giovedì 20 giugno 2019



I   LIBRI    SIBILLINI   - PARTE   III







Eccoci al nostro consueto appuntamento culturale mensile . Oggi continueremo a parlare dei Libri Sibillini, dopo le parti I e II oggi , nella parte III, affronteremo le consultazioni dei libri avvenute  nel IV secolo. Ricordiamo che la nostra fonte è la tesi di laure di Sara Fattor, reperita online, di cui questi articoli sono una sintesi.

Nel 399 a.C. secondo Dionigi e Livio, il  collegio duumvirale venne incaricato di ‘andare a consultare’ i libri Sibillini: è il primo responso oracolare del IV secolo.
Secondo quanto indicato da questi ultimi, si tenne a Roma un lectisternium,
con l’intento di debellare una pestilenza.
I lectisternia erano particolari riti che esprimevano, attraverso la finzione
rituale, la ricreazione di quel momento pre–attuale rappresentato dalla
commensalità con gli dei . Nella pratica, la cerimonia del lectisternium
(=lectos sternere, distendere i letti), inscenava un banchetto a cui
simbolicamente erano invitati a partecipare gli dèi, di cui le statue cultuali
venivano portati fuori dai templi stesi su letti triclinari e posti davanti a tavole
imbandite a festa. Il lectistenium appare come una tipica prescrizione sibillina;
per il IV secolo a.C. Livio ne attesta almeno quattro, celebrati esclusivamente in occasione di epidemie.
Il lectisternium ha un parallelo preciso con la ‘theoxenia’ (da theos, dio e
xenia, ‘accoglienze ospitali’) del rito greco. Il rimando va alla tipologia della
feste celebrate a Delfi nelle quali si richiedeva la presenza delle divinità in
qualità di ospiti.
Livio scrive che in questa occasione, furono lasciate aperte le porte della città e anche quelle delle case private, che ogni cosa venne messa a disposizione di tutti (abolizione della proprietà privata), anche dei forestieri, e che vennero tolte le catena ai prigionieri.
Si intende dunque realizzare, con ogni evidenza, una situazione di 'concordia
mitica', instaurata attraverso la una sospensione dell’ordine normale.
Per quanto riguarda le divinità invocate, possiamo supporre che fossero state prescelte per le loro qualità salutari e salvatrici.
Abbiamo già visto le valenze di Apollo in questo senso. Per quanto riguarda
Latona, essa era associata frequentemente al figlio nelle pratiche cultuali nel
mondo greco.
L’eroe greco Herakles era da tempo diffuso tra le popolazioni italiche da cui
era accolto come un dio.
La sfera d’influenza del Hercules italico comprendeva tutte le attività pastorali,
fra cui allevamento e transumanza, nonché le attività commerciali, soprattutto
quelle in collegamento col mercato del bestiame, e, in generale, tutta la sfera
che coinvolge un tipo di economia diversa da quella agricola, legata ad un
tipo mobile di ricchezza.
Se l’epidemia che aveva colpito Roma coinvolgeva anche gli animali si può
ben comprendere la scelta di onorare un dio a cui raccomandare la salute di
questi ultimi e, insieme, la salvezza delle attività economiche. Inoltre e’ da
notare che Hercules, in virtù del suo legame con i luoghi collegati alla
transumanza e ai mercati, luoghi spesso scelti in virtù della presenza di acque
sorgive e minerali era anche venerato come dio salutare.
Diana, antica divinità italica, era celebrata a Roma alle Idi del mese di agosto. Nello stesso giorno Hercules veniva festeggiato nel suo tempio presso porta Trigemina ed il giorno prima, la vigilia delle Idi, con un sacrificio al tempio a lui dedicato presso il Circo Massimo, l’ Ara Massima.
Le due giornate costituivano un unico complesso cultuale in cui venivano
venerate entrambe le divinità; dunque, in un contesto cultuale romano,
l’associazione di queste due divinità non dovrebbe essere considerata
anomala.
Anche la coppia di Mercurio-Nettuno può essere stata inserita per inerenza
con la sfera del commercio; in particolare, vista l’associazione di Nettuno a
Mercurio, per auspicare la protezione degli scambi marittimi o fluviali.


