martedì 2 luglio 2019




RECENSIONE: QUANDO BETTA FILAVA di ALESSIO DEL DEBBIO






Genere: antologia di racconti, fantasy, miti e leggende, storico, distopico, horror, folklore
Editore: Nps edizioni
Pagine: 212
Data di uscita: maggio 2019
Prezzo ebooK: € 2,99
               Cartaceo: € 14
Link: Amazon
            www.npsedizioni.it 


Il nuovo libro di Alessio Del Debbio riprende i miti e le leggende toscane che abbiamo trovato ne L’ora del diavolo (qui la recensione) , spaziando stavolta in tutta la regione e diversificando i generi, mantenendo però centrale il folklore locale.
Questo recita la sinossi official:

Molto tempo fa, il mondo era pieno di meraviglie: folletti che burlavano i paesani, donne depositarie dei segreti delle erbe, cavalieri erranti in cerca di gloria e diavoli tentatori. Non era raro, per gli incauti viandanti, imbattersi in chimere e serpenti volastri, strigi e mannari. Ma solo chi aveva occhi attenti, e mente aperta, poteva ammirare i tesori nascosti negli anfratti delle Alpi Apuane e in Maremma, immergersi negli abissi del mare e camminare per l’antica Tirrenide.

Nelle pagine di questo libro rivivono storie e leggende dimenticate, creature fantastiche che popolavano la Toscana e, chissà, magari la popolano tutt’oggi, sfuggendo allo sguardo distratto dell’uomo moderno.

Quando Betta filava” contiene quindici racconti fantastici ispirati a leggende del folclore toscano, che offrono uno spaccato dell’immaginario della regione.

“Quando Betta filava” contiene i racconti: Il diavolo vede lungi, La lupa di sangue, La vera storia di Burlaman, Il tesoro nel castello, La rificolona, Il labirinto del re, L’ultimo cavaliere, La camera rossa, Il tempio del destino, Anime nella bufera, Sulle tracce della Tirrenide, L’ombra della sera, L’amore di Lencio Meo, Oltre gli stretti; L’ultima Kinzica.

Ritroviamo quindi tutte le creature fantastiche che popolano il folclore della regione dell’autore, più altre mai citate finora.
Essendo le storie di Alessio Del Debbio facenti parte di un unico universo, troviamo anche personaggi che appaiono in altra forma, o anche no, nelle sue altre opere.


  • Già dal primo racconto, Il diavolo vede lungi, i protagonisti sono Jonathan e Leonardo, personaggi di Anime contro (recensione qui) riproposti in questo contesto lucchese urban fantasy , in cui sono cacciatori di diavoli; viene citata anche la Lucida Mansi di cui abbiamo letto in un racconto de L’ora del diavolo.
L’azione si svolge tutta intorno alla Torre Guinigi e ai suoi lecci e alla Cattedrale di San Martino; rilevanti sono i riferimenti ai personaggi storici, Paolo Guinigi e la seconda moglie. Nella loro caccia i due vengono attaccati prima dalle strigi, e poi… non spoileriamo! Un bel racconto, denso di storia e belle descrizioni. Mi è venuta voglia di visitare i luoghi citati.

  • La lupa di sangue è uno dei miei racconti preferiti. La protagonista è una giovanissima donna, Laide, innamorata di un uomo misterioso , amore contrastato dai genitori che la cacciano quando resta incinta… Racconto emozionante col suo finale macabro, ma che ci sta tutto. Compaiono anche i Figli di Cardea, villains della saga Ulfhednar War (le recensioni del primo volume  e del secondo). W l’amour in tutte le sue forme!

  • La vera storia di Burlaman è un racconto molto originale, una sorta di post apocalittico ambientato a Viareggio in cui il supereroe locale è proprio l’incontrario di come tutti si aspetterebbero un supereroe! Divertente.

  • Il tesoro del castello è un racconto ricchissimo di folclore locale: ci sono le montagne piene di leggende, c’è il caprone nero, c’è la gallina dai pulcini d’oro e c’è Sandorino, già nominato ne L’ora del diavolo, così come Giosalpino. La morale di questa avventura sta tutta nell’amore per la natura : il ragazzo la rispetta e da essa viene ricompensato e aiutato nel momento del bisogno. Anche per l’autore la Natura è molto importante, essendo presente non solo come sfondo ma come agente vero e proprio, tramite le sue creature, in quasi tutti i suoi romanzi e racconti. Per me, gran voglia di passeggiare per i boschi toscani e dopo scofanarmi di tordelli…

  • La protagonista de La rificolona è l’erborista Calotta, che come tutti gli anni a settembre va a Firenze alla fiera della Nunziata insieme a contadini provenienti da altre zone della regione. Qui viene derisa da un gruppo di bulli fiorentini (i bulli ci sono sempre stati, in ogni epoca, purtroppo…), umiliata e ferita, ma, ricordando le parole della madre, non china la testa e mormora parole arcane, trasformando in qualcos’altro la sua lanterna a forma di gatto… Anche in questo racconto , che mi è piaciuto moltissimo, emergono la saggezza popolare, il rapporto con la natura e quello tra madre e figlia; c’è pure qui il tema della diversità e quello delle nuove religioni  che soffocano gli antichi rituali pagani.

