene portato al villaggio di Siete Fuentes e affidato alle cure di Nora, della quale, una volta guarito, si innamora.
La vita trascorre piacevolmente fino a quando la guerra chiama a gran voce, così come l’anelito libertario degli uomini di Sardegna, ai quali Lucio si unirà in un’epica battaglia contro il nemico di sempre: Roma
.

Prezzo di copertina € 12




  • ·        Verba daemonis” di Lucio Stel è ambientato nella Francia del 1500.




Francia, 1635. Gli abitanti di Debie sono in subbuglio in seguito ad una serie di brutali omicidi avvenuti nei boschi che circondano il villaggio. La responsabile è stata individuata in Camille Boudreaux, poco più che ragazzina, accusata di stregoneria e rinchiusa in attesa di esecuzione nelle segrete del castello che dall'alto di una collina sembra vegliare sul piccolo villaggio come un gigante di pietra. Per interrogare la ragazza è stato fatto giungere da Parigi Eric Grenier, uno degli inquisitori più spietati del Paese, che con Debie ha più di un legame. E mentre il giorno dell'esecuzione della strega si avvicina inesorabilmente il male sembra aver messo le radici nel villaggio, proliferando indisturbato grazie alla paura e all'ignoranza degli abitanti, abituati a sottostare alle ferree disposizioni del vescovo La Croix e dei suoi uomini.

Prezzo di copertina € 16

  • ·      Amyclae” di Irene Chinappi è un thriller  ambientato tra presente e passato.  


Due antiche dinastie hanno nascosto per millenni la verità sul mistero di Amyclae, la “città muta"scomparsa improvvisamente e mai ritrovata.
Ma oggi il passato grida giustizia. 
In visita nel sito archeologico di Amyklès, in Laconia, Lisa viene morsa da una vipera, cade in trance e ha delle allucinazioni: il poeta latino Virgilio le rivela che la verità su Amyclae è custodita in una versione dell' Eneide corretta e mai pubblicata.
Una congregazione segreta è disposta a tutto pur di fermare Lisa e i suoi amici.
Ma saranno le più profonde inquietudini che fecero tremare l'Imperatore Tiberio, erede di Ulisse, a dare il senso più vero alle ricerche della protagonista .

Prezzo di copertina € 18.

Ci sono poi diversi romanzi di storia contemporanea: “Gli anni di Giulia” di Massimo Taras, “Il golp”  e “La vedova forestiera” di Alessandra Delogu, “Neve su un campo di more” di Serena Lavezzi, di ambientazione giapponese, “Suhareka” di Robert Shkurti, “Zaragoza Km 390” di Beppe Semisoni.


Allora, che ve ne pare? Ce n’è davvero per tutti i gusti, no?
Ricordiamo che i prezzi indicati sono di copertina, ma sul sito Arpeggio Libero sono scontati del 15% .


sabato 2 febbraio 2019




CINERECENSIONE:  IL  PRIMO  RE







 Genere: storico, mitologico
Produzione: Italia- Belgio
Regia: Matteo Rovere
Durata: 127 min.
Data di uscita: 31 gennaio 2019
Cast: Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Tania Garribba, Fabrizio Rongione, Alessandro Rossi