La seconda consultazione dei libri Sibillini registrata nel quarto secolo si
riallaccia all’episodio dell’incendio gallico di Roma del 390 a.C.
Livio riporta come subito dopo la cacciata dei Galli, che avevano occupato il
Campidoglio, ad opera di Furio Camillo, si fosse reso necessario ricorrere ai
libri.
Il primo atto che si rende necessario, dopo la devastazione gallica dell’Urbe è
di ristabilire il culto degli dei. L’iniziativa è portata avanti da Furio Camillo, e
dal senato 190. In questa prospettiva si colloca l’ordine dato ai duumviri di
cercare nei libri dei riti adeguati, allo scopo di purificare i templi, contaminati
per essere stati occupati dal nemico.
La consultazione sibillina tuttavia è solo una delle iniziative religiose
predisposte per l’anno. Livio scrive anche che furono celebrati i ludi Capitolini
in onore di Iuppiter Optimus Maximus, che si stabilirono vincoli d’ospitalità con
gli abitanti di Cere, poiché questi avevano accolto gli oggetti sacri dei Romani
e le vergini vestali.


La terza consultazione del quarto secolo a.C. si colloca nel 364 a.C ed è
particolarmente importante, in quanto è la prima registrata dopo il 367 a.C.,
anno dell’ istituzione dei decemviri sacris faciundis, la nuova magistratura
ampliata che sostituiva il collegio dei duumviri, nonché dell’approvazione delle
leggi Liciniae-Sextiae, che con l’apertura ai plebei del consolato, segnano la
parificazione civile dei due ordini. Il collegio preposto alla lettura dei Sibillini
non è solo aumentato nel numero dei componenti, ma risulta ora composto,
per metà da patrizi e per metà da plebei.
Livio ci informa che nel 364 a.C venne celebrato a Roma il terzo lectisternium dalla fondazione dell’Urbs, per stornare una pestilenza che gravava da due anni sulla città.
Tuttavia a nulla servì il rituale, perché Livio scrive che l’ epidemia non
accennò a diminuire. Vennero dunque introdotti a Roma dall’Etruria, i ludi
scaenici 195, per ordine dei pontefici, come ci informano Agostino e Orosio.
Il fallimento della procuratio sibillina del 364 a.C., può essere messo in
relazione con la creazione dei decemviri sacris faciundis. Infatti l’anno dopo,
nel 363 a.C., con l’aggravarsi dell’epidemia, non vengono consultati i libri
Sibillini. Per stornare i prodigia si ricorre invece alla autorevolezza della
tradizione, alla memoria dei seniores, i quali propongono, in base ad una ‘lex
vetusta …priscis litteris verbisque scripta’, il ripristino dell’affissione del clavis
annalis.  Molto è stato detto sull’origine di questa usanza. In particolare, M. Sordi ha messo in evidenza, come il rito di antichissima origine doveva significare per i
romani il pegno dell’assistenza divina assicurata a Roma dall’alleanza con le
divinità reggitrici della città.
Siamo dunque arrivati al punto in cui i plebei rompono il monopolio patrizio
della lettura della raccolta divinatoria, ma questa conquista non si traduce
ancora in un’effettiva operatività del collegio misto; la clavifixio, cerimonia
vetusta, interrompe infatti il ricorso ai Sibillini.

Riportiamo il brano di Livio che parla di tale affissione del chiodo:

Mentre erano consoli Cneo Genucio, e per la seconda volta, L. Emilio Mamerco, poiche la
ricerca di rimedi espiatori affliggeva gli animi piu di quanto i corpi fossero afflitti dal male, sidice che i piu anziani avessero ricordato come una volta una pestilenza era stata arrestata grazie alla fissione del chiodo, compiuta dal dittatore. Spinto da tale superstizione il senato ordinò che si eleggesse un dittatore per la fissione del chiodo; fu eletto Lucio Manlio Imperioso.