  • Il labirinto del re è un racconto… etrusco: due giovani, Ciacco e Tosco, sono in cerca di qualcosa nel sottosuolo di Chiusi. Ci sono richiami storici, si citano personaggi e luoghi dell’antichità, si nota insomma lo studio alle spalle. Finale a sorpresa.

  • Ne L’ultimo cavaliere il protagonista è Aloisio, personaggio che già conosciamo per averlo letto in Ulfhednar War, ma qui siamo  molti secoli prima; può quindi trattarsi di un prequel che riguarda il personaggio. Aloisio incontra il prode Galvano, proprio quello della Tavola rotonda di Arturiana memoria, e va con lui in giro a salvare la gente dai malvagi, tra cui anche i Figli di Cardea (v. sopra). Una bella rivisitazione della leggenda di San Galgano, in un posto in cui vorrei andare da un sacco di tempo. Racconto lungo e molto bello.

  • La camera rossa è un racconto breve un po’ horror e fantasmatico: Lapo e Duccio fanno la guardia a un antico maniero, e si metteranno ovviamente nei guai. Anche qui ci sono leggende e personaggi locali.

  • Il tempio del destino è un altro dei miei racconti preferiti. Adele è una giovane donna rimasta incinta di un nobile, che in preda alla disperazione si affaccia al  pozzo dell’occhiomalo. Una voce la salva: è quella della defunta nonna, che le appare davanti viva e vegeta. Insieme a lei compierà un percorso che la cambierà nel profondo e prenderà una decisione definitiva. Molto bello, a tratti struggente. Anche in questo racconto sono presenti la Natura, la magia, il rapporto nonna/nipote, il Fato, magiche creature, antiche leggende locali e un po’ di storia.

  • Anime nella bufera è un racconto che compare anche in Bestie d’Italia vol 1, vi rimando  al post dedicato per la recensione!

  • Sulle tracce della Tirrenide è il secondo racconto etrusco della raccolta: siamo a Cosa, vicino Ansedonia, e una coppia di giovani, Martin ed Elena, cercano la strada per l’antica Tirrenide, una sorta di Atlantide del Tirreno. Cosa troveranno?... Ovviamente un racconto archeologico-etrusco  non può che appassionarmi!

  • L’ombra della sera  è un racconto molto originale, un po’ onirico, in cui Vanni si aggira in una Volterra in preda alla distruzione a causa di forze oscure scatenate dalla divinità  di nome Aradia. Finale a sorpresa, proprio un racconto interessante.

  • L’amore di Lencio Meo è una bellissima storia-leggenda che tratta di un amore contrastato e di un patto col diavolo, tra i monti e i prati delle basse Apuane. Anche questo un racconto  molto emozionante, uno dei miei preferiti.

  • Oltre gli stretti  parla di una sorta di maledizione che ha reso il protagonista immortale; in prima persona ci parla di come ha girato il mondo, conosciuto e amato persone che poi sono morte lasciandolo solo. Un racconto struggente e malinconico.

  • L’ultima Kinzica è un racconto diverso da tutti gli altri: si tratta di un post-apocalittico (siamo nel 3153 a Pisa) in cui i protagonisti, Marco , Paolo e Remo cercano qualcosa nella cosiddetta “città dei Barattoli”, o meglio nel suo sottosuolo. Avvincente, ricco di azione, un po’ di horror e colpi di scena.

Direi che Quando Betta filava è un’antologia molto ricca, mostra l’amore dell’autore per la sua terra e la conoscenza che ha di essa, storica, geografica e folcloristica. 
Natura , legami parentali e d’amicizia, passato e presente sono il fulcro di tutti i racconti, in contesti storici differenti e sempre molto accurati. I personaggi sono vividi e ci si immedesima facilmente con loro, partecipando delle loro peripezie.
Circa  l’edizione, è molto accurata; carina  la cover di Marco Pennacchietti, con una donna che sostiene un filo che congiunge lupi, cavalieri e altri personaggi, come se facessero parte di un'unica vicenda.
Consiglio senz’altro antologia a tutti coloro che amano il fantastico , specie se italico.
Vi ripropongo l’intervista che ho da poco effettuato ad Alessio Del Debbio nel blogtour per il lancio del libro stesso:

1)     Ciao Alessio e bentornato su IUF. Innanzitutto toglimi una curiosità: perchè “Betta” e non “Berta”, poiché il detto dice “quando Berta  filava”?


Grazie per l’ospitalità. È sempre bello navigare in “Infiniti universi fantastici”.

