Libri, film, fumetti, cartoni animati, serie tv, ma anche il passato e la Storia: sono infiniti gli Universi in cui navigare e perdersi, mondi di fantasia oppure realtà che si confonde col mito e la leggenda.
Un fantasy che nasce da un mistero che va avanti da duecento anni, dove la natura e creature fantastiche prendono il sopravvento. Il giovane Nicolas sarà in grado di risolvere l’enigma legato a quella bambina della foto?
Cari lettori, oggi presentiamo Il mistero di Casa Bell, romanzo fantasy d'esordio di Annalaura Siercovich, edito da Horti di Giano.
Si tratta di un fantasy ricco di segreti e di intrighi, legati a una bambina scomparsa, a un bosco stregato e alle creature che lo abitano.
Trama:
“Che fine ha fatto Ellen Bell? Estate 1816. La piccola Ellen è stata portata per la prima volta nel magico bosco dei Belt, il cui accesso è conosciuto da pochissimi, tra cui suo padre e suo nonno. Dopo tante emozioni vissute tra incredibili creature, nella notte viene rapita dalla sua cameretta; unica traccia che rimane è una disgustosa melma violacea. Di lei non se ne saprà più niente. 200 anni dopo, la vecchia Casa Bell viene acquistata dalla famiglia del giovane Nicolas che prende per sé la stanza nella soffitta, un tempo di Ellen. In un vecchio baule ritrova alcuni effetti della bambina e una sua foto. Da lì inizia una personale indagine per capire cosa sia realmente accaduto alla piccola, poiché bizzarre leggende del paese attribuiscono la causa della sparizione alle strane creature del magico bosco. Mistero, fantasia e avventura avvolgono questo conflitto tra Bene e Male, tra realtà e dimensione parallela, in un intreccio che non sarà facile districare.”
Un fantasy dal ritmo serrato, ricco di suspense, intrecci e di scelte difficili da compiere, adatto ai lettori di ogni età, amanti degli enigmi e dei misteri da risolvere.
Conosciamo l'autrice, Annalaura Siercovich:
Annalaura Siercovich nasce a Tivoli nel 1975. Da sempre appassionata di antropologia ed esoterismo, fin dalla più giovane età si dedica allo studio e alla ricerca delle storie e delle leggende dedicate al piccolo popolo e al mondo dell’invisibile. Artista e musicista, per più di 20 anni si è dedicata allo studio della musica medioevale antica, incidendo due CD musicali. È autrice di diversi spettacoli teatrali per bambini e ragazzi. Attualmente vive alle porte di Roma in una casa vicino al bosco, insieme ai suoi affetti più cari, i suoi cani e i suoi numerosi gatti. Gli abitanti del piccolo popolo continuano ad andarla a trovare costantemente. Con loro, dopo tanti anni, ha stretto una profonda e sincera amicizia. Il mistero di Casa Bell rappresenta il suo felice esordio nel mondo dell’editoria nel genere fantasy.
Realismo magico, temi importanti, viaggi paralleli e divergenti nel primo romanzo onirico di Valentina Laudadio
Cari lettori,
questo romanzo mi incuriosisce molto per la varietà di tematiche che affronta; tra l'altro, è anche arricchito dalla prefazione di MartinaCaironi, campionessa paralimpica e record mondiale dei 100 metri.
Leggiamo la sinossi:
Una giovane ragazza di nome Alice scompare misteriosamente dal suo
appartamento di Bologna e Penelope, che è la sua migliore amica, si mette
subito sulle sue tracce per riportarla a casa. Così, inizia un viaggio a doppio
livello: da una parte il vagare geografico e reale di Penelope che, seguendo un
po’ il suo istinto e un po’ il caso, arriva fino al Sud America, e dall’altra
troviamo Alice che, in verità, non si è persa su questa Terra ma, bensì, in un
mondo fatto di sogni, visioni e follie. Incontra Mujica, Fernando Pessoa e
altri strambi personaggi. Un po’ come in un romanzo di formazione, le due
protagoniste percorrono tutte le tappe che le porteranno alla fase successiva
della loro evoluzione ma a tormentarle sarà proprio il dubbio se valga la pena
o no “formarsi” ed evolvere. Così, da romanzo di formazione quest’avventura
diventa un romanzo sociale. Il viaggio di Alice e Penelope è la storia della
Terra e dell’umanità intera, si parte dalla Genesi e, passando per le varie ere
geologiche, si arriva a fantasticare sulla nostra stessa estinzione. Cosa può
salvarci? Il coraggio, la politica, lo spirito leggero? Evocando un po' gli
scenari tipici del realismo magico sudamericano, questa storia fa emergere
questioni profonde e presenti dentro ognuno di noi, facendoci scontrare con
tutte le nostre certezze e aprendoci gli occhi su infinite possibilità.