Per il 362 a.C. abbiamo una consultazione dei Sibillini testimoniata da Dionigi.
Il prodigium è costituito da una voragine che si apre nel foro per parecchi
giorni. La consultazione dei Sibillini rivela un oracolo secondo cui la terra si
sarebbe richiusa e avrebbe dato grande abbondanza di ogni tipo di beni, per il
tempo a venire,  se la terra stessa avesse ricevuto i ‘doni più consoni al popolo romano’.
Marco Curzio, fra i giovani della città il più distinto per valore militare e saggezza, offre quella che a suo parere è la primizia di Roma, il valore dei suoi uomini. Come volontario, offre così la sua vita, affinché la terra produca in abbondanza altrettanti giovani valorosi. Salito a cavallo, si getta nella voragine e sopra di lui vengono lanciate offerte di ogni tipo; la terra si richiude.
Si può far rientrare come motivo fondante nella casistica speciale della devotio, particolare atto rituale tramite cui il capo militare poteva offrire se stesso ed i nemici agli dei inferi in cambio della vittoria; la devotio formalizza, per così dire, e autorizza
comportamenti di oblazione, che richiamano per certi versi al modello del
“martirio”.

Nel 348 a.C. a Roma regna una situazione ottimale di otium, caratterizzata da
pax esterna e concordiam ordini. Questo stato viene interrotto da una
pestilenza. Il senato dunque autorizza il ricorso ai Sibillini, che come
soluzione propongono di nuovo la celebrazione di un lettisternio.

Nel 344 a.C. abbiamo la quinta consultazione sibillina per il quarto secolo.
Nell’anno si sarebbe resa necessaria una consultazione dei libri Sibillini per
espiare una pioggia di pietre e l’improvvisa comparsa delle tenebre
verificatasi subito dopo la consacrazione del tempio a Iuno Moneta.
L’evento prodigale è connesso esplicitamente alla dedicatio del tempio della
dea, che era stato votato l’anno prima da Marco Furio Camillo, durante la
guerra contro gli Aurunci pro amplitudine populi romani, per l’ampliamento del
popolo romano.
Alla pioggia di pietre del 344 a.C. viene attribuita la valenza di segnalare una crisi nei rapporti con i popoli confinanti. La soluzione dei Sibillini riportata da Livio
conferma l’interpretazione: i libri prescrivono supplicationes a cui vengono
invitati a partecipare non solo i cittadini romani, ma tutti i popoli vicini,
secondo turni precisi. Questa è la prima volta che popolazioni
non romane vengono coinvolte nell’espiazione di un prodigio avvenuto
all’interno della città.

Passiamo ad analizzare la sesta consultazione del quarto secolo a.C.
Secondo Livio, nel 326 a.C., venne fatto il quinto lettisternio.
Il 326 a.C, si presenta come un anno tranquillo nella narrazione liviana. Livio
non collega il piaculum ad un specifico evento prodigiale, sappiamo solo che
il rito si tenne placandis habitumest deis.
Da questa data in poi, lo storico non specificherà più il numero di successione dei
lectisternia; forse questo dato è da considerarsi come un segnale del fatto che nel III secolo la cerimonia fosse ormai considerata prassi normale e consolidata
come rito espiatorio ordinario.

Dunque, in questo secolo i Sibillini vengano coinvolti
sempre di più nella produzione di comportamenti rituali che marcano il modo
di essere di Roma rispetto alla sua dimensione temporale.

La prossima volta continueremo parlando delle consultazioni dei Libri Sibillini nel III sec a.C.
Ricordo di consultare la tesi di laurea di Laura Fattor per avere il quadro completo, questa qui riportata è solo una sintesi.

Scusate la formattazione, potrebbe essere riuscita male per motivi tecnici.













lunedì 17 giugno 2019



RECENSIONE SERIE TV: THE PASSAGE





Genere: horror
Produzione: USA
Stagioni: 1 (conclusa)
Puntate: 10
Rete di trasmissione italiana: Fox
Cast: Henry Ian Cusick, Marc-Paul Grosselaar, Sanyya Sidney



Inizialmente non avevo intenzione di seguire questa serie, tratta dall’omonima trilogia di Justin Cronin, perché di vampiri non ne posso più, ce li hanno propinati in tutte le salse; poi la curiosità ha vinto e l’ho guardata.
Non posso dire “era meglio non perdere tempo”, perché la serie ha i suoi lati positivi, ma neppure sono soddisfatta; tanto più che è stata cancellata, indice di bassissimo gradimento. Beh, a volte cancellano serie che a me piacciono tantissimo, ma questo non è il caso.