Finalmente!  Divis   gratias,  in Italia siamo riusciti a produrre un film epico sulle nostre origini che non ha nulla da invidiare ai kolossal d’oltreoceano, anzi dovrebbe essere il contrario.
Matteo Rovere e tutta la produzione hanno coinvolto archeologi e studiosi per dare al film quel senso di realismo che lo contraddistingue da tutte le altre opere del genere, rintracciabile solo  nei film gibsoniani Apocalypto e La passione di Cristo specie per quanto riguarda il linguaggio: si è deciso di utilizzare un proto-latino, in cui qui e là sono riconoscibili molte locuzioni del latino studiato a scuola.  Ma non solo. C’è un’attentissima ricostruzione della società dell’epoca, delle usanze, dell’abbigliamento, dei villaggi fatti di paglia e fango (i pagi),  della religione che non è quella attribuita al periodo da tutti coloro che hanno narrato la vicenda di Romolo e Remo nei secoli successivi (ad es Tito Livio, Orazio, Plutarco), ma una religione arcaica in cui si veneravano una triplice dea, come vediamo nella prima scena [potrebbe essere la triade lunare Selene-Artemide-Ecate oppure, più probabilmente  la dea Madre nei suoi tre aspetti (giovane, madre, vecchia) ] e il dio fuoco, come emerge in quasi tutte le scene del film .
La religiosità arcaica era intrisa di superstizione (ma anche quella classica in effetti), e non c’erano Marte e Venere e altri dei noti, acquisiti in seguito.  Ho riscontrato quindi una piccola imprecisione quando Satnei, la sacerdotessa del dio fuoco viene chiamata Vestale, in effetti lo era ma non si poteva definire con questo appellativo perché il dio fuoco non era Vesta, culto comunque antichissimo;  ma per familiarità ci può stare, dai.

Romolo e Remo sono dunque due gemelli restati soli, a causa della morte della madre per colpa degli  Albani, e Remo, il più forte, si prende cura del più delicato, Romolo. La scena iniziale è un piccolo capolavoro: i due pastori vengono travolti dal fiume in piena e poi catturati dagli Albani stessi, insieme ad altri prigionieri, e costretti a combattere davanti alla Vestale che deve compiere i suoi riti. Remo però riesce a far scappare tutti, li porta ad attraversare un bosco che incute timore mentre Romolo è gravemente ferito e siccome è stato toccato dal fuoco/dalla Vestale lo ritengono maledetto e vogliono ucciderlo, ma Remo lo protegge. Poi arrivano in un villaggio dove Remo si autoproclama re. È lui dunque il primo re del titolo.

 La Vestale è anche aruspicina e in un fegato di capretta legge il loro futuro: dei due, uno solo sarà re di un impero che non avrà eguali. Remo però va oltre, è violento, il potere e la forza fan sì che si ritenga superiore agli dei e pecca così di hybris; Romolo invece è pius e consdera il poplo non come schiavo, ma come gente libera.

Non voglio raccontare tutto il film anche se la storia è nota; mi soffermerei sugli aspetti tecnici. Abbiamo già detto della meticolosità di scenografia, costumi, ricostruzione (gli attori sono sempre tutti sporchi di fango , feriti, lacerati) ; a questo hanno contribuito una fotografia a luce naturale, perfetta, e una colonna sonora mai ingombrante. Circa il montaggio, mi sembra di aver notato tre raddoppi ma dovrei rivederlo (cosa che presumo di f are). 


Non c’è un intreccio narrativo vero e proprio, non è quel genere di film, qui si racconta altro; c’è chi potrebbe trovare pesanti due ore e 10 di film, a me è piaciuto ogni singolo fotogramma, anche se non amo i sottotitoli : ci sono i tempi giusti per immergerci in quel mondo arcaico, anche quando pare che alcune scene siano ripetitive.
L’interpretazione dei protagonisti , Borghi e Lapice, è eccezionale, non deve essere stato facile recitare sporchi di fango e parlando in proto-latino per tutto il tempo. Tutto il cast ha dato una grande prova di recitazione.
Il regista Matteo Rovere lo avevo già apprezzato in Veloce come il vento, qui fa un enorme passo in avanti, come lo fa tutto il cinema italiano , che dimostra di non essere solo commedia che percula i borghesi o drammoni sempre borghesi (dimostrazione già effettuata con altri film come Lo chiamavano Jeeg robot, ma questo è diverso).
A chi lo consiglio?  Davvero a tutti, però se ci si infastidisce per scene cruente e di violenza (ci sono arti spezzati e uccisioni di animali, sempre in nome del realismo) astenersi. Bambini: non è vietato, ma lo consiglio da 13 anni in su.
Il 2019 cinematografico è iniziato benissimo!