Molto particolare, no?
Leggiamo la prefazione di Martina Caironi:
Martina Caironi
Alice, Penelope, si interroga, non smette di essere curiosa. Non si limita a viaggiare; vuole portare i frutti dei suoi viaggi e le sue scoperte nella vita di tutti i giorni. Lei è cuore e fantasia.
Valentina in questo suo primo romanzo ci conduce in un universo parallelo dove tutto accade in un substrato della realtà lasciando spazio a fantasia e immaginazione. Nonostante ciò, un attento lettore potrà capire che i luoghi e le situazioni raccontate non possono che essere state vissute dall’autrice, per poter avere quella veridicità palpabile. In un attimo siamo sotto i portici bolognesi, in una casa buia di un vecchio signore, l’attimo dopo proiettati tra i vicoli musicali di Salvador de Bahia, senza essere prima passati dalle numerose stanze del cervello umano, con i suoi dubbi, le sue speranze.
Io, sua cara amica e compagna di viaggi rivedo in questi suoi scritti la donna curiosa e avida di conoscenza con cui ho potuto esplorare alcuni paesi lontani, l'amica indecisa ma forte con cui ho sognato il Sudamerica, con cui ho vissuto quelle vie di Bologna da lei descritte.
Bisogna essere coraggiosi, seguire il proprio cuore, avere la sfrontatezza di andare contro le convenzioni, e avere quella gioia di intenti che ti porta verso il mare della vita.
I personaggi del romanzo sono liberi o alla ricerca di quella amata libertà di pensiero e azione che è senza tempo, senza spazio. "Libertà significa non aver paura del cambiamento e delle rivoluzioni" scrive l’autrice in uno dei suoi flussi di coscienza mascherati nei dialoghi. È stato per me bellissimo ritrovare la mia amica impulsiva e rimuginatrice allo stesso tempo, sparsa tra i vari personaggi, con le loro avventure che sento di aver vissuto con lei. Amicizia, cura, riflessione, amore. Oltre a questo, ci regala molti altri spunti interessanti a cui voi lettori potrete attingere, come la critica all’uso massivo della tecnologia. O come la massima per cui non si può cambiare il mondo senza prima aver cambiato sé stessi; è per questo motivo che il viaggio fisico o mentale di questo romanzo non è nient’altro che la ricerca della propria essenza. E poi non manca la coscienza politica che ha sempre inquietato Valentina, che l’ha sempre spinta a indagare e a partire. Le partenze, il viaggio, sia esso reale o immaginario, sono il fulcro del racconto, ma la vera crescita interiore si manifesterà con il ritorno.
Grazie per averci portato con il cuore là dove molti di noi non arriveranno mai.
Leggiamo un estratto:
Questa è la storia di tutti e di ogni cosa. Non è né un romanzo né
un'autobiografia, potrebbe essere un manifesto ma, probabilmente, non è e
basta. Non importa cos'è perché è un regalo al mondo intero e, se sei qui,
forse sei la persona giusta al momento giusto per me. Lungo la lettura di
questo libro la tua coscienza cambierà un po' insieme a quella della
protagonista, è un viaggio per te e per la tua rivoluzione.