Dunque, l’antologia si chiama “Quando Betta filava” perché, per quanto in italiano si dica Berta, in Toscana, e in particolar modo nella zona della Lucchesia, si dice Betta. Essendo io originario di queste zone, e dato l’argomento dei racconti, che recuperano storie del folclore e delle tradizioni popolari locali, mi piaceva dare, fin dal titolo, la giusta atmosfera, accogliendo il lettore anche con lo stile adeguato.


2)   Questa antologia può considerarsi il seguito ideale de “L’ora del diavolo”?


Volendo, si può vedere in questo modo. Si tratta sempre di racconti fantastici, sempre ispirati al folclore e alle tradizioni locali, ma se “L’ora del diavolo” verteva più sulla zona Versilia, Lucca e Alpi Apuane, con “Quando Betta filava” ampliamo al resto della Toscana, ritrovandoci a vagare per la campagna senese e aretina, per la Maremma o le isole dell’arcipelago toscano, con giganti, chimere, lupi e altre creature fantatiche.


3)   Nei tuoi romanzi e racconti troviamo molto spesso dei camei di personaggi dell’uno o dell’altro romanzo, e anche qui ci sono rimandi e citazioni. Chi troviamo, e perché questa scelta?


Certo. I camei non mancano mai. Mi diverto troppo a recuperare ambientazioni o personaggi, citandoli in nuove storie, magari anche fuori dal loro mondo. In “Quando Betta filava” compaiono Jonathan e Leonardo, protagonisti dei miei romanzi per ragazzi (come “Anime contro), qua in veste di cacciatori di creature sovrannaturali, nel racconto d’apertura dell’antologia: “Il diavolo vede lungi”, ambientato a Lucca. Poi vengono citate la Busdraga, Lucida Mansi, la Guerra del Fatonero. In qualche modo i racconti si considerano tutti avvenuti, sia pur essendo storie autonome e indipendenti, tutti appartenenti allo stesso universo narrativo.


4)   Tra i vari racconti ce n’è uno un po’ atipico, quello del Burlaman. Ma chi è?


Burlaman è il supereroe viareggino, ispirato in parte a Superman, in parte a Burlamacco, la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio. Il suo costume infatti è a righe bianche e rosse, i colori di Burlamacco, ma anziché essere aitante come Superman è un ometto di mezza età, un po’ tracagnotto, goloso e mangione, che preferisce stendere i supereroi a colpi di coriandoli (esplosivi) e rutti al cipollotto che non faticare troppo! I suoi superpoteri, però, risiedono nell’amore per la sua città e nel tentativo di difenderne gli abitanti dalle forze del male.


5)   Ne “L’ora del Diavolo”  i personaggi femminili sono quasi tutti abbastanza negativi, in “Quando Betta filava” invece  sono meglio definiti , più approfonditi e sfaccettati. È una mia impressione o dopo l’uscita de “La guerra dei Lupi” hai curato di più i personaggi femminili?


Mah, non saprei dire. La mia simpatia va sempre ai protagonisti maschili, ma sicuramente anche i personaggi femminili rivestono la loro importanza nelle storie. In “Quando Betta filava” abbiamo, ad esempio, Carlotta, una potente strega (forse un’officiante) vissuta nella Firenze del Diciassettesimo Secolo; la povera Laide, messa in fuga dalla madre, che le ha augurato “ti prendessero i lupi”, e Kinzica de’Sismondi, una grande eroina pisana, detta “la Salvatrice”. Alla fine, credo, maschi o femmine, l’importante è creare personaggi ben costruiti, ben delineati e inseriti nel giusto contesto.



6)   Perché è importante il folclore italiano?


Per non dimenticare la nostra storia, le nostre radici, le nostre tradizioni. Perché la Cultura è anche questa, non solo ciò che si insegna nei libri di scuola, è importante anche la piccola storia, quella della gente comune, che la sera si ritrovava a veglia, attorno al fuoco, e tirava fuori le loro ansie, le loro paure, esorcizzandole in stilemi del folclore popolare.

Per avere anche un approccio diverso al fantastico, che non sia il solito fantasy clone di Tolkien. Infine, per offrire alle generazioni che verranno qualcosa in cui credere, qualcosa su cui riflettere e che magari li distolga dallo schermo di un pc e che ricordi loro che al mondo c’è altro. Qualcosa di più magico e misterioso. Basta solo saperlo cercare.


7)    La Toscana è veramente una terra ricca di folclore, e come abbiamo visto nell’antologia “Bestie d’Italia” anche le altre regioni. Pensi di scrivere prima o poi una tua antologia personale sul folclore italiano e non solo della Toscana?


Perché no, in futuro non sarebbe male. O anche realizzare un’antologia di racconti per ciascuna regione! ^^

Al momento comunque non è nei miei progetti. A livello di antologie, le prossime uscite riguarderanno storia, leggende e mitologia germanica, dell’area tedesca, e storie di uomini e lupi.


8)   Progetti futuri?