Nella prima puntata assistiamo alla scena di due scienziati, Jonas Lear (interpretato da Henry Ian Cusick, indimenticabile Desmond in Lost) e Tim Fanning,  che lottano in una grotta in Bolivia contro un mostro, e uno dei due viene morso. 
Henry Ian Cusick

In seguito ci troviamo in un laboratorio, dove questi scienziati cercano un vaccino per tutte le malattie utilizzando il virus che erano andati a prendere in Bolivia (il progetto Noah), ma questo virus potrebbe anche essere letale, e cercano gente per la sperimentazione. Che novità eh? Infatti. Il bello della serie, che comunque è girata bene e ha bravi attori, è il lato umano: il rapporto che si crea tra la piccola Amy, cavia prescelta, e il suo “reclutatore”, l’agente federale Wolgast, che subito la prenderà a cuore e cercherà di proteggerla; inoltre conosceremo le storie delle altre cavie, come la condannata a morte Shauna, che preferiscono fare da cavia, avere una speranza, piuttosto che morire. Va da sé che questi esperimenti umani si trasformano in vampiri.
Dunque il vampirismo come virus: già visto ad esempio in The Strain, altra serie in quattro stagioni che all’inizio mi piaceva poi mi ha appallato mortalmente nonostante abbia avuto uno script d’autore (Guillermo del Toro). 

Indovinate? Un vampiro!!!


Il finale debbo dire che è un po’ a sorpresa (anche se ultimamente non mi sorprende quasi più niente) , e anche conclusivo, meno male perché, come dicevamo, la serie non è stata rinnovata; però veramente, come serie nulla di particolare, tutto già visto e stravisto.
Non la consiglio, a meno che non siate neofiti della tv, dei fumetti e dei romanzi vampirosi e quindi potreste trovare tutto nuovo.


giovedì 13 giugno 2019



SEGNALAZIONE: FUTURA LEX DI AA.VV.





Genere: fantascienza, antologia
Editore: La Ponga edizioni
Data di uscita: gennaio 2019
Pagine: 251
Prezzo ebook: € 2,44
        cartaceo: € 18,99
Link: Amazon 





Carissimi, oggi vi segnalo questa originale antologia di racconti di fantascienza scritta da vari autori, tra cui Monica Serra, più volte ospite di IUF.

Questa la sinossi:

Se un robot commette un reato potrà esserne incolpato
alla stessa stregua di un essere umano oppure il fatto
deve essere considerato un incidente dovuto a una
macchina? E se un crimine lo commette un cyborg, un
clone, un androide, un replicante?
Chi deciderà in futuro se un imputato è colpevole: un
giudice, una Intelligenza Artificiale, i telespettatori
attraverso il telecomando, i naviganti di internet?
Cosa succederebbe se una civiltà extraterrestre ci chiedesse
di pagare la bolletta per l’uso dell’energia
solare? Oppure se una corporazione di alieni volesse
brevettare a livello intergalattico la pizza?
Trasformati in fantavvocati (ma alcuni sono avvocati
per davvero) gli scrittori presenti in questa antologia
tentano di rispondere e questo e ad altri quesiti legali,
in una rassegna che a volte diverte ma spesso fa riflettere.


Ecco i titoli dei racconti e i nomi degli autori, introdotti da Gian Filippo Pizzo : La sentenza finale.
La volta che lo studio legale Impellizzeri salvò la Terra di Michele Piccolino
Il lato umano di Sara Elisa Riva
L'Oriente prima delle sabbie di Franco Ricciardiello
Isidoro e MPQUAP di Stefano Tevini
Troppo umano di Monica Serra
Future Faust di Lorenzo Fabre
L'ultima causa di Carducci & Fambrini
Tutto il mio dolore di Milena Debenedetti
Ménage à trois di Antonino Fazio
Un caso di garanzia di Falcioni & Garello
Il processo di Gian Filippo Pizzo
La pena di Chrys di Davide Del Popolo Riolo
Chi nasce tunn' non mor quadrat' di Graziani & Sensale 








Sembra proprio adatta a chi cerca qualcosa di diverso,  davvero intrigante! 

lunedì 10 giugno 2019



RECENSIONE SERIE TV: 
THE GIFTED 2a STAGIONE



Genere: supereroi, fantascienza, fantasy, avventura, azione
Produzione: Marvel Usa
Stagioni: 2
Puntate: 13+16
Rete di trasmissione italiana: Fox
Cast: Stephen Moyer, Amy Acker, Natalie Lind, Coby Bell, Emma Dumont


Cari teledipendenti, The Gifted chiude qui. E lo fa con un colpo di scena finale nonché un finalissimo aperto, di cui (forse) non conosceremo mai lo sviluppo.
La serie infatti non è stata rinnovata.