GENESI
«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero
della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne
mangiassi, certamente moriresti» (2, 7 – 17)
Tra le stelle e le varie lune, tra pianeti sconosciuti e polveri
cosmiche uno strano flusso, spaventoso e rassicurante allo stesso tempo,
cangiante agli occhi di chi lo guarda, si muove, striscia e vola accarezzando
il cosmo e tutti i suoi figliocci appena nati. Giunge da un posto lontano,
precisamente dal punto dove ebbe inizio ogni cosa, dove nacque il primo
pensiero, si accese la prima stella e dal silenzio si formò la materia. Era
un'energia vigorosa che arrivò qui sulla Terra miliardi di anni fa e, forse,
non se ne andò più via. Quando Alice lo vide per la prima volta stava bevendo
un frappè alla finestra del salone di casa sua a Bologna, era una notte
stellata e la luna era bella e piena. La notte giusta per una magia. Una penna
nuova di zecca se ne stava impaziente tra le sue dita incapaci di far scivolare
inchiostro su quella pagina bianca, tutto il corpo di Alice era fermo e
immobile, paralizzato dalla rincorsa di pensieri fugaci. Sguardo concentrato,
mani calde che accarezzavano il bicchiere e pelle scura che trasudava estate e
turbolenze. Era da ore, ormai, che tutta la sua mente era impegnata in uno
sforzo abnorme, voleva delle risposte, era lì che tendeva all'infinito cercando
di acchiappare grandi piccole verità. Ma niente, tutti i suoi sforzi sembravano
vani e i suoi pensieri ripiegarsi su se stessi. Questi grandi turbamenti
esistenziali la coglievano spesso di sera o, comunque, quando era molto stanca
e avvilita. Era sempre difficile uscirne e quando finalmente ce la faceva era
più stanca di prima.
Un salotto come tanti in via Broccaindosso, in una casa come le altre
in una città come ce ne sono milioni nel mondo. Alice era una ragazza come
tante con pensieri sicuramente già pensati da qualcun altro. Pensieri che si
disperdevano nel vuoto intorno a lei, pensieri inutili. Un'epoca dolorosa,
forse anche questa una tra tante, futuro incerto, crisi esistenziali e
generazionali. Crisi di valori e guerre sante, guerre economiche, guerre di
civiltà e guerre interiori. Eccola lì, affacciata alla finestra, che osserva
con sguardo scrutatore quei portici colorati sotto i quali fiumi di persone
ogni giorno fluttuano leggere, con le proprie idee ben nascoste nelle tasche e
un gran bel corpo pronto all'esibizione terrestre. Bologna è una madre e anche
una grande meretrice, pensava; ti allatta e ti vizia dandoti tutto quello di
cui pensi aver bisogno e, allo stesso tempo, ti incastra e ti tenta stringendoti
tra le sue provocazioni. Fa ristagnare l'energia e ti soffoca. I portici sono
un po' così, un po' seni e un po' cosce, una trappola in ogni caso. Insomma,
guardando fuori dalla finestra iniziò a pensare che, alla fine, cadendo giù in
strada non avrebbe provato tutto questo grande dolore e che, in fin dei conti,
avrebbe potuto fare un tentativo.
Scopriamo qualcosa sull'autrice, Valentina Laudadio, tramite la sua biografia:
Valentina Laudadio
nasce a Guardiagrele (CH) il 20 maggio del 1988 e cresce a Palena, un piccolo
paese ai piedi della Majella. Nel 2007 si trasferisce a Roma per studiare
Lingue Straniere e nel 2012 a Ginevra, dove lavora come stagista nelle
Pubbliche Relazioni dell’UNHCR -agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati.
Tornata in Italia, va a vivere a Bologna dove, dopo la laurea specialistica in
Lingue e Comunicazione, lavora presso diversi uffici stampa. Nel 2015 va in
missione come reporter nei campi profughi Saharawi in Algeria con la Ong CISP.
Nel 2017 vince, insieme ad altri autori, la sezione “racconti brevi” del
concorso nazionale “Valerio Gentile” e la Schena Editore pubblica in una
raccolta il suo racconto sopra la missione in Algeria, “Il tempo nel deserto”.
Nel 2018 parte per un viaggio in solitaria di sei mesi e, con lo zaino in
spalla, viaggia per l’America Latina in cerca d’ispirazione. Al ritorno dal suo
viaggio, vince il terzo posto come autrice più letta della sezione “Settebello”
del settimanale “7” diretto da Beppe Severgnini. Nel 2019 esce in edicola
“Rabelais”, volume della collana “I geni del Rinascimento” della DeAgostini.
Quindi, cari lettori, molto particolare sia il romanzo che la vita dell'autrice, vero?
Ricapitoliamo i dati del romanzo
Titolo: La mia estinzione
Autrice: Valentina Laudadio
Genere: onirico, realismo magico, romanzo di formazione
La
serie tv italiana ispirata alla fondazione di Roma
Cari
romoletti,
avendo
adorato il film Il primo re (qui recensito), non potevo certo lasciarmi
scappare “Romulus”, prima serie tv italiana dedicata alla fondazione di Roma.