A fine anno ci sarà una bella sorpresa, per gli amanti di “Berserkr”, ma non posso ancora anticipare niente o la boss della Dark Zone mi uccide! ^^

È in fase di scrittura il terzo e conclusivo capitolo di “Ulfhednar War” (di cui vi do un indizio: il titolo è composto da quattro parole, come negli altri due libri!) e un nuovo progetto sulle leggende lucchesi, in collaborazione con la band “Joe Natta e le leggende lucchesi”, che vedrà la nascita quest’estate.


Grazie per l’ospitalità!


Grazie a te per aver risposto a tutte queste domande!


Per concludere, un estratto del libro e una breve bio dell’autore.

Se non li avete già lette, correte a recuperare le precedenti tappe del blogtour! 😉

Estratto:

Col tempo, Jonathan aveva imparato che il diavolo esisteva davvero, in forme orribili e diverse, come esistevano torme di disperati pronti a evocarlo e a chiederne i favori. Aveva cacciato ed era stato cacciato, aveva visto gli orrori celati negli abissi del mare e nei boschi delle Alpi Apuane, creature dimenticate che attendevano nell’ombra il soffio del vento del riscatto.


Biografia:  




Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste e in antologie, cartacee e digitali. I suoi ultimi libri sono la saga fantasy contemporanea Ulfhednar War, composta da “La guerra dei lupi” e “I Figli di Cardea” (Edizioni Il Ciliegio, 2017), l’urban fantasy “Berserkr” (DZ Edizioni, 2017) e l’antologia “L’ora del diavolo” (NPS Edizioni, 2018).

Cura il blog “i mondi fantastici”, che sostiene la letteratura fantastica italiana. Presiede l’associazione culturale “Nati per scrivere”, che organizza eventi e incontri letterari con scrittori locali. Tiene laboratori e workshop di scrittura e lettura creativa e editoria, in giro per l’Italia.


Contatti:


Blog “I mondi fantastici”: www.imondifantastici.blogspot.it

Pagina Facebook “I mondi fantastici – Alessio Del Debbio”: https://www.facebook.com/alessio.deldebbio















venerdì 28 giugno 2019



RECENSIONE serie tv animata:
 LOVE, DEATH & ROBOTS










Genere: serie tv antologica d’animazione, fantascienza, horror, azione, commedia, avventura, fantasy
Produzione: Usa (Netflix)
Stagioni: 1 (rinnovata)
Puntate: 18, di varia durata
Canale di trasmissione in Italia: Netflix


Cari videodipendenti, mi sono sparata questa serie tv d’animazione in soli due pomeriggi: quando si inizia a vederla non si vuole più smettere, complice il fatto che si tratta di una serie antologica e ogni episodio è molto diverso dall’altro, sia come stile grafico che come genere e contenuti: la curiosità di scoprire cosa succede, di che parla l’episodio successivo è veramente irresistibile.
Inoltre, ogni puntata ha una durata variabile che va da un minimo di 5 minuti a un massimo di 18.

Il primo episodio, Il vantaggio di Sonnie, è quello che mi è piaciuto di meno: in un contesto distopico si tengono incontri clandestini in cui il pilota è collegato mentalmente con le bestie che si affrontano nell’arena, ma un allibratore chiede a Sonnie di perdere un incontro appositamente… Iperviolento, troppo spazio ai combattimenti e anche il character design non mi ha entusiasmato.

Il secondo, Tre robot, è un post apocalittico ironico e molto divertente, in cui tre robottini esplorano, con una guida turistica, una città umana in cui gli umani si sono estinti. Incontrano un gatto e ne rimangono terrorizzati… Davvero divertente in modo intelligente.


La testimone è un episodio un po’ strano: una spogliarellista ha dei flashback in cui assiste a un omicidio, ma si rende conto che proprio quell’uomo la sta fissando dalla finestra di fronte, così inizia a fuggire, inseguita dal tipo. Episodio non male, ambientazione un po’ erotica, colpo di scena finale.

Tute meccanizzate mi è piaciuto molto: lo stile grafico non è 3D come la maggior parte degli episodi precedenti, ma richiama l’animazione classica, anche se gli effetti sono più futuristici. In una specie di Midwest americano delimitato da un controllato perimetro, alcuni agricoltori combattono dentro dei robot contro terribili creature provenienti dall’esterno. Colpo di scena finale anche qui.

Il succhia-anime è un episodio chiaramente ispirato a Dracula: alcuni archeologi si imbattono in un mostro assassino in una grotta. Niente di che.

Il dominio dello yogurt è un altro episodio umoristico, in cui i Lactobacilli dello yogurt diventano intelligenti e.. cosa combineranno? Davvero carino. ironico e divertente.


Oltre Aquila ha un’animazione CGD talmente avanzata che i personaggi sembrano attori in carne e ossa. Un’astronave nello spazio sbaglia rotta e quando i membri si risvegliano si trovano lontani anni luce dalla loro destinazione, in una stazione di riparazione. Il capitano Thom incontra la sua vecchia fiamma Greta… ma le cose non sono quello che sembrano. Bello e dl finale inquietante.