La seconda stagione è stata migliore della prima (recensione qui), che era molto incentrata sulla famiglia Von Strucker e la scoperta dei poteri mutanti da parte dei figli adolescenti, rimanendo ricca d’azione e coinvolgente; in questa stagione  la vicenda si amplia e si complica, entrando in scena nuovi personaggi e ambienti.
Gli Strucker si dividono, e la separazione dei gemelli è il cardine della vicenda; avvengono molti fatti drammatici, inoltre i villain sono interessanti e il tutto si rifà ai fumetti degli X-Men: oltre ai Fenris, Polaris, Blink ecc. ci sono i Morlock, Bishop, la Cerchia interna, le Naiadi di Stepford (le tre gemelle bionde qui chiamate le Frost) .


Anche se il tutto è ampiamente rimaneggiato, lo spirito del fumetto permane e pervade la serie, quindi le differenze sono accettabili anche per una X-fan di vecchia data come la sottoscritta.
Gli avvenimenti si susseguono  frenetici, ma c’è ampio spazio per la crescita dei protagonisti; la sceneggiatura regge bene, anche se qualche cavolata c’è. La storia è equilibrata nelle sue parti e gli attori sono bravi. Gli effetti magari non di prima classe, ma si possono guardare. 

Peccato che non abbia funzionato… dobbiamo dire addio agli Strucker e al loro mondo, a meno che non ricompaiano in qualche crossover.

Per fortuna ci sono altre serie supereroistiche marvelliane da vedere, come i Runaways che inizierò presto!


giovedì 6 giugno 2019




RECENSIONE:  BESTIE D’ITALIA  
VOL. 1  di AA. VV.



Genere: antologia di racconti, fantasy, folklore, urban fantasy, fantasy mediterraneo, miti e leggende
Autori: Marco Bertoli, Gianluca Malato, Alessio Del Debbio, Mala Spina, Giuseppe Chiodi,  Elena Mandolini, Giuseppe Gallato, Alessandra Leonardi, Daniela Tresconi, Monica Serra.
Editore: Nps edizioni
Pagine: 203
Prezzo di copertina: € 14
Link: Amazon
            Nps edizioni


Cari  viaggiatori del fantastico, questa antologia è un fulgido esempio di come si possa scrivere dell’ottimo fantasy italiano basandosi sui miti e le leggende del folclore locale, regionale, storico o contemporaneo senza andare a tirar fuori i soliti  personaggi tipici del fantasy anglo-sassone.
Tra l’altro alcune creature sono le stesse: i draghi ci sono anche qui, i folletti sebbene con altri nomi (linchetti, buffardelli) ci sono pure qui, per non parlare del lupi mannari che tutto sono tranne che anglo-sassoni, poiché la licantropia discende da Licaone, personaggio della mitologia greca…

Ognuno degli autori mette nel proprio racconto qualcosa della sua regione , illustrandoci con storie interessanti, dense di avventura e di significati nascosti, creature dimenticate , leggende poco note oppure molto note ma da un punto di vista diverso e particolare. E sono tutti autori dalle grandi capacità narrative, che hanno effettuato uno studio approfondito prima di approcciarsi al racconto: c’è da sottolineare questo aspetto, per scrivere certo fantasy ci vuole preparazione .

Un fulgido esempio è il racconto dell’ottimo Marco Bertoli, “Lupo Manaio”, ambientato nel 1167 durante l’assedio di Pontremoli, in Lunigiana, da parte di Federico Barbarossa: c’è una antica maledizione, soldati di ambo le fazioni e come dice il titolo, un lupo mannaro che non teme solo l’argento. Il racconto unisce magistralmente storia, folclore e fantasia, non cadendo nell’infodump (cosa non facile) .  Bertoli è sempre una garanzia.