O
meglio, alla sua rivisitazione in chiave -più o meno -storica, sempre dal medesimo regista, Matteo Rovere.
Queste
vicendesono narrate anche da una
trilogia di Luca Azzolini, di cui per ora sono due volumi, Il sangue della lupa
e La regina delle battaglie, editi da Harper Collins. Serie tv e libro sono stati pubblicati in
concomitanza.
La
materia della fondazione di Roma è ampia e si può prestare a variazioni sul
tema, come già visto per il film, e i mitemi possono essere ripresi e plasmati
sopra un realismo storico che potrebbe avvicinarsi a una realtà dei fatti,
sebbene molto avventurosa e poco probabile per certi versi; ovviamente il linguaggio narrativo
cinematografico/televisivo è differente
da quello documentaristico/letterario e
la spettacolarizzazione per creare una serie avvincente e al passo coi tempi si
è resa necessaria.
Stavolta
Rovere & C. si sono avvalsi della consulenza del dott. Valentino Nistri,
direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, uno dei più
grandi esperti dell’VIII sec a.C.: infatti scenografia, costumi e fotografia
sono da Oscar. L’accuratezza della ricostruzione in cui i personaggi si
immergono è base portante per la riuscita della serie, anche se per esigenze
visive o di sicurezza non tutto corrisponde perfettamente all’epoca, come
spiegato in un interessante articolo uscito qualche settimana fa.
La
scelta di girare in proto-latino immerge sicuramente di più nell’epoca, ma stavolta
io personalmente ho scelto di guardarla in italiano, un po’ perché so’ ciecata,
un po’ per non distrarmi troppo dall’azione e dalle espressioni degli attori.
La
prova di questi ultimi , quasi tutti semi-sconosciuti al grande pubblico,
tranne Vanessa Scalera - Silvia (senza
Rea), Sergio Romano (Amulius) e Yorgo Voyagis (Numitor), ma molto bravi, è
stata anche una prova fisica, costretti a girare seminudi, coperti solo da
pelli e tuniche, nel fango e sotto la pioggia.
Le
prime due puntate mi hanno lasciato un po’ perplessa, anche perché nulla era
trapelato sulla trama e quindi non sapevo cosa avrei visto, ma certo non mi
aspettavo quello che la serie ci ha proposto.
La
vicenda di Numitor e Amulius, con la lega dei Trenta Re, c’è; ma qui i due
figli ormai grandi di una Silvia non vestale si chiamano Yemos ed Enitos, e la
vestale invece si chiama Ilia ed è figlia di Amulius.
Ilia
Yemos e Wiros
Oltre
a costoro ci sono un gruppo di Luperci, giovani di Velia che devono passare
alcuni mesi nel bosco come rito di passaggio all’età adulta, ma hanno terrore
della dea Rumia e dei loro seguaci; tra loro si distingue il debole Wiros,
abile con la favella e poco con la lotta, in un periodo ove la violenza e la
forza bruta la fanno da padrone.
Da
notare come il rapporto con le divinità sia tenuto sempre da donne: Ilia con
Vesta e poi Marte (già!), Rumia con la Lupa a capo dei Ruminales, questo popolo
lupesco e selvaggio, che hanno un oracolo sempre femmina.
Come
dicevo, un encomio speciale alla fotografia, che rende il tutto così reale e così
antico, tra buio rischiarato dai fuochi e tra albe e tramonti dal sole basso e
freddo. Pettinature un po’ moderne ma carine, bene i costumi e il trucco.
Tutti
i personaggi hanno un percorso di trasformazione, e alla fine nessuno sarà più
quello che era all’inizio.
Verso
metà serie si inizia a intuire dove gli autori vogliono andare a parare, dove
riprenderanno i mitemi caratteristici della leggenda.
Io
sono più per il classico, ma non mi dispiacciono le variazioni sul tema, ben
vengano le novità!
Appassionante,
coinvolgente, sicuramente ha momenti più blandi e momenti più movimentati; i
combattimenti e le scene forti non mancano, si sentono certi echi da Trono di
Spade prime stagioni… Una mezza novità per le produzioni italiane, che con
questa serie dimostrano di potersi avvicinare a quelle Usa, e di surclassarle
pure, ad esempio per gli studi preliminari alla messa in scena.