Buona caccia è uno dei miei preferiti, con animazione classica e di ambientazione e genere particolare, potrei definirlo un fantasy steampunk. Siamo in Cina, all’epoca del dominio degli inglesi. Un uomo col figlio danno la caccia a una Kitsune; la figlia della donna volpe si salva grazie al figlio del cacciatore, ma la sua vita rimane segnata dal fatto. Il ragazzo, divenuto meccanico, la aiuterà a vendicarsi dei soprusi subiti. Davvero molto bello e originale.


La discarica è un horror divertente, in cui un vecchio cerca di difendere la discarica in cui vive dal governo che la vuole espropriare… ma l’incaricato non s cosa si nasconde in quei puzzolenti resti! Molto irriverente.

Mutaforma è un altro racconto che ho apprezzato: è ambientato in Afghanistan, protagonisti sono due soldati chiamati con disprezzo dagli altri marines "dog soldiers": sono infatti dei lupi mannari che utilizzano i loro poteri per combattere i terroristi. Un racconto sull’accettazione e la diversità, anche poetico nel finale.

Dare una mano è un episodio breve e un po’ claustrofobico: una astronauta si trova all’esterno della navetta ma perde il contatto connessa e dovrà fare una cosa terribile se vuole avere una possibilità di salvarsi. Niente di che.

Ne La notte dei pesci a due venditori in mezzo al deserto si rompe la macchina e restano ad attendere aiuti;uno dei due spiega all’altro che in quel luogo un tempo c’erano gli oceani. Quando si addormentano, sognano di trovarsi in mezzo a pesci preistorici che fluttuano nell’aria. Onirico, con finale un po’ horror. Mi è piaciuto.

Lucky 13 è un altro episodio in CGD che pare interpretato da attori in carne e ossa. A una pilota viene assegnato un mezzo che porta sfiga, ma lei lo restaura e ne fa il fiore all’occhiello della flotta, e si affeziona tanto da “umanizzare” il velivolo… che risponde all’affetto provato dalla donna con un’azione spiazzante. Buon episodio.




Zima Blue ha un design molto particolare, non segue le anatomie classiche, è simile ai cartoni molto vecchi. L’episodio è molto bello, parla di un misterioso pittore di successo e della sua storia.

Punto cieco è un racconto robotico, molta azione, carino. Quattro robot devono effettuare una rapina ma vengono bloccati da un robot a protezione del blindato.

L’era glaciale è recitato da attori in carne e ossa, la parte animata è quella in cui nel loro frigo nasce e si sviluppa una civiltà in miniatura. Carino.

Alternative storiche ha un carachter design che non rientra nei miei gusti, e non mi è piaciuta nemmeno la storia. L’idea è carina: un demo di un software presenta alcune alternative storiche basate su Hitler, ma è troppo demenziale.

Guerra segreta è ambientato in Russia durante la II guerra mondiale (quindi diciamo in URSS): alcuni sciamani evocano dei demoni per vincere contro i nemici, ma le cose ovviamente non vanno come desiderato. Racconto horror interessante.

Ho notato che i diversi stili utilizzati per narrare le storie, oltre a dare verve alla serie, sono perfettamente in sintonia con ciò che viene narrato, Le idee sono tutte (o quai) buone, i personaggi interessanti, le ambientazioni originali. I racconti hanno tutti un significato che va oltre la mera avventura narrata, come tutte le storie fantastiche di spessore.
Per le scene violente e in qualche caso erotiche, non è consigliato ai bambini, è per un pubblico maturo.

Da non perdere! La seconda stagione è stata già annunciata, non vedo l’ora di scoprire cosa si sono inventati…





martedì 25 giugno 2019




RECENSIONE:   BIANCANEVE   ZOMBIE 
di ELENA   MANDOLINI






 Genere: horror, fantasy, avventura
Editore: Dario Abate
Pagine: 274
Data di uscita: agosto 2016
Prezzo cartaceo: € 14
                    ebook:  € 2,99
Link: Amazon  