Il racconto “Il pozzo” di Gianluca Malato è molto scorrevole e ricco di suspense : una coppia in vacanza in un agriturismo siciliano che era un antico casolare si abbatte in una inquietante creatura del folclore siculo di cui ignoravo l’esistenza. Interessante e piacevole racconto.

Anime nella bufera” di Alessio Del Debbio è un racconto ambientato in un non meglio precisato passato, in cui alcuni marinai fanno naufragio nell’isola di Oglasa (Montecristo) dove c’è il convento d san Mamiliano e degli inquietanti monaci che nascondono un segreto. Racconto molto intenso, veloce e pieno di avvenimenti, molto thrilling e pure un po’ de paura che non guasta! Oltre la misteriosa creatura che appare solo alla fine, ci sono molte altre leggende toscane: le Code di ziffa, trombe marine del Tirreno, le fate marinare, i fuochi di Montecristo e altre che scoprirete nell’appassionante lettura. Uno dei miei racconti preferiti.

Jackie Chan contro Dracula” di Mala Spina è ambientato in un luna park toscano nei porimi anni ’90, anche se io ci ho visto atmosfere molto anni ’80 (beh siamo lì…): due ragazzini, un piccoletto e la baby sitter, un luna park, un paese di provincia… e un’atmosfera leggermente horror. I due decidono di entrare in una casa degli orrori, e qui ne succederanno di tutti i colori. Un racconto veramente ben narrato, con molta suspense e  piacevolissimi rimandi alla cultura pop,  che propone alcune delle creature del folclore toscano come i buffardelli o il Concialana. Ottimo racconto.

Segue “Nella bocca del dragone” di Giuseppe Chiodi, un altro dei miei racconti preferiti, ricco di Storia e rimandi alla mitologia: l’accurata  conoscenza di questi miti, come la Mefite ad esempio, arricchisce la narrazione, già di per sé densa di altri rimandi al folclore campano. La creatura che ci propone  Giuseppe è il pampanaro, una sorta di licantropo ma con qualche variazione. Mi è proprio piaciuto un sacco.

Elena Mandolini inserisce in tutti i suoi romanzi  e racconti numerosi simboli e archetipi, e anche questo , "Ambrosia", non è da meno. Ambientato al giorno d’oggi al Circeo, troviamo un’ annoiata  Circe che si diverte a rimorchiare ragazzi nelle discoteche del litorale  laziale, per poi trasformarli negli animali che popolano il parco del Circeo. Le fanno compagnia un ciclope, un troll e la ninfa sua madre. Pensando a Ulisse, un giorno incontra un ragazzo diverso dagli altri e …
Storia con più chiavi di lettura, ho apprezzato particolarmente lo spirito… ecologista della Circe contemporanea.

"L’illusione di Morgana" di Giuseppe Gallato è un racconto molto fantasy, quasi fiabesco, riporta una leggenda siculo-calabra, quella della Fata Morgana e delle sue illusioni di cui il re Andor è vittima. Interessante versione italica della famosa maga; un racconto molto scorrevole, bello stile.

"Le figlie della Lupa" di Alessandra Leonardi (cioè la sottoscritta) è uno spin-off di Berserkr, romanzo urban fantasy di Alessio Del Debbio edito da Dark Zone (recensito qui) , in cui  la Divisione, un’organizzazione paramilitare,  cerca di difendere  Berlino da alcune creature che hanno infranto vecchi patti di non- belligeranza, aiutati da Ulrik, che sarebbe l’Orso di Berlino  protettore della città. Ho subito immaginato che ogni città d’Europa avesse una sua Divisione, una sua creatura protettrice e creature dalle quali guardarsi; ovviamente per Roma non poteva che essere la Lupa capitolina. Le protagoniste sono Lorenza e Fausta, gemelle figlie di Ersilia, l’anziana e moribonda Lupa, che se la devono vedere con il Fauno, qui in veste del dio Pan in persona e con numerose altre creature, tra le quali le bestie descritte da Plinio nella sua Naturalis Historia vol. IX: il bonaso, la laucocrota e molte altre, davvero affascinanti.
I nomi delle protagoniste non sono a caso, ma rimandano alla leggenda della fondazione di Roma: Lorenza da Acca Larentia, la donna che accoglie i gemelli Romolo e Remo, Fausta da Faustolo, il pastore marito di Laurentia che trova i due piccoli, ed Ersilia , la moglie di Romolo.
Ovviamente anche il mio racconto ha una doppia chiave di lettura, oltre al gran ritmo e a molta azione c’è un senso più profondo che lascio scoprire al lettore.