Manca
qualcosa nel finale, comunque plausibile, e potrebbe essere una precisa scelta
per spiazzare lo spettatore che si aspettava una certa cosa (non voglio spoilerare…
chi ha visto, capirà).
Finalissimo
con colpo di scena che prelude a una seconda stagione.
Da
notare come i titoli delle puntate compongano una frase:
Tu
Regere
Imperio
Populus
Romane
Memento
Parcere
Subiectis
Debellare
Superbos
Ora,
se dicessi che mi ricordavo dove l’avessi letta e anche la traduzione precisa,
mentirei sapendo di mentire (o di mentine…), ma basta un copincolla su Internet
per trovare traduzione e origine: trattasi di un brano dell’Eneide, dove Enea
nel mondo dei morti incontra il padre Anchise che alla fine di un discorso gli
dice queste parole:
Tu regere imperio populos, Romane, memento:
hae tibi erunt artes, pacisque imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos.
Ovvero:
tu, o Romano, ricorda di governare i popoli: queste saranno le tue arti, e d’imporre la
civiltà con la pace, risparmiare gli arresi e sconfiggere i ribelli.
Ficata,
eh??? Pure una mezza genialata oserei dire.
La
sigla di testa: Shout dei Tears for Fears cantata da Elisa, molto bella e che
sottolinea bene le immagini; non capisco bene il nesso con la serie, ma bella.
La
domanda d’obbligo è: quando ci sarà la seconda stagione?
Rovere
ha dichiarato recentemente che “ci stanno ragionando”, quindi non è certa al
100%, anche se io sono molto fiduciosa, primo perché la serie ha avuto molto
successo di pubblico e critica e andrà anche all’estero, e secondo perché c’è
quella scena nel finalissimo che esige un seguito, altrimenti perché metterla?!
Recap
Titolo:
Romulus
Genere:
storico, miti e leggende
Regia:
Matteo Rovere
N. di
puntate: 10- 1° stagione
Produzione:
Italia
Rete
tv italiana: Sky Atlantic
Cast:
Andrea Acangeli, Francesco Di Napoli, Vanessa Scalera, Sergio Romano, Yorgo
Voyagis, Marianna Fontana, Ivana Lotito, Silvia Calderoni
Un
fumetto storico-fantasy ambientato a Roma, sequel di Roma- La nascita della
città eterna
Fumettofili
storico- fantasy del mio cuor, ho finalmente trovato la 2° parte del fumetto
Roma- La nascita della città eterna, che avevo letto e recensito nell’ormai
lontano 2017, uscito nell’ancor più lontano 2015. E niente, sono presa da uno
scompenso temporale e arrivo sempre tardi, ma arrivo!
Il
sequel Roma- Cesare deve morire! è uscito nel 2018 e comprende le ultime 3
storie della saga che prende il via dalla guerra di Troia.
Gli
autori completanola pentalogia che ha
come vero protagonista il Palladio, che per tutti è il protettore di Roma
mentre in realtà contiene una pericolosa divinità, Ker, che brama vendetta,
come abbiamo visto nel primo volume. Le famiglie degli Aquilia e dei Leone sono
condannati a custodire sia l’idolo sia il suo segreto: riusciranno le Vestali a
contenerlo?
Nella
prima storia troviamo Giulio Cesare che vuole donare il Palladio a Cleopatra,
ma l’idolo non è d’accordo; nel secondo troviamo un folle e perverso Caligola
(la cui pazzia è stata ampiamente ridimensionata dagli storici, ma qui si sono
seguiti i clichè) che sta per liberare la divinità di cui sente i malefici
influssi; infine facciamo un salto all’epoca di Costantino, in cui il mondo
pagano sta per essere scalzato da quello cristiano: Ker come utilizzerà questo
a suo vantaggio?
Dei
tre racconti è l’ultimo quello che mi ha incuriosito di più, vuoi perché il
passaggio dal paganesimo al cristianesimo è un periodo che mi meraviglia, mi
colpisce e al contempo mi inquieta, vuoi perché la storia arriva a una
conclusione, un finaleper certi versi
prevedibile, per altri no, comunque interessante.
Nel
complesso una saga fantasy storica molto ben congegnata, di certo documentata
anche se come detto cade un po’ nei cliché nel secondo racconto, quello che ho
gradito di meno, e disegnata in modo eccellente, sia per quel che riguarda i
personaggi, vari ed espressivi, sia per sfondi e abbigliamento. Mai noiosa e
sapientemente ritmata, ha una puntuale e completa introduzione di Sergio
Brancato.