Cari zombie, se cercate qualcosa di veramente originale che sia allo stesso tempo avvincente e con più di un significato sotteso, questo è il libro che fa per voi!
Già titolo e cover sono un programma: chi mai si sarebbe sognato di unire due opposti così opposti, Biancaneve , la dolce principessa delle favole, e gli Zombie, putride creature non-morte?  Elena Mandolini l’ha fatto.
Ed è perfettamente riuscita nel suo intento.
Biancaneve si risveglia nel bosco, ma non è più sé stessa. Preda di una fame incontrollata e della parziale perdita di memoria, compie un gesto che nessuno si aspetterebbe mai… la maledizione di Grimilde è andata davvero oltre.
Diventata un essere infimo, e viene aiutata dai fedelissimi nani a ritrovarsi. Ma non tornerà quella di prima: sarà una versione migliore, più forte, più donna di quello che era. Decide dunque di vendicasi di chi l’ha ridotta così, ovvero Grimilde,  che spadroneggia nel regno di Aroha, e per far ciò  conoscerà altre persone, farà altri incontri (anche un po’ hot!), cercherà il lascito di sua madre.
Il vero colpo di scena è senz’altro all’inizio, così come la parte che mi ha colpito di più, quella iniziale.
 Biancaneve, nel suo cercare di ritrovare sé stessa, simboleggia l’essere umano spogliato da tutte le sue sovrastrutture e ridotto a una forma basic, animalesca, in cui l’unico istinto è quello di nutrirsi. Però, rispetto agli zombie che abbiamo conosciuto al cinema e in televisione, è cosciente, consapevole, vuole reagire allo stato di brutalità in cui  finita nonostante le sofferenze, il dolore, le ricadute (perché non è facile resistere alla fame…) e tornare non com’era, ma migliore, più consapevole, meno ingenua.
Oltre alla protagonista, Elena Mandolini ha tratteggiato bene anche i nani, dando loro una dignità che nelle favole non avevano più che tanto, figure sempre attaccate alla loro principessa e che l’aiutano e la proteggono anche nei momenti più difficili.
 Molto bello il rapporto che emerge tra lei e la madre defunta, fatto di ricordi che le danno forza , un legame che va oltre la morte e diventa anche concreto col ritrovamento di un oggetto fondamentale per la storia che era appartenuto alla regina Whitepearl, madre della protagonista.
Per non spoilerare, non aggiungo nulla sui nuovi personaggi, quelli che non compaiono in nessuna versione della favola.
La seconda parte della storia si fa più avventurosa, molto fantasy e un po’ romance, gli avvenimenti si susseguono senza sosta e il ritmo resta elevato.
Lo stile è scorrevole, ben equilibrato tra le parti descrittive e quelle d’azione.
Per chi storce il naso, ricordo che la favola di Biancaneve è una storia gotica, non il personaggio edulcorato della Disney, e comunque il cartone non lesina in scene horror (la trasformazione di Grimilde è paurosissima!); ci sono diverse opere che colgono questo lato della storia, come il film Biancaneve nella foresta nera, oppure il suo essere diventata una donna forte che combatte vestita coi pantaloni, come nella serie tv C’era una volta, in cui però non c’è minimamente l’horror essendo una serie della ABC, quindi per famiglie. Dal romanzo emerge anche lo studio di Elena sulle varie versioni della favola.
Mi hanno anche colpito i nomi propri utilizzati dall’autrice: hanno varie origini, alcuni fiabeschi, altri fantasy , altri greco-romani, altri inglesi, ma soprattutto particolare è il nome del villaggio, Aroha, che in Maori significa amore. Tale era il villaggio prima dell’avvento di Grimilde, in fondo!
Circa l’edizione, la cover proposta dalla DAE è azzeccatissima e colpisce: nera con una cornice centrale in cui appare Biancaneve con tanto di vestitino blu e giallo in versione zombie.

Ora, qualche domanda a Elena Mandolini, già ospite di IUF  (qui la recensione di Il signore dei racconti).  


      Ciao Elena, bentornata su IUF. Sei d’accordo con questa             recensione? Vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie mille per il bentornato: è un piacere essere di nuovo qui come vostra ospite! Trovo che la recensione abbia colpito nel segno. Il fantasy e il gotico qui sono la cornice ideale per raccontare una storia di redenzione che si interseca a quella della vendetta più pura. È un percorso di formazione, nel quale Biancaneve cresce come donna, guerriera e strega bianca. Compie un percorso complesso, difficoltoso, caratterizzato dall'accettazione del proprio io e del cambiamento che avviene dentro se stessa. Un percorso che compie ognuno di noi nella propria vita.

Come ti sei documentata per questo romanzo?

Mi sono riavvicinata alla fiaba originale tedesca, quella a cui i Grimm si ispirarono per la loro raccolta di favole e che prende ispirazione dal folclore popolare. Una storia, come già accennato nella recensione, completamente diversa dalla versione Disney e che recava in sé un forte messaggio ammonitore: non fidarsi degli sconosciuti. Una versione antica del nostro motto "mai accettare caramelle da uno sconosciuto". Con Biancaneve Zombie ho cercato di far riemergere l'aspetto più gotico, più dark che ogni favola della buonanotte possiede e che, in passato, è stato spesso messo da parte.

Possiamo dire che questo romanzo, specie la parte iniziale, è un incoraggiamento a chi si sente in uno stato infimo?

Assolutamente sì. Tutti noi cadiamo, tutti noi dobbiamo rialzarci. Il primo passo è guardarsi allo specchio e comprendere il punto in cui siamo; gesto compiuto da Biancaneve stessa. Solo comprendendo dove ci troviamo, la salita sarà possibile. Solo capendo gli errori e le nostre debolezze, potremmo porre rimedio e migliorare.
E non solo. Come già detto in precedenza, Biancaneve Zombie non è solo un percorso di redenzione, ma anche di crescita e di accettazione del sé.