Daniela Tresconi, per “Il mistero di Atlanta”, si è ispirata durante una gita al museo navale di La Spezia: la polena Atlanta è una creatura terribile, che causa tomenti indicibili e la morte di tutti gli uomini che la guardano.  Un excursus dal passato ai giorni nostri abilmente narrato e anche con spunti horror. Un ottimo racconto.

Chiude l’antologia “La Mala grotta” di Monica Serra, narratrice di mondi appassionata di draghi che è riuscita a scovarne uno anche nel Lazio,  grazie a un autore ottocentesco,  Augusto Sindici. La Malagrotta è una nota discarica vicino Roma, ma pare che anche prima un certo tanfo misterioso provenisse dal sottosuolo… Intanto una giornalista curiosa va ad indagare nel pericoloso sito…
Scritto benissimo, mi è piaciuto molto.

L’edizione è curatissima, bellissima la cover di Marco Pennacchietti, ci sono anche sue illustrazioni in b/n all’interno dell’antologia, riferite ai racconti.
Davvero un’antologia originale , da non perdere!


 
Monica Serra, Alessandra Leonardi e Giuseppe Chiodi
alla presentazione di Bestie D'Italia a Ostia,
presso la Lipu    (aprile 2019)                                         








La locandina dell'evento, organizzato da
Japanimation




lunedì 3 giugno 2019



RECENSIONE serie tv:  THE ORVILLE   STAGIONE 2





Genere: fantascienza, humor, azione, avventura
Produzione: USA
Stagioni: 2 (segue)
Puntate: 12+14
Rete di trasmissione italiana: Fox
Cast: Seth McFarlane, Adrianne Palicki, Penny Johnson, Scott Grimes, Peter Macon

Cari Esploratori dello spazio, la notizia della conferma di The Orville per una terza stagione, di pochi giorni fa, mi ha riempito di gioia perché è una delle serie che sto seguendo più volentieri.

The Orville non è, come molti semplicisticamente la definiscono, una parodia di Star Trek; è un omaggio a tale serie, una cosa ben diversa dalla mera parodia. Balle spaziali e Treciento sono parodie; questa brillante serie scaturita dalla mente di Seth McFarlane (ideatore, produttore, regista e attore nel ruolo del protagonista, il capitano Mercer) ripropone tutti gli importanti concetti che abbiamo visto in Star Trek, modernizzandoli e ampliandoli mantenendo uno stile vintage, utilizzando anche molti altri rimandi alla serie roddenberriana (le divise, la plancia di comando).
 The Orville si permette di andare dove Star Trek non ha mai osato, con puntate e temi irriverenti e scottanti, ma che nascondono più di un significato profondo.
Resta una serie d’avventura e humor, ma spesso raggiunge toni drammatici e stimola profonde riflessioni su temi come il classismo, l’omofobia, il rispetto delle usanze altrui accettabile fino a un certo punto e così via. Le razze aliene sono utilizzate come metafore dei problemi che attanagliano la razza umana: fanatismo religioso, sessismo, dipendenze varie.



La seconda stagione è anche meglio della prima (recensione qui): più tematiche interessanti, meno comicità e più ironia sottile, approfondimento dei personaggi , avventura e ottimi intrecci, mai scontati.
La mancanza di banalità è una delle doti di questa serie che me la fa apprezzare di più, così come la linearità della narrazione che non è mai superficialità e semplicismo.
In questa seconda stagione compaiono anche i paradossi temporali, un classico della fantascienza, ma senza eccessive supercazzole e capriole mentali per seguire la trama.

Serie consigliatissima!
Non vedo l’ora di vendere cosa combinerà l’equipaggio della Orville nella terza stagione…