La consiglio agli amanti del genere fantasy-storico.
Una originale serie su supereroi con veri superproblemi
Cari fumettofili,
il sottotitolo non è per fare dell’ironia sui supereroi Marvel, ma qui ci troviamo di fronte a una vera banda di scoppiati.
La serie è tratta da un fumetto edito dalla Dark Horse in Usa e in Italia dalla Magic Press nel 2009, storie che non ho letto e quindi non posso fare paragoni, ma la vicenda è davvero originale, non tanto per la trama quanto per i personaggi e la sceneggiatura.
Nel 1989 43 donne nel mondo hanno una gravidanza istantanea; 7 di questi bambini vengono adottati dal miliardario Reginald Hargreeves, che ne farà un gruppo di giovani supereroi e li chiamerà con numeri anziché nomi. I ragazzi verranno cresciuti da una scimmia sapiens e da una tata robot.
La storia però inizia quando il gruppo si è sciolto e i giovani hanno preso strade diverse, ma si ritrovano per il funerale dell’odiato genitore. Dei 7, uno è morto (Ben- n. 6), una, Vanya (n.7) pare non abbia poteri e fa la violinista, Allison (n.3) è un’attrice, Luther (n.1) è stato mandato sulla Luna, Klaus (n.4) è drogato, Diego (n.2) è un vigilante e numero Cinque (l’unico senza nome) è scomparso da tempo.
Ricompare proprio con l’occasione, dicendo che dovranno sventare un’apocalisse. Parte così una frenetica indagine, mentre i fratelli cercano di venire a patti col proprio passato e a riprendere contatto tra di loro.
Colpi di scena, battute sarcastiche, psicodrammi farciscono questa serie ben riuscita, singolare e con un ottimo cast, specie Numero Cinque, Aidan Gallagher, che deve interpretare un adulto nel corpo di un ragazzino, e Klaus, Robert Sheenan (Misfits, Shadowhunters, Fortitude).
Klaus e N. 5
La seconda stagione è già andata in onda e la recupererò al più presto.
Se non conoscete la serie e amate il genere ve la consiglio vivamente! La terza al momento non è stata ancora ufficializzata da Netflix, c'è comunque un teaser trailer su Youtube quindi probabilmente si girerà.
Recap
Titolo: The Umbrella Academy
Genere: Supereroi, fantascienza, dramma
Stagioni: 2
Produzione: USA
N. di puntate: 10+10
Rete di trasmissione italiana: Netflix
Cast: Hellen Page, Tom Hopper, Aidan Gallagher, David Castaneda, Robert Sheenan
avete presente il terrore provato guardando
L’esorcista, il raccapriccio durante Suspiria o Phenomena, il panico ansiogeno con
Ring? Bene, al confronto di questo romanzo sono opere Disney.
Stanza 218 di Giacomo Ferraiuolo non dà un attimo di respiro, dalla prima
all’ultima pagina non c’è tregua: l’orrore trasuda da ogni pagina, le scene sono
molto, molto splatter, alcune davvero toste anche per chi ha lo stomaco forte.
Leggiamo la trama:
Doveva essere una vacanza spensierata per Antonio e sua madre, da trascorrere a casa di zia Adele. Si ritroveranno invece prigionieri di una follia che dilagherà priva di freni, facendoli sprofondare in un labirinto senza fine di rancore e vendetta. In questo humus di malvagità, e tormentato dal suo passato, Antonio scoprirà che i suoi incubi sono reali e che non c'è via di scampo quando il male è accanto. Dall'autore di Nora, un prequel che riprende le stesse atmosfere claustrofobiche, tramutando le paure più agghiaccianti in terribili realtà.
Gli argomenti della stregoneria e del patto con diavolo,
trattato come detto con scene molto
forti, sono ideali per la tematica del romanzo,quella del desiderio umano che può spingere le persone a fare di tutto
per ottenere ciò che bramano; e il male è lì, dietro l’angolo, a blandire dove
trova terreno fertile. Le ombre che inseguono i protagonisti a ogni passo sono
metafora delle ombre interiori che si annidano in tutti gli individui, e se prendono il
sopravvento possono condurre alla follia.
Come accennato nel titolino, “Stanza 218” è un
sequel/prequel di “Nora”, qui recensito, grande successo dell’autore, Giacomo Ferraiuolo.
Per tre quarti del romanzo non sembra però esserci attinenza, viene tutto
svelato alla fine. E che finale!
In “Nora” c’era una voluta mancanza, quella della
storia del dottor Marconi, inquietante e ambigua figura che aveva in cura la
protagonista. Questa storia colma quella mancanza.
L’edizione Dark Zone è come sempre curatissima,
perfetta la cover di Livia De Simone rappresentante la famigerata stanza
ospedaliera.
Intervistiamo l’autore, Giacomo Ferraiuolo.
1)Ciao Giacomo, bentornato su IUF. Sei d’accordo con questa mia
recensione, vuoi aggiungere qualcosa?
Ciao Alessandra, per prima cosa, grazie per lo spazio che mi hai dedicato.
Grazie anche per questa splendida recensione, non mi sento di aggiungere altro,
hai capito l’essenza del romanzo.
2)Hai dichiarato nella postfazione che la prima stesura del romanzo era
molto diversa. Il tema stregoneria ti è venuto in mente dopo o già c’era in
quella stesura?
Sì, la
prima stesura era molto diversa. Il tema della stregoneria c’era anche in
quella versione, ma era trattato in maniera molto diversa rispetto alla
versione finale. Posso dire che impregnava di meno le pagine, e diventava un
ingrediente pericoloso solo alla fine della storia.
3)Dove ti sei documentato riguardo diavoli e streghe? Le scene che
descrivi sono molto forti, ti se ispirato a qualche romanzo o film?
Grazie per il complimento! Sono sempre stato molto
interessato all’occulto. Stregoneria e diavoli sono spesso trattati nelle
storie dell’orrore. Nei momenti di pausa dal lavoro mi capita di aprire siti
web o vagare per Youtube alla ricerca di documentari o testimonianze sugli
argomenti più disparati, tra cui anche stregoneria e riti. La scena del
coniglio, per esempio, l’ho letta in un articolo e mi è talmente rimasta
impressa che ho voluto utilizzarla. Non mi sono ispirato a una storia in
particolare, ma se posso consigliare un film sulle streghe che mi ha molto
colpito è: ‘Le Streghe di Salem’ di Rob Zombie.
4)La prima stesura mi incuriosisce. L’hai proprio cancellata o c’è la
possibilità di leggerla un giorno, magari su qualche blog o in self?
Mmh, ce l’ho ancora. Chissà, forse potrò
utilizzarla in un futuro per una storia completamente nuova. Posso dirti che
solo due scene erano ambientate post Nora, la prima e l’ultima. Tutto il resto
del romanzo era ambientato nel 1975 e Adele era un personaggio di contorno. I
protagonisti erano Antonio e il Custode. La vicenda si incentrava su loro e su
una strega che era morta nel 1800. Però mancava di qualcosa, era come se la
vera storia doveva ancora maturare.
5)La vicenda Nora è conclusa o pensi di riservarci altre sorprese?
Nora avrà per sempre un posto speciale nel mio
cuore. Vorrei un giorno riprendere in mano la storia e continuare, in qualche
modo, da dove tutto termina in Stanza 218. Al momento sono però preso da altre
storie. Ho un romanzo in uscita nel 2021 e sono nel pieno della stesura di un
nuovo progetto. Ci vorrà del tempo, ma la cosa meravigliosa dei libri, e
dell’arte in generale, è che non hanno una data di scadenza.
6)Chi non ha letto Nora può leggere Stanza 218?
Sì, la vicenda di Nora non è importante per
comprendere la storia raccontata in Stanza 218. Ovviamente ci si troverà
davanti a qualche spoiler, ma sono due storie che possono essere lette in
maniera indipendente.
7)Progetti futuri?
Tante storie che mi frullano nella testa e che
spero di poter scrivere presto! Sì, ci sono diversi progetti all’orizzonte e
non vedo l’ora di vederli realizzati in carta e inchiostro. Anche questo è uno
dei motivi per i quali non vedo l’ora finisca questo 2020 ;)
Grazie di
essere stato con noi, alla prossima!
Grazie a
te!
Consiglio
Stanza 218 a chi ha lo stomaco mooolto forte. Horror duro e puro, ragazzi!