           Quanto di te c’è in questa Biancaneve?

Credo di averle donato le mie insicurezze di adolescente. Biancaneve è una giovane donna, che si affaccia all'età adulta. Deve affrontare sfide che le sembrano insormontabili e vede il proprio corpo cambiare e diventare quello di una donna. L'adolescenza è un tumulto di emozioni più disparate ed è una fase importante nella vita di ognuno di noi. Ho cercato di raccontare questi momenti attraverso lei.

Molto particolari i nanetti che hai pennellato. Ce ne parli?

Non volevo fossero delle semplici macchiette. Desideravo fossero personaggi forti, con caratteri ben definiti. Ho cercato di renderli uomini, con pulsioni, desideri e debolezze; ognuno con delle peculiarità differenti. Non a caso, ciascuno di loro ha una finalità specifica che viene svelata nel corso del romanzo e anche attraverso i loro nomi originali (e qui mi fermo oltre per non fare spoiler). È stato molto difficoltoso dover gestire sette personaggi e cercare di dar loro, in molte scene, una funzione e una mansione ben delineata.

 Come hai scelto i nomi dei personaggi? E quello del villaggio, Aroha?

Non posso che fare i complimenti! È stato colto un aspetto fondamentale nella recensione. Cerco sempre di affidarmi alle lingue straniere oppure all'esperanto per i nomi dei personaggi o di luoghi importanti. Credo fermamente che ogni aspetto di un romanzo, o di un racconto, debba avere un significato e un perché specifico. E i nomi sono una parte fondamentale; sono un'essenza, una forza che viene donata ai personaggi creati. Spesso, in fase di prima stesura, sono nomi generici; poi, a fine scrittura, comprendendo meglio il percorso dei personaggi e la funzione dei luoghi, ne cambio i nomi in modo che possano rappresentare perfettamente chi li indossa.

Progetti futuri?

Tanti progetti a cui tengo molto e a cui sto dedicando tempo ed energie necessarie affinché riescano al meglio. In queste settimane è cominciata la fase di editing del prossimo romanzo in uscita per la Dark Zone. Una fase molto emozionante! Attualmente sto lavorando a due romanzi: un post apocalittico e un gothic horror. Prossimamente tornerò a scrivere un racconto per il terzo volume del delizioso progetto Bestie d'Italia, edito dalla Nps Edizioni. Mai fermarsi, in primis se si vuole scrivere. Bisogna sempre dedicarsi alla scrittura, che è una amica decisamente esigente.

Grazie per essere stata con noi e alla prossima!





domenica 23 giugno 2019




CINE RECENSIONE: DARK PHOENIX












 Genere: fantascienza, azione, supereroi, fantastico
Regia:Simon Kindberg
Produzione: Marvel Usa
Data di uscita in Italia: 6 -6- 2019
Durata: 120’
Cast: Sophie Turner, James McAvoy, Michel Fassbender, Jennifer Lawrence, Evan Peters, Jessica Chastain



Il primo film che mi è piaciuto dell’intera X-produzione cinematografica Marvel è proprio quello che ha suscitato più critiche è polemiche da parte di tutti. 
Diciamo subito che non è un capolavoro della cinematografia , ma sconta molto il fatto di essere uscito dopo gli ultimi due film sugli Avengers , quelli sì memorabili (recensioni qui Infinity e qui Endgame) e soprattutto di essere al di fuori del MCU, cosicché ha avuto una programmazione ramdom, con sceneggiature contraddittorie e poco comprensibili e slacciato dalle altre saghe.
Beh, cari amici, tutto questo finirà presto, perchè l’annosa vicenda dei diritti in mano alla Sony è terminata e gli X-Men torneranno alla Marvel Disney. Come? Alla fine dell’articolo esprimerò la mia idea.

Non era facile riassumere una saga lunga e articolata come quella della Fenice, iniziata a fine anni 70 nelle uscite fumettistiche Usa e terminata molto tempo dopo; anzi, in realtà non è mai veramente terminata, perché l’essere galattico è ricicciato decine di volte, tra cui una molto recente (qui la recensione), tra riscritture, contraddizioni (già, anche nei fumetti) e riproposizioni. 



La saga originale, creata da Byrne e Claremont, prende il via in modo simile a quella cinematografica: Jean, per salvare i compagni dopo una missione nello spazio, cerca di tenere insieme un razzo che precipita sulla terra, e qui incontra la Fenice. Verrà poi spiegato alla fine della saga che quella suicidatasi sulla luna (così Jean/Fenice termina l sua vita nei fumetti) non era la vera Jean, rimasta abbozzolata nel fiume Hudson, ma una sua copia creata proprio dalla creatura semidivina. Questo verrà in seguito non più tenuto in considerazione, ma lasciamo perdere.


Nella saga originale poi compariva anche il Club Infernale e gli alieni Shi ar, con la regina Lilandra (la fidanzata aliena di Xavier) e Wolverine, nel film assente, aveva un discreto ruolo (triangolo amoroso Jean-Scott-Logan). Beh, ovviamente per narrare tutto ciò ci sarebbe stato bisogno di più film… che potevano benissimo essere fatti, ma evidentemente non c’era la volontà.



Il film, che si svolge nel 1992 (ma non ce e accorgiamo) si concentra sui sentimenti di Jean Grey e quelli dei principali X-tipi, protagonisti della vicenda: Xavier e Magneto. Gli altri X-Men hanno avuto un ruolo minore, anche se importante a livello di combattimenti (spettacolare quello finale, ma anche gli altri sono notevoli). 

 Forse si poteva dar loro più spazio, ma in effetti sarebbe uscito dalla storyline principale, tutta incentrata su Jean. Sono comunque belle caratterizzazioni, sia a livello di effetti che come personaggi; come Tempesta hanno scelto un’attrice somigliante alla Halle Berry, ma non posso non notare come il doppiaggio italiano  del personaggio sia pessimo. Non ho controllato chi sia la doppiatrice, ma sembra davvero alle primissime armi… peccato.

Dopo che Jean viene impossessata dalla Fenice, la sua potenza e le sue barriere psichiche, inserite da Xavier quando era piccola, vengono infrante e lei scatena la sua potenza, uccidendo e devastando.
I mutanti, visti come amici dell’umanità, vengono quindi visti come molto pericolosi: il governo decide di portarli in strutture di contenzione (leggi campi di concentramento).
Jean si reca da Magneto, che ha creato una sua comunità di mutanti (gli X-fan ricorderanno la Genosha dei fumetti, ma quello era un posto fighissimo, a parte il  nome, e questa una sorta di baraccopoli) per trovare conforto: il confronto tra i due assassini è uno dei momenti più intensi del film.
Arrivano inoltre gli alieni D’Bari che vogliono impossessarsi della forza Fenice per ricreare il loro pianeta, distrutto dalla forza stessa in precedenza; il loro capo è interpretato dall'algida Chastain.


Questo pure è un richiamo alla saga fumettistica: Fenice Nera/Jean, nel pieno della sua crisi, distrugge l’intero sistema stellare dei D’Bari.



Quindi nel film troviamo travaglio interiore, dramma, azione, eroi che commettono errori ma vogliono redimersi,anche se la strada è faticosa, molte emozioni. Ottime le interpretazioni (sì, mi è piaciuta anche la Sophie Turner); tecnicamente poi non  si può dir nulla. 


Forse a livello di dialoghi si potevano inserire battute migliori.
Quindi, l’ho trovato coerente con lo spirito degli X-Men e con gli avvenimenti trattati nei fumetti, in linea di massima, e ben riuscito nella sua estrema sintesi.  
Almeno non è una psicopatica come nel film in cui Jean veniva interpretata da Famke Jassen!



Come continuerà la saga degli X- Men nel MCU? Avranno senso e spazio? Cambieranno gli attori (orrore)? 
Non si sa neppure cosa succederà agli Avengers in realtà; i prossimi film Marvel saranno l’estivo Spiderman Far from home e poi New Mutants : ovvero i giovani Nuovi mutanti. Sarà un horror teen, ma quanto ci sarà nel film di ciò che abbiamo visto sinora? Sarà un reboot o un seguito? Ma soprattutto, ci sarà?... il film era stato annunciato due anni fa, poi cassato, rivisto, scene rigirate, tuttora è previsto per il 2 ottobre (negli Usa) ma con asterisco, che vuol dire "forse". 




  La saga fumettosa dei Nuovi Mutanti è una delle mie più amate, e tuttora la mia supereroa preferita in assoluto all time è Magik, aka Illyana Rasputina, sorella di Colosso, spero quindi che abbiano procrastinato davvero per evitare una porcheria a livello degli ultimi Fantastic Four.




 Tra l'altro in questo film c'è pure Maisie Williams, tanto per completare l'opera di sfruttamento degli attori di GoT...interpreterebbe Wolfsbane, quindi sempre un ruolo lupesco!
Secondo me comunque i mutanti saranno rivisti continuando questo filone teen.






Anche perché....




SPOILER!





… in una delle scene finali del film, tra i vari studenti della Scuola per Giovani dotati, se ne nota uno ben noto ai Marvel fan, dalla capigliatura mezza rasata con ciuffo rosa… Quentin Quire! Un personaggio che ci azzecca anche con la Fenice, creatura praticamente immortale. La direzione quindi sarà questa, secondo me.






FINE SPOILER!

Un paio di note: non c’è ovviamente Stan Lee nel film, e questo mi addolora molto: è il primo film Marvel senza di lui.
Poi, non restate fino a dopo i titoli perché la scena finalissima non c’è.

Attendiamo fiduciosi i prossimi Marvel- annunci  per capirne